25 novembre 2015

La porta e la finestra. È veramente uno strano Paese, il nostro!

Serena Bontempelli


Durante la gestazione del d.lgs. n. 150 attuativo del Jobs Act in materia di politiche attive del lavoro, alcuni ricorderanno la fiera battaglia di Regione Lombardia per tentare di salvaguardare il suo modello di politiche del lavoro, la sua autonomia nel determinare le modalità con cui dare risposte alle persone in difficoltà occupazionale: DUL, Dote Unica Lavoro.

Battaglia fiera, combattuta per lo più in solitudine, battaglia di merito, non ideologica ma sicuramente politica.

 

In quei mesi si vedeva, però, in trasparenza anche una contrapposizione tra la concezione – un po’ – accentratrice del Governo in materia di lavoro (con parecchie ragioni visto il contesto nazionale generale), e la visione più “autonomista” della Lombardia, altrettanto fondata, visti i risultati positivi ottenuti negli anni: questa contrapposizione è andata in certi casi oltre il merito, la dialettica era Roma versus Milano, la Capitale della politica (quella dell’immaginario collettivo) contro la capitale morale.

 

Forse per questo, anche per dare una risposta netta a questa contrapposizione, il d.lgs. n. 150 alla fine ha disegnato un nuovo sistema di politiche attive diverso dal modello Lombardo: nelle prime stesure le parole che definivano gli strumenti di politica attiva erano addirittura mutuati dall’esperienza lombarda, man mano che il tempo passava il legislatore marcava anche con il lessico la distanza tra Milano e Roma!

 

Ma il nostro è veramente un Paese strano, affascinante per la sua capacità di esercitare una flessibilità intrinseca…

 

Per questo il comma 4 dell’art. 11 del decreto legislativo n. 150 autorizza (in via transitoria, ben s’intende …) che le convenzioni stipulate tra le Regioni e il Ministero del lavoro prevedano che «compiti, funzioni e obblighi in materia di politiche attive siano attribuiti a soggetti accreditati ai sensi dell’art. 12».

 

Ohibò … rientra dalla finestra quello che era uscito dalla porta … Regione Lombardia, tramite la convenzione, può continuare ad esercitare il suo modello, può continuare a fare DUL, ha il tempo di armonizzarla con le nuove disposizioni, può continuare a far operare il pubblico in un sistema di leale concorrenza con il privato, continuerà ad offrire ai cittadini la possibilità di scegliere, che magari con un po’ di retorica chiamiamo “libertà”.

 

Ripensamenti Ministeriali?

Francamente sono convinta che molte delle pur buone intenzioni del Ministero abbiano tempi di realizzazione non giornalistici, e che il rischio di “giocarsi” i risultati della Lombardia alla fine nessuno volesse prenderselo, già realizzare ANPAL e renderla operativa nel giro di poco tempo pare un’impresa ciclopica, una mission impossible

 

E quindi (in via transitoria, ben inteso…) Regione Lombardia stipula una convenzione con il Ministero per cui ai CPI rimane – giustamente – in via esclusiva solo l’esercizio della condizionalità, e parte dal 12 dicembre con la Nuova DUL, in continuità con la vecchia, anzi, con più opportunità (la fascia 3 plus, per le persone più difficili da ricollocare) e con il tradizionale sistema aperto ai pubblici e ai privati accreditati!

 

Tutto bene quel che finisce bene?

Dipende, dipenderà dalla capacità di “sburocratizzare” al massimo le attività dei Centri per l’Impiego, dipenderà dalla possibilità di informatizzare al massimo le pratiche certificatorie e l’assunzione degli impegni reciproci tra disoccupati ed Enti (pubblici o privati), di liberare i CPI dall’esecuzione di mere attività amministrative, consentendo loro di svolgere, al pari con gli altri, i servizi specialistici tesi alla ricollocazione dei disoccupati.

 

Dipenderà dalla volontà di Regione di metterli in condizione di farlo, valorizzandoli ed investendo sulle competenze degli addetti, dimostrando fattivamente la sua volontà di realizzare condizioni di “quasi mercato” per i servizi al lavoro.

Dipenderà dalla lungimiranza del Ministero, se capirà che relegare i CPI a funzioni meramente burocratiche e amministrative non ne migliorerà l’efficienza e l’efficacia, non li farà crescere, li riporterà indietro di trent’anni, quando negli uffici di collocamento si andava solo a timbrare il cartellino rosa, sapendo che un timbro non potrà mai aiutare le persone a trovare lavoro!

Questo è fattibile soltanto se ai CPI non verranno affidate attività in regime di monopolio, a parte la condizionalità. E quindi a condizione che la fase transitoria definita dalla convenzione regione-Ministero diventi permanente.

 

È una ulteriore scommessa, ma se la Lombardia saprà giocare bene questa partita alla fine avremo un risultato a somma diversa da zero: sarà possibile valorizzare le importanti novità del decreto legislativo n. 150, salvaguardando nel contempo le buone prassi di una Regione che ha fatto delle politiche attive il fiore all’occhiello della sua gestione di questi anni.

 

Serena Bontempelli

Segretaria UIL Milano e Lombardia

Responsabile politiche del lavoro

 

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