Non un ammortizzatore unico, ma universale. Il ruolo da valorizzare dei fondi di solidarietà

Daniel Zanda


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Bollettino ADAPT 6 aprile 2021, n. 13

 

In questo momento dove continuano a incidere sul lavoro gli effetti negativi della pandemia, si discute molto delle misure economiche legate a questa fase eccezionale, ma anche a come ripensare in nostro sistema di politiche attive e passive in termini strutturali.

 

Sicuramente uno degli ambiti che intreccia azioni straordinarie e riforme di sistema, riguarda il tema del blocco dei licenziamenti (per giustificato motivo oggettivo e le procedure collettive) ed il suo legame con la definizione di un nuovo sistema di ammortizzatori sociali che copra ampiamente tutto il panorama occupazionale e la messa a regime di un sistema funzionale, premiale, inclusivo di politiche attive del lavoro. Dare il via allo “sblocco” dei licenziamenti senza la conseguente definizione di un rinnovato sistema di politiche passive e attive sarebbe una scelta irresponsabile, se non altro perché arrivati a questo punto, non si capirebbe il senso di aver portato e incrementato per 16/19 mesi il problema della ricollocazione di questi lavoratori, avendo inoltre contribuito a ingessare ulteriormente un mercato del lavoro già poco dinamico, per farlo poi esplodere senza nessun rinnovato strumento di sostegno e accompagnamento al lavoro.

 

Il problema della riforma degli ammortizzatori sociali riveste un ruolo centrale in questa discussione. La priorità, vista l’esperienza condotta in questo anno di crisi, la possiamo sintetizzare così: non serve un ammortizzatore unico, ma servono degli ammortizzatori universali, ovvero che coprano tutte le categorie occupazionali. Non serve, anzi potrebbe proprio essere contro producente, istituire un unico ammortizzatore che eroghi il medesimo sostegno al reddito per tutti i lavoratori, perché la popolazione lavorativa è molto diversificata sia per condizioni oggettive che soggettive.

 

Può invece essere più rispondente alla realtà l’ipotesi che attraverso strumenti diversi (non solo la gestione diretta dello Stato) e valorizzando il ruolo sussidiario dei fondi di solidarietà costituiti dalle parti sociali, si possa costruire una rete di soggetti che, tutelando e preservando alcune differenze, garantiscano l’erogazione di un ammortizzatore sociale universale.

 

In tal senso è molto esemplificativa la gestione della crisi Covid19 messa in atto dal fondo di solidarietà della somministrazione, che si è caratterizzato per due importanti aspetti. Da una parta ha garantito a tutti i lavoratori somministrati, attraverso un’anticipazione straordinaria alle agenzie per il lavoro, il pagamento puntuale alle normali scadenze di paga della cassa integrazione. Possiamo quindi affermare che tutti i lavoratori del settore della somministrazione hanno percepito puntualmente l’assegno ordinario covid e la retribuzione, elemento assolutamente non scontato: in molti casi i somministrati sono stati trattati meglio dei dipendenti assunti direttamente dall’impresa utilizzatrice, dovendo ricevere questi ultimi il pagamento diretto dell’INPS che in alcuni casi si è fatto attendere anche con diverse settimane di ritardo. Il secondo aspetto riguarda la copertura da parte del fondo di solidarietà di platee che la normativa emergenziale nazionale aveva escluso. Solo alcuni esempi: i lavoratori somministrati assunti successivamente alla data entro la quale i lavoratori dovevano essere in forza per accedere agli ammortizzatori sociali, oppure nei casi in cui l’impresa utilizzatrice metteva i propri dipendenti in ferie, ma i somministrati avendo contratti brevi non disponevano di ore accantonate, oppure i somministrati in missione presso la Pubblica Amministrazione o presso le imprese utilizzatrici senza dipendenti. L’articolazione e la complessità della realtà richiede strumenti in grado di adeguare la normativa generale con le specificità settoriali, diversamente anche la costruzione di un ammortizzatore “unico” sulla carta si rivelerà, nella realtà, non inclusivo di tutte le particolarità di cui il nostro mercato del lavoro è composto.

 

Per questo la strada migliore è quella di costruire politicamente un ammortizzatore che abbia il carattere universale, cioè finalizzato a coprire tutto il mondo del lavoro, ma la cui attuazione e declinazione sia affidata anche ai fondi di solidarietà bilaterali o a tutte quelle realtà che verranno individuate o istituite dalle parti sociali tramite la contrattazione in una logica sussidiaria.

 

Daniel Zanda

Segretario Nazionale Felsa Cisl

 




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1 marzo 2021