28 gennaio 2015

La Grande Trasformazione del Lavoro – Il futuro del lavoro nella comunicazione politica e sindacale che non c’è

Francesco Nespoli


Un futuro fuori dagli schemi

 

In ogni luogo e a qualsiasi ora, orientato al risultato, personalizzato, basato sulle tecnologie collaborative; immerso nell’apprendimento continuo e tra pari. E’ il lavoro del futuro come lo descrive Jacob Morgan nel libro The future of Work. Non solo un’analisi dei cambiamenti organizzativi e delle dinamiche di carriera che stanno interessando il mondo del lavoro negli Stati Uniti, bensì una scommessa sulle tendenze globali.

 

Una previsione che fa il paio con le segnalazioni di quanti, sempre in America, osservano che il lavoro autonomo sta crescendo a ritmi sorprendenti, tematizzando un possibile futuro del lavoro fatto prevalentemente di professionisti indipendenti. L’andamento del ricorso al lavoro autonomo è quindi un interessante invito a immaginare una svolta generale nell’adattamento alla grande trasformazione che sta rendendo il lavoro sempre meno gerarchico e standardizzato.

 

Parlare di lavoro autonomo è però di per sé già fuorviante. E’ infatti lo stesso schema concettuale che separa lavoro autonomo e lavoro subordinato a risultare ormai inadeguato a leggere i cambiamenti del lavoro. Le proprietà di questa mutazione sono quelle normalmente attribuibili al lavoratore indipendente, ma estese ora, seppur asintoticamente, alla generalità dei rapporti di lavoro. Per questo uno siffatto scenario costituisce una sfida epocale sia per la politica sia per il sindacato: una sfida per la rappresentanza nell’era della flessibilizzazione dei processi produttivi, organizzativi e sociali.

 

Una sfida organizzativa e comunicativa per politica e sindacato

 

Ciò che mette in crisi le organizzazioni è l’attaccamento alla visione tradizionale della dimensione collettiva del lavoro. Quella che va delineandosi sarebbe infatti una nuova prospettiva facilmente equivocabile come individualista, ma che in realtà prefigura un’autonomia operativa combinata con la partecipazione a un processo di squadra, dove professionalità in continua evoluzione contribuiscono al medesimo risultato finale.

Per logica conseguenza il sindacato, ma anche i lavoratori in prima persona, si domandano come aggregare e organizzare una rappresentanza, se e come continuare a esercitare la contrattazione.

Politica e sindacato si trovano però in questi anni al crocevia con un altro cambio di paradigma: quello che ha ormai investito la comunicazione. Lungi dall’essere una questione ancillare o parallela, la mutazione degli assetti comunicativi e la moltiplicazione delle leve d’azione interagiscono strutturalmente con lo sviluppo del futuro organizzativo.

 

Futuro del lavoro e futuro della comunicazione condividono comprensibilmente molte caratteristiche essendo frutto di un medesimo contesto socio-tecnologico globalizzato. Nei paesi avanzati, come si tende a passare dalla compattezza identitaria dell’operaio massa alla frammentazione delle comunità professionali, dall’organizzazione fordista del lavoro alla flessibilità, allo stesso modo si passa dai processi centralizzati di costruzione dell’opinione pubblica alla “distribuzione” del dibattito sociale, dal rapporto unidirezionale e gerarchico mittente-destinatario, all’interattività diffusa degli scambi. Lavoro e comunicazione possono insomma essere fatti rientrare nella stessa macro-configurazione sociologica della rete: aperta, relazionale, collaborativa…..

 

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Francesco Nespoli

ADAPT Research fellow

@franznespoli

 

 

 




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