Lo scalpore a doppio senso dell’appello dei 600 docenti universitari

Gianni Zen (tecnicadellascuola.it, 6 febbraio 2017)


Ha fatto molto scalpore l’appello dei 600 docenti universitari sulle carenze nella lingua italiana dei nostri ragazzi.

Gli stessi rilievi che le scuole superiori a volte scaricano sulle scuole del primo ciclo, perché non sono/sarebbero garantiti i fondamentali, al momento del passaggio alle scuole superiori. Cose note e risapute, dunque.

Anche se, è giusto che lo dica, la cosa che a me fa ancora più scandalo è incontrare errori nei docenti, anche in quelli di lettere. Con studenti che, in alcuni casi, sono intervenuti in classe a correggere il loro professore. Con l’evidente imbarazzo.

Due sono gli ordini di problemi, come si è dunque intuito.

Da un lato il diverso ruolo oggi della scuola e dei nostri docenti.

In passato, il docente era il riferimento culturale, direttivo, selettivo, per i pochi che, intellettualisticamente, sapevano. Dunque, potrei aggiungere, quelli che dovevano o avrebbero dovuto sentirsi in diritto…

Oggi, con la scuola superiore per tutti, la diversità dei ragazzi, la crisi delle famiglie, l’emergere di esigenze nuove in una società che prende più in considerazione gli individui, i bisogni, gli sbocchi occupazionali, le ambizioni delle famiglie: si sono moltiplicate, in altri termini, le aspettative nei confronti della scuola e complicato il nostro lavoro (hard e soft skills)…

 

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