L’errore di Di Maio quando parla di lavoro in somministrazione e caporalato

Mattia Pirulli (Il Foglio, 16 novembre 2018)


Al direttore – Le considerazioni del ministro del Lavoro, On. Luigi Di Maio, sul lavoro in somministrazione ci hanno lasciato perplessi, se non altro per il continuo associare tale tipologia contrattuale a una dinamica di intermediazione che si configura come reato penale, ovvero il caporalato.

 

Non è nostra intenzione alzare gli scudi per una difesa indiscriminata di ciò che avviene nel mercato del lavoro. Infatti, come organizzazione sindacale, abbiamo più volte sottolineato e condannato le distorsioni e storture che si sono palesate anche nel settore della somministrazione. Ma per l’appunto si tratta di anomalie, non c’è un presupposto negativo o patologico alla base di questa forma contrattuale. Abbiamo guardato alle occasioni di lavoro in somministrazione come un’opportunità, soprattutto per il ruolo che la contrattazione sindacale ha sempre avuto in questo settore, in grado di rendere tutelata una forma contrattuale per sua natura flessibile e orientata alla ricollocazione dei lavoratori. Questo lo affermiamo non per il rispetto teorico di un dettato dottrinale, ma per l’esperienza che abbiamo generato in 20 anni di contrattazione e rappresentanza nella somministrazione…

 

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