L’Europa punta tutto sulla formazione, l’Italia se ne frega

Fabrizio Patti (Linkiesta, 1 giugno 2017)


Se c’è una parola che sta diventando un tormentone, una buzzword, un totem, è “formazione”, o “training” in inglese. Non c’è discorso sul lavoro, in questi tempi angosciati dall’avanzare dell’intelligenza artificiale e dei robot industriali, che non arrivi allo stesso punto: è sempre più urgente di preparare i lavoratori alle nuove competenze che saranno richieste quando quelle attuali saranno state automatizzate. Ne ha parlato Bill Gates, a corollario della sua proposta di mettere una tassa sui nuovi robot installati nelle imprese. C’è tornato più volte Barack Obama, anche di recente a Milano. L’Economist, dopo una serie di articoli sui cambiamenti del lavoro dovuti alla tecnologia, lo scorso gennaio ha dedicato al tema uno speciale di 16 pagine, dal titolo significativo di “Lifelong Learning – How to survive in the age of automation”. Attenzione, si concludeva lo studio, a non lasciare indietro i lavoratori a bassa qualifica, quelli che oggi sono più lontani dai programmi di training. Allarme che ha lanciato su Linkiesta anche Stefano Scarpetta, a capo del dipartimento Lavoro dell’Ocse. Ma se c’è una persona che ha posto la questione sotto i riflettori è il nuovo presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. Basta un dato per capire il peso che dà alla questione: il piano di spending review da 60 miliardi sarà compensato da 50 miliardi di investimenti…

 

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