11 febbraio 2014

Lezioni di Employability/19 – Racconti da Madrid. Cosa rimane di un Erasmus, tra sfide e competenze

Matteo Monetti


Come in ogni avventura che segna profondamente lo spirito di una persona, il termine di un periodo all’estero in Erasmus induce a riflettere su quanto si è vissuto, su quali siano stati gli errori, quali le cose da non dimenticare e conservare con cura, quali gli insegnamenti da portare sempre con sé. È il tempo dei bilanci, si direbbe.

Sebbene non sia facile descrivere né tantomeno trasmettere quanto rimane dentro ciascuno di noi al termine di un percorso di studio e di vita, forse è un esercizio utile da compiere. Per conoscere meglio la ragione e il senso dei propri percorsi individuali. E per cercare di donare, almeno in parte, quello che si ritiene aver ricevuto.

 

I giovani che hanno la fortuna di vivere un’esperienza del genere, possono ricavare vantaggi concreti sia sul piano umano che su quello lavorativo.

Questi sono frutto del continuo e costante apprendimento che avviene durante i mesi e della capacità di trasformare ciò che si è appreso in competenze e abilità.

Pertanto si può parlare di Erasmus skills, ossia le abilità sviluppate nel corso dei vari programmi di mobilità internazionale, caratterizzate per essere talmente particolari ed eterogenee tra loro, da risultare uniche e difficilmente assimilabili in altri contesti contemporaneamente.

 

La possibilità di sviluppare nello stesso momento tante abilità e la profonda crescita umana, sono le caratteristiche che più qualificano il progetto Erasmus rendendolo così affascinante, così speciale.

 

A livello personale è un’esperienza impegnativa, che richiede una buona dose di volontà, innanzitutto perché pone davanti ostacoli da affrontare e risolvere.

Come giovani, a torto o a ragione, sempre più spesso veniamo considerati “mammoni”, o “fannul-loni”.

A dispetto di queste etichette, i ragazzi impegnati in un’esperienza all’estero si ritrovano immersi in realtà completamente differenti, lontano dalle comodità di casa, dalle abitudini comuni e soli a gestire situazioni nuove e impreviste.

 

La sensazione di protezione data dalla vicinanza della famiglia e gli alibi che essa concede vengono meno e ci si trova costretti a scelte ben precise ed azioni concrete davanti alle difficoltà quotidiane.

A livello di apprendimento, ogni situazione, più o meno critica, conduce a prendere decisioni, sollecitando così lo sviluppo delle competenze di problem solving.

Tali capacità possono poi essere facilmente assunte come modalità standard di pensiero così da utilizzarle in ogni campo della propria vita, compreso quello lavorativo.

 

E come nel contesto lavorativo, in Erasmus ci si confronta con nuove realtà. Nuove culture. Nuovi modi di fare. Nuovi atteggiamenti nei confronti dello studio.

La risorsa più preziosa, a ben guardare, è la possibilità di un respiro internazionale, il vero dono che una esperienza come questa regala. La conoscenza di tante culture differenti, in termini di arricchimento personale e di prospettiva, oltre a essere impossibile da dimenticare, ti cambia profondamente.

 

Ci si libera da tanti preconcetti, si aprono le menti, si allargano pensieri e vedute, si scoprono orizzonti più vasti. Si diventa parte integrante di un sistema-mondo che ti fa sentire cittadino globale. E in un’epoca in transizione come questa, dove le distanze si riducono e le possibilità di lavorare all’estero si moltiplicano, avere già sperimentato e conosciuto nuove culture, è un valore aggiunto inestimabile.

 

Inoltre, il beneficio del confronto con altre realtà non termina qua. Grazie ai progetti di mobilità internazionale si entra in contatto con studenti selezionati ed eccellenze provenienti da ogni parte del mondo, con i quali interagire costantemente e mettersi alla prova giorno dopo giorno.

Questa è una delle sfide più stimolanti, in quanto entrano in gioco fattori come l’orgoglio e la motivazione. Il confronto con studenti internazionali aiuta a porsi obiettivi ambiziosi, dati dalla necessità e voglia di mostrare quello che si è e le proprie capacità, favorendo così un miglioramento costante ed esponenziale. Viene rinforzato il valore dell’apprendimento continuo, elemento unico per il progresso e lo sviluppo personale.

 

Oltre alla dimensione individuale, però, viene potenziata anche quella collettiva.

Infatti il confronto e la conoscenza reciproca favoriscono la collaborazione, qualità ampiamente enfatizzata all’estero.

Questa è favorita anche tramite metodi di studio e verifica incentrati sul lavoro in team, al quale viene assegnato notevole peso nella valutazione globale dell’operato.

Viene valutato sia il lavoro complessivo che quello individuale all’interno del gruppo, disincentivando pratiche come il free riding. Allo stesso tempo, la mentalità dei giovani viene formata verso schemi di pay for performance, sia individuale che di gruppo, impiegati da molte aziende per incoraggiare la produttività.

 

Ecco perché il lavoro in team viene considerato fonte di valore da parte dei datori di lavoro. Perché capace di creare sinergie, nuove competenze, migliorare come collettivo. Ciascuno ha un talento, inestimabile. Il totale dei talenti, tuttavia, l’armonia tra essi e il loro mix è maggiore della somma delle singole individualità. L’importanza di questi fattori viene risaltata a livello internazionale ed è sicuramente un’altra competenza che una esperienza come questa regala.

 

Non neppure è scontato sottolineare i vantaggi della conoscenza di altre lingue.

I primi periodi sono certamente difficoltosi e l’adattamento non è facile, specie per chi ha ricevuto solo un insegnamento scolastico, ma anche questa è una sfida stimolante da affrontare.

L’uso quotidiano, l’esercizio costante sono fondamentali per superare timidezze e abituare il pensiero a differenti canali di comunicazione. Per quanto sia superfluo sottolinearlo, oltre al piano personale di sfida, lo sviluppo delle capacità linguistiche è elemento cruciale in ottica lavorativa, offrendo spesso un quid in più rispetto ad altri candidati, anche per il solo fatto di essersi messi in gioco.

Ma oltre a conoscere lingue, un’esperienza di questo tipo aiuta a conoscere se stessi, in quanto si ha l’opportunità di pensare a quali sono i propri punti di forza e quali le debolezze da gestire per poter migliorare.

Mi piace pensare a questo momento, così intimo e personale, come profondamente simile al tempo in cui un giovane decide di affacciarsi al mondo del lavoro.

Questo momento può essere raffigurato dalla stesura del curriculum da parte dei giovani e proprio come nell’esperienza Erasmus, si ha l’opportunità di pensare a quello che si è, a ciò che si sa fare, alle potenzialità da sviluppare.

È introspezione cognitiva, conoscenza interiore, realizzazione.

 

Sicuramente, l’aver vissuto in una capitale europea aperta, multietnica e piena di possibilità come Madrid ha favorito le occasioni di apprendimento e la crescita personale.

L’opportunità di capire se stessi e la realtà esterna, di formarsi a tutto tondo, di ampliare le relazioni, rende l’Erasmus un’esperienza completa e appagante, tanto sul piano umano, quanto in quello educativo prima e lavorativo poi.

 

Le abilità e capacità apprese durante questo periodo, le Erasmus skills, sono il vero valore aggiunto all’esperienza proprio per la loro trasversalità e per il loro potenziale, spendibile nella vita e nel lavoro, per ogni occupazione e ogni campo.

Sono la risorsa più importante da conservare per il proprio percorso di vita e di lavoro, quella che, se sfruttata, fornisce a tanti ragazzi la così detta “marcia in più” nell’affrontare le sfide della vita e del lavoro.

 

In definitiva, quel che rimane dentro è una ricchezza forse complicata da raccontare, forse difficile da realizzare, ma che è un tassello importante per la futura employability di un giovane.

 

Matteo Monetti

ADAPT Junior Fellow

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

@MatteoMonetti

 

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