6 marzo 2017

I lavoratori freelance aumentano…e si organizzano

Federica Capponi


I dati delle istituzioni internazionali ci dicono che negli ultimi anni è cresciuto il numero di lavoratori autonomi in conseguenza dei profondi cambiamenti economici e del mercato del lavoro (Eurostat 2015; Upwork & Freelance Union 2016). Non solo la crisi economica. Ma anche la digitalizzazione dell’economia ha dato impulso ad una nuova ondata di lavoro autonomo (Etui 2016). Gran parte dei nuovi lavoratori autonomi appartengono alla categoria dei c.d. freelance, cioè gli autonomi di “seconda generazione” (S. Bologna, La new workforce. Il movimento dei freelance: origini caratteristiche e sviluppo, Asterios Editore, 2015 p. 20): essi non sono né liberi professionisti iscritti ad albi, né artigiani o commercianti (la prima generazione di autonomi, appunto), ma lavoratori che nell’era del digitale mettono al servizio di terzi le proprie competenze senza poter godere tuttavia né delle sicurezze economiche che un mercato florido come quello pre-crisi garantiva agli autonomi di prima generazione, né delle tutele previste dall’ordinamento per i lavoratori dipendenti. Sebbene possa apparire nuovo, il fenomeno ha origini remote che affondano nel suggestivo (e precario per antonomasia) mondo dei “creativi”: scrittori, attori, cantanti, musicisti, fotografi e artisti a vario titolo, ma anche giornalisti, traduttori ed ora web designer, graphic designer e tante altre nuove figure.

 

In tutto il mondo si discute ormai apertamente di quali tutele e quale rappresentanza dare a questi lavoratori. Attualmente sono numerose le organizzazioni che si occupano di rispondere a tale esigenza. La forma che più viene adottata è la cooperativa. Quest’ultima forma di organizzazione permette di sopperire, tramite una logica di mutuo soccorso, alle esigenze dei lavoratori che vi aderiscono: a fronte della quota di iscrizione, ai soci viene riconosciuta una serie di servizi, in forma di polizze assicurative e convenzioni, inerenti sia quel welfare (malattia, maternità, disoccupazione) che nell’ordinamento italiano è riconosciuto quasi esclusivamente al lavoratore dipendente, che la gestione dell’attività lavorativa (dalle consulenze in ambito fiscale all’organizzazione di eventi).

 

Negli Stati Uniti va ricordata la Freelance Union, che rappresenta il più grande ente (200 mila iscritti) di tutela dei lavoratori freelance americani. Nasce nel 1995 con finalità di rappresentanza anche sindacale, pur non essendo propriamente un sindacato per la legge americana, bensì un ente privato non-profit. Gli aspetti più interessanti riguardano le prestazioni sanitarie che essa riesce a garantire grazie ad una compagnia assicurativa finanziata dagli stessi freelance e da donazioni liberali esterne, nonché la creazione di una piattaforma in rete in cui gli aderenti possono confrontarsi al fine di condividere informazioni e competenze, nonché valutare le aziende sulla base del comportamento etico riscontrato nel proprio rapporto di committenza.

Il corrispettivo europeo della Freelance Union è l’EFIP (European Forum of Indipendent Professionals), ente nato nel 2010 con l’obiettivo di permettere la collaborazione tra le varie associazioni di lavoratori autonomi europei al fine di condurre ricerche in materia che possano essere di ausilio al legislatore europeo e di svolgere attività di lobbying presso le istituzioni europee.

 

In Europa una delle prime associazioni ad occuparsi del settore dei creativi è stata SMart-it. Nata nel lontano 1998 in Belgio, oggi è la più radicata cooperativa a livello europeo (conta ben 70 mila aderenti) di rappresentanza di lavoratori autonomi. Questa organizzazione fornisce ai propri soci (i freelance della cultura) servizi di vario genere in un’ottica mutualistica: essendo un’organizzazione no-profit, investe i propri profitti in progetti a sostegno degli iscritti, come ad esempio la creazione di un “fondo di garanzia”.

 

Dall’unione della sua filiale francese, Smart Fr, e altre quattro società cooperative (Coopaname, Oxalis, Grands Ensemble e Vecteur Activités) è nata nel 2014 Bigre!, una società mutualistica di lavoro a carattere transnazionale (coinvolge i freelance di Belgio e Francia). Anche in questo caso si garantisce aiuto nella gestione degli adempimenti fiscali, auto-finanziamento e tutela dei lavoratori intermittenti e indipendenti sulla base di una filosofia contraria alla politica neoliberista dell’“imprenditore di sé stesso”, nell’ottica di esaltare meccanismi di collaborazione e solidarietà tra i freelance.

 

In Italia tra le cooperative degli artisti ricordiamo Zenart, nata nel 2008, che tramite la adesione alla stessa, garantisce ai soci quello che rappresenta uno dei problemi più sentiti per i freelance, cioè i pagamenti certi, nonché supporto dal punto di vista di adempimenti contributivi e fiscali. Altra cooperativa di lavoro che opera in Italia nel medesimo settore è DOC Servizi, la quale, nel rispetto della legge 142/2001, si avvale prevalentemente delle prestazioni di lavoro dei suoi soci. Tramite l’adesione dei soci può fornire agli stessi servizi che facilitino la gestione degli eventi inerenti le singole prestazioni, attività di formazione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e convenzioni con enti assicurativi, ma anche con esercizi commerciali che forniscono attrezzature o altre utilità agli artisti.

 

Accanto alle cooperative, che hanno come obiettivo principale quello di facilitare il rapporto tra l’azienda committente ed il freelance, in Italia sono nate organizzazioni che si occupano anche della rappresentanza di questi lavoratori promuovendo il confronto con le istituzioni. In particolare, vanno ricordate ACTA, organizzazione indipendente dei professionisti che promuove il dialogo sui temi di welfare, fisco e diritti, e vIVAce, la community dei freelance della CISL pensata per dare assistenza ma anche rappresentanza a questa particolare categoria di lavoratori. Infine, la CGIL tramite la sua Consulta delle professioni si occupa di studiare come dare adeguata tutela alla new workforce dei freelance. Inoltre, anche le organizzazioni datoriali si sono mostrate sensibili ai bisogni dei nuovi professionisti “non ordinistici”. È il caso ad esempio di Confcommercio Professioni che, in occasione di un convegno riguardante il ruolo dei professionisti nel terziario, ha avanzato le proprie proposte (puntando soprattutto sulla riduzione dei gravami fiscali e contributivi) per la nuova disciplina del lavoro autonomo.

 

È sul fronte legislativo, infatti, che converge attualmente l’interesse delle tante associazioni di rappresentanza dei freelance, essendo in discussione alla Camera una proposta di legge che vuole regolamentare in maniera sistematica (oltre al lavoro agile) le nuove tutele da riconoscere ai lavoratori autonomi. Sebbene a differenza di precedenti proposte legislative in materia non si preveda un ruolo diretto per le parti sociali e la contrattazione collettiva, la rappresentanza dei lavoratori autonomi sarà chiamata a fare la sua parte nella corretta implementazione del rinnovato quadro legislativo.

 

Federica Capponi

ADAPT Junior Fellow

 @FedericaCapponi

 

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