Lavoro, ecco i 10 numeri essenziali (con luci e ombre)

L’Istat ha diffuso i dati definitivi sull’occupazione nel secondo trimestre 2015. Questi dipingono una realtà abbastanza differente da quella che riportavano i dati dei singoli mesi di aprile, maggio e giugno e le revisioni ci consegnano un mercato del lavoro con più occupati di quanti ci si poteva aspettare.

 

Infatti, essendo state negative le revisioni degli stessi mesi nel 2014, ci si immaginava al massimo una situazione invariata. Invece, per la gioia del governo, aprile cresce di 83 mila occupati rispetto ai dati diffusi a maggio, maggio di 91 mila e giugno di ben 138 mila; occupati che portano il secondo semestre a segnare l’interessante e positiva cifra di 180 mila posti di lavoro in più in un anno.

 

Proprio questo scenario delineato dalle revisioni è ciò che ci fa propendere per l’attesa nell’analisi dei dati relativi al mese di luglio 2015, sempre diffusi ieri, e di concentrarci sul II trimestre.

 

Dai dati Istat è possibile trarre diverse considerazioni interessanti:

 

1) Utilizzando i dati destagionalizzati presenti sul database dell’Istituto, e quindi non quelli diffusi nelle note ufficiali e giunte alle redazioni dei giornali, scopriamo che la disoccupazione non è calata nel secondo semestre ma è cresciuta dal 12.3 al 12.4% e con essa la disoccupazione giovanile che è passata dal 41.9% del I trimestre al 42.2% del secondo.

2) Dal punto di vista quantitativo su base annua il numero di disoccupati resta fermo a 3,1 milioni.

 

3) Positivo invece il dato di 180mila posti di lavoro in più ed è bene analizzarlo.

 

4) Tra questi abbiamo una forte incidenza (50mila) di lavoratori stranieri che compongono circa un quarto dei nuovi posti.

 

5) Geograficamente due terzi della nuova occupazione è stata creata al sud e questa, visti gli ultimi scenari allarmanti diffusi dal Rapporto Svimez, non può che essere una notizia da accogliere positivamente.

 

6) Preoccupante invece è la composizione anagrafica di questi nuovi posti di lavoro: essi sono stati creati unicamente da over 50, che crescono tra gli occupati del 5,8%, mentre continua il calo dei lavoratori della fascia 18-34 (-2,2%) e 35-49 (-1,1%). Questo a conferma del fatto che i nuovi contratti di lavoro non stanno favorendo i giovani ma vanno a premiare chi ha già competenze ed è quindi un peso minore per le imprese dal punto di vista degli investimenti sul capitale umano.

 

7) Ulteriore conferma di questo dati è il grande calo (-5%) degli inattivi over 50 che rientrano nel mercato del lavoro, probabilmente per contribuire alle difficoltà dei redditi familiari.

 

8) Dal punto di vista qualitativo dei contratti di lavoro vediamo come i contratti a tempo determinato continuino a crescere (3,3%) salendo dal 10,4% al 10,7% del totale mentre i contratti a tempo indeterminato presentino un trend più debole (0,7%) che porta la loro incidenza sul totale a diminuire lievemente dal 64,9% al 64,8%. Difficile al momento quindi identificare un effetto della legge di stabilità o del Jobs Act nell’aumento dell’occupazione.

 

9) Continua la crescita del part-time (1%) che è per il 64,6% involontario.

 

10) Tutto questo in uno scenario nel quale mancano all’appello ancora circa 1 milioni di posti di lavoro persi a partire dal 2008.

 

 

 

Francesco Seghezzi

Responsabile comunicazione e relazioni esterne di ADAPT

Direttore ADAPT University Press

@francescoseghez

 

* Pubblicato anche in Formiche.net, 2 settembre 2015.

 

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