La ripresa economica c’è. Ma dimentica giovani, povertà e salari

Dario Di Vico (Corriere della Sera, 16 luglio 2017)


Le nuove stime pubblicate dalla Banca d’Italia sul Pil 2017 hanno fatto discutere. Il numero uscito (+1,4%) non è così distante dalle valutazioni di altri centri di ricerca o persino del Fondo Monetario ma una lista degli ottimisti capeggiata da Palazzo Koch qualche sensazione nuova la fornisce. I più maliziosi, come Enrico Rossi presidente della Regione Toscana e fondatore di Mdp, si sono spinti molto in avanti ipotizzando un legame «tra l’odierno ottimismo e la scadenza degli incarichi che ci sarà ad ottobre» ma come si sa in Italia le polemiche partono anche per molto meno. Per avere un riscontro solido bisognerà attendere metà agosto con il dato ufficiale dell’Istat sul Pil del secondo trimestre (la Banca d’Italia prevede +0,4%), nel frattempo però metteremmo in guardia gli esponenti della maggioranza dall’intestarsi in toto la ripresa. Se non altro perché appare chiaro, da tutti gli studi, che la matrice è esogena ovvero è molto influenzata dal buon ritmo dell’economia internazionale, dalla tenuta dei flussi della globalizzazione nonostante le sparate di Donald Trump e dal ritorno di vivacità dei Paesi Bric.

L’elemento endogeno dell’accelerazione del Pil italiano è dovuto quasi interamente alle vendite di auto che in tre anni hanno fatto segnare +40% di immatricolazioni. Ma fin quando durerà questo ciclo? È di 48 ore fa la rilevazione riferita a giugno ‘17 di un rallentamento nelle vendite in Europa…

 

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