13 gennaio 2020

L’eccidio delle Fonderie riunite di Modena: una ricorrenza importante per una Repubblica fondata sul lavoro

Emanuele Dagnino


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Bollettino ADAPT 13 gennaio 2020, n. 2

 

Il 9 gennaio scorso era la ricorrenza del settantesimo di un evento che ha segnato non soltanto la città di Modena, ma anche i primi anni di quella Repubblica fondata sul lavoro, secondo quanto solennemente statuito all’art. 1 della – di poco precedente – Costituzione. Si tratta del c.d. eccidio delle Fonderie Riunite: nel corso di uno sciopero generale organizzato a seguito di un licenziamento di massa e alla riapertura delle Fonderie a seguito di una serrata verificatasi nel contesto di un prolungato e ruvido contenzioso tra i sindacati e la proprietà, la polizia apre il fuoco e giunge all’uso della forza contro i manifestanti provocando sei vittime. È il momento più drammatico, il culmine, di una serie di tragici eventi in cui la conflittualità  del lavoro era sfociata in una violenza che aveva prodotto vittime tra i lavoratori (Da Melissa a Modena, titola un libretto prodotto dalla CGIL quale supplemento alla rivista Lavoro del 15 gennaio 1950, che si concentra sugli ultimi mesi di un biennio molto controverso).

 

La vicenda – oggetto di poesie (come quella di Rodari, Il bambino di Modena del 1950) e di canzoni (La strage delle Fonderie, dei Modena City Ramblers) – è stata ricostruita e analizzata da molti, data la sua importanza storica nelle prime fasi della Repubblica (si segnala, in particolare, L. Bertucelli, All’alba della Repubblica. Modena, 9 gennaio 1950. L’eccidio delle Fonderie Riunite, Unicopli, 2012).

 

Dalla prospettiva di un giuslavorista, tornare a riflettere su questa tragedia in occasione di questo significativo anniversario è occasione per comprendere quali siano state le difficoltà e quale sia stato il prezzo affinché il fondamento lavorista della Costituzione potesse trovare una trasposizione dalla Carta alla vita delle relazioni economiche e sociali. Offre, altresì, l’opportunità di andare più a fondo all’interno delle diverse disposizioni lavoristiche delle Costituzione, dall’affermazione (ed interpretazione) del diritto al lavoro (di cui all’art. 4 Cost.) di cui è fortemente intriso il dibattito che ha preceduto e seguito quell’evento, alla posizione costituzionale sul conflitto e sugli strumenti della dialettica tra le parti sindacali e quelle datoriali, con un art. 40 che sancisce il diritto di sciopero e la riconduzione, avvenuta a partire dalla sentenza della Corte costituzionale n. 29/1960, della serrata ad una mera libertà rientrante nel più ampio principio di libertà sindacale con riferimento agli strumenti del conflitto (nell’occasione fu sancita l’incostituzionalità dell’art. 502 co. 1 del Codice Penale, che vietava la serrata a fini contrattuali).

 

Grandissimo valore ha per questo percorso di consapevolezza sulla vicenda e sul suo fondamentale significato, la bella mostra organizzata presso AGO Fabbriche culturali, aperta fino al 20 marzo, proprio nell’ex-ospedale di Modena che aveva raccolto le salme delle vittime, e che attraverso un apparato fotografico e documentale e grazie a proiezioni video consente di conoscere e capire la storia di quell’avvenimento e le profonde implicazioni sociali, politiche e anche giuridiche ad esso connesse.

 

Emanuele Dagnino

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

@EmanueleDagnino

 

 




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