Mercato del lavoro: stasi e segni di malessere

Mario Seminerio, phastidio.net


Nel secondo trimestre di quest’anno, secondo i dati delle comunicazioni obbligatorie, sono state registrate 2,45 milioni di attivazioni di contratti nel complesso a fronte di 2,19 milioni di cessazioni. La maggioranza delle cessazioni sono dovute al termine del contratto a tempo determinato (1,43 milioni). Nel trimestre, le attivazioni di contratti a tempo indeterminato sono state 392.043, il 29,4% in meno rispetto all’anno scorso (-163.099), per evidente effetto della riduzione dei sussidi all’assunzione a tempo indeterminato. I rapporti di lavoro a tempo indeterminato cessati nel trimestre sono stati 470.561, il 10% in meno rispetto allo stesso periodo del 2015.

Si conferma quindi quello che segnalavamo tempo addietro: una strana stasi, con attivazioni e cessazioni in calo, in generale e sul tempo indeterminato. Ma c’è un altro dato, tra le comunicazioni obbligatorie del trimestre, che balza agli occhi e che pare fornire indicazioni di non particolare brillantezza del mercato italiano del lavoro. Tra le altre cessazioni sono aumentate quelle promosse dal datore di lavoro (+8,1%) mentre si sono ridotte quelle chieste dal lavoratore (-24,9%). In particolare sono aumentati i licenziamenti (+7,4% sul secondo trimestre 2015). Tra le cause di cessazione promossa dal datore di lavoro si nota anche un +21% alla voce “altro”, in cui sono contenute decadenza dal servizio e mancato superamento del periodo di prova.

Come dovrebbe essere piuttosto intuibile, un mercato del lavoro è dinamico quando tra le cessazioni cresce la componente riferita alle dimissioni spontanee del lavoratore, perché questo indica in prima approssimazione la presenza di migliori opportunità di lavoro. Invece, quello che emerge dalle comunicazioni obbligatorie del secondo trimestre è un aumento delle cessazioni per iniziativa del datore di lavoro, ed un crollo delle uscite per volontà del lavoratore.

Altra causa di dimissioni volontarie è, ovviamente, il pensionamento. Anche qui, dati eclatanti: nel secondo trimestre i pensionamenti sono stati 13.924, con un calo del 41,4% sullo stesso trimestre dell’anno precedente. In particolare, per le donne le uscite per pensionamento sono crollate (-47%), probabilmente anche a causa della stretta sui requisiti per la pensione di vecchiaia, operativa da quest’anno. Un calo ancora più consistente si era registrato nel primo trimestre con le cessazioni per dimissioni per pensionamento delle donne, ferme a 3.169 (-64,9%)…

 

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