Migranti. Il cardinale Montenegro: oggi non li vogliamo ma domani li cercheremo

Se è vero, come dicono le proiezioni, che nel 2050 ci saranno tra i 7 e i 10 milioni di italiani in meno, il nostro Stato come potrà reggere? Oggi li vogliamo allontanare, ma tra dieci anni saremo costretti a pagarli per farli venire».

Guarda in faccia la realtà, il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas Italiana, quando parla di migranti e accoglienza. «Preoccupato» dal brutto spettacolo offerto dal Parlamento durante la “discussione” sulla legge dello ius soli, Montenegro si affida alle statistiche per ricordare la necessità di intavolare una discussione pacata e responsabile su un tema da cui dipende direttamente il futuro del nostro Paese.

“Già oggi tante fabbriche si reggono sul lavoro dei migranti – ricorda –. Secondo i dati della Fondazione Moressa, 640mila pensioni di italiani sono già oggi pagate dai contributi versati dagli immigrati. Senza di loro avremmo 30mila classi scolastiche in meno e migliaia di insegnanti senza lavoro”.

“Si capisce allora come sia centrale e decisivo il dibattito sulla cittadinanza a oltre 800mila bambini e ragazzi nati in Italia ma che italiani non possono ancora considerarsi. «Sono bambini nati in questa terra – ribadisce il cardinale Montenegro – che sono cresciuti accanto ai nostri ragazzi e hanno studiato con loro e che forse non sanno più nemmeno la lingua natia dei loro genitori, perché da sempre parlano l’italiano. A costoro diciamo: tu non puoi. E se lo dovessero fare con i nostri italiani all’estero? Giustamente, ci ribelleremmo”…

 

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