22 novembre 2014

Lezioni di Employability/29 – Il filo conduttore dell’apprendimento: le persone

Valerio Federici, Ugo Malferrari, Lisa Zanella


È accaduto che, durante la prima lezione di un corso di Diritto del lavoro, uno come tanti della laurea triennale in Economia aziendale, alcune domande poste dal docente sulle nostre scelte, sui nostri curriculum, sulle nostre aspettative future, abbiano creato smarrimento tra noi studenti.

Che domande sono queste? “Perché siete qui in questo corso? Cosa vorreste diventare da grandi? Perché studiate Economia Aziendale?”

 

Noi, abituati a sederci sui banchi e a ricevere lezioni, nozioni e sapere passivamente, siamo rimasti senza risposte. 

È cambiato, quel giorno, l’approccio allo studio cui eravamo soliti, ci è stato proposto un modo nuovo di fare lezione.

 

Quello che è mutato è l’oggetto dell’apprendimento. Al centro non più la materia, la specificità del sapere. Al centro la persona, noi studenti e le nostre esperienze, la nostra vita. L’insegnamento, il diritto del lavoro, nei giorni di lezione, si è quindi trasformato da un corpo di norme e dettami giuridici in una lente, un paio di occhiali da cui osservare il mondo, la società, il cammino individuale e collettivo. I temi attuali, che leggiamo sui giornali, che affollano i titoli mediatici, sono diventati, da questa nuova prospettiva, un motivo ed una occasione per mettere in discussione se stessi, il proprio modo di prepararsi per affacciarsi al mondo.

 

Un corso universitario che afferma di avere al centro il lavoro e tutte le sue declinazioni quali, ad esempio, gli obblighi contrattuali, le tutele per le parti e le forme in cui esso può essere organizzato ed espresso, tradizionalmente richiederebbe una significativa mole di studio individuale, contornata da lezioni difficili da digerire e poca motivazione. Chi si appassionerebbe dovendo studiare mille articoli tecnici e tante riforme? Eppure, azzardando il paragone con il diritto del lavoro stesso, come spesso il reale anticipa le norme modificandole o disattendendole quando dimostrano di non averlo compreso, anche l’insegnamento, proposto in formato atipico, consente ad una classe vera, somma di quasi duecento individualità differenti, di esprimersi pienamente. Il docente lascia spazio agli studenti che, superando la barriera che li separava dalla cattedra, “fanno lezione”. Giovani universitari, fino ad allora semplici destinatari del sapere, ora lo cercano, lo propongono e lo scompongono.   

 

Dietro ogni incontro, molto più di una lezione, c’è l’accordo di due volontà: quella di noi studenti di partecipare attivamente al programma da protagonisti e quella dell’insegnante, di proporre un percorso nuovo, che gli consente di assistere ad una pur piccola crescita culturale, formativa ed umana dei suoi allievi. È un percorso in cui il ragionamento è il principe della soluzione. È la risposta ad ogni domanda. In tutto questo, perché la realtà è sempre il metro attraverso il quale valutare la qualità di un’azione, trova spazio anche lo sviluppo di una competenza “tecnologica”, il cui utilizzo nella didattica richiama i modelli anglosassoni. Lo studio individuale pre-lezione, la preparazione di una presentazione alla classe e il confronto in aula iniziano ad affollare un luogo virtuale, condiviso da tutti e offerto al mondo esterno. Un social network, twitter, un hashtag #DirLav2014, e presto ciascuno è in grado di condividere appunti, schemi, riflessioni, idee, immagini. Senza troppa consapevolezza, la classe si allarga e si arricchisce di nuovi inter-attori, entrati, ora come maestri ora come allievi, nella nostra classe di diritto del lavoro.

 

Per noi studenti è un modo innovativo per seguire il processo cognitivo, il proprio, e per imparare a comprendere il senso vero dell’apprendimento: realizzare se stessi, arricchendo e temperando attitudini, abilità e limiti.

 

Valerio Federici @valefeed, Ugo Malferrari @UgoMalferrari, Lisa Zanella @LisaZanella_

Studenti II Anno, Economia aziendale

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

 

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