L’algoritmo come nuovo datore di lavoro: impatti e prospettive

L’inarrestabile diffusione dell’Intelligenza Artificiale (AI) viene generalmente considerata, da un punto di vista del lavoro, con quasi esclusivo riferimento alla possibilità che essa possa o meno costituire un fattore di distruzione di impiego.

 

L’Intelligenza Artificiale toglie lavoro all’uomo?

 

Sul punto, a fronte delle tesi più “ottimistiche”, che rispondono negativamente alla domanda, si ricorda quanto evidenziato da uno dei più grandi studiosi di AI, Jerry Kaplan, che ha evidenziato: “è la pura verità che l’automazione rimpiazzerà i lavoratori, eliminando i loro impieghi” (Jerry Kaplan, Le persone non servono, LUISS University Press, 2016, pag. 123).

 

Diversamente, un profilo che – allo stato attuale del dibattito – non sembra ancora incontrare la dovuta attenzione, riguarda la possibile incidenza dell’AI sulla formazione delle decisioni aziendali.

 

In altri termini, se la questione viene comunemente considerata dall’angolatura del lavoratore (a tratti considerato quale soggetto in via di possibile “estinzione” dal processo produttivo), la prospettiva attorno alla quale si sollecita un dibattito – qui solo brevemente proposta – è quella che si concentra sulla figura del datore di lavoro…

 

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