23 ottobre 2017

La politica del lavoro e le (solite) logiche di breve periodo

Emmanuele Massagli*


ADAPT - Scuola di alta formazione sulle relazioni industriali e di lavoro
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Nonostante i tanti (e assolutamente preventivabili) problemi applicativi, è indubbio che il potenziamento dell’alternanza tra scuola e lavoro e la costruzione di una sorta di modello italiano dell’apprendistato duale siano tra le più riuscite politiche della stagione renziana. Riuscite non solo perché operative sul piano pratico, ma anche perché ambiziose sotto il profilo culturale: nei casi citati, il Governo ha affermato senza troppi equivoci la valenza educativa del lavoro. Allo stesso modo sono da giudicarsi interessanti la strategia di potenziamento degli ITS, la creazione dei competence center e la defiscalizzazione della formazione utili ad accompagnare i lavoratori italiani verso la frontiera del “4.0”; tutte misure messe in campo nell’ultimo anno dal Ministero dello Sviluppo Economico.

 

Logica in termini politici e comunicativi sarebbe stata una riconferma di questi spunti in legge di Bilancio, da realizzarsi mediante la decontribuzione totale dei contratti di apprendistato di primo e terzo livello, quelli che permettono di conseguire un titolo di studio secondario o terziario lavorando (novità, tra l’altro, veramente poco costosa per le casse dello Stato in ragione degli sgravi strutturali di cui questo contratto gode e del basso numero di contratti stipulati ogni anno) e per il tramite di un serio finanziamento dei poli per la formazione delle competenze digitali e del potenziamento degli Istituti Tecnici Superiori (ITS). Misure nel loro complesso risparmiose, ottime per una legge di stabilità con pochi spazi di intervento, veri e propri investimenti in chiave futura.

 

Ebbene, a quanto pare leggendo le prime bozze, niente di tutto ciò è contenuto nella proposta del Governo, che invece destina ingenti somme alla decontribuzione del 50% di quanto dovuto in un triennio per i neoassunti con il contratto a tutele crescenti aventi meno di 35 anni, sebbene già dal 2019 la norma si sovrapponga esattamente all’apprendistato valendo solo per gli under 30. A questa misura si aggiungono la decontribuzione (100% il primo anno, 50% i restanti due) per i giovani assunti al Sud e per l’assunzione di NEET iscritti a Garanzia Giovani, nonché lo sgravio del 50% dei contributi dovuti per un anno e mezzo a chi assuma un cassaintegrato. All’apprendistato rimangono le briciole, ovvero la riconferma di una misura già prevista: lo sconto di metà dei contributi per ogni apprendista professionalizzante stabilizzato e la decontribuzione totale per l’assunzione di giovani che abbiano svolto in azienda l’apprendistato di primo o terzo livello o l’esperienza di alternanza scuola-lavoro.

 

Perché mai il Governo non combatte fino in fondo le battaglie tecniche e culturali che lui stesso ha intrapreso, in primis quella della alternanza formativa e dell’istruzione terziaria non universitaria? La risposta non è da ricercarsi in nodi di natura tecnica, ma in una palese strategia politica: al (possibile) consenso generato dalle battaglie culturali, sempre difficili da spiegare nel dettaglio (si veda la recentissima e avvilente discussione pubblica proprio sull’alternanza tra scuola e lavoro) è stato anteposto il (possibile) consenso generato dai numeri. In altri termini, si è preferito al disegno di lungo periodo, giudicato troppo azzardato da un Governo a fine mandato, un macchinoso ingranaggio di incentivi i cui esiti possono essere raccolti soltanto in tempi strettissimi. Gli agognati risultati saranno statistiche di segno positivo per quanto concerne le assunzioni a tempo indeterminato (come accaduto nei primi mesi del 2015), da realizzarsi accettando qualche dato di segno contrario a fine anno, praticamente certo essendo già state annunciate le generose decontribuzioni che varranno soltanto per l’anno 2018. Si tratta del noto e ovvio “effetto di rinvio delle assunzioni” che sgonfia le attivazioni di novembre e dicembre e sovradimensiona quelle di gennaio, febbraio e marzo. Poi si vota.

 

Emmanuele Massagli

Presidente ADAPT

@EMassagli

 

*Pubblicato anche su La Verità, 21 ottobre 2017

 

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