22 luglio 2014

La Garanzia Giovani in Veneto. A tu per tu con l’Assessore Elena Donazzan

di Giulia Rosolen (intervista a Elena Donazzan, Assessore all’Istruzione, alla formazione e al lavoro della Regione Veneto)


Assessore, la Regione Veneto è stata tra le prime Regioni a partire con la Garanzia Giovani, approvando un piano di attuazione concertato con le parti sociali e gli operatori del mercato del lavoro, e poi gli avvisi per l’implementazione effettiva delle misure. Segno di un interesse concreto. Ci racconta come si è sviluppata l’approvazione del Piano e le possibili evoluzioni future?

 

La Regione Veneto è riuscita a mettere in piedi il Piano di attuazione nei tempi che l’Europa ci aveva chiesto di rispettare. Il primo maggio, data ufficiale di avvio della Garanzia Giovani in Italia, il nostro portale era operativo e la rete di operatori era pronta a dare risposte effettive e concrete ai ragazzi. Questo è stato possibile grazie alle esperienze maturate in questi anni dalla Regione. Abbiamo messo a frutto una solida esperienza nell’utilizzo dei fondi comunitari da investire in formazione per la creazione di nuova occupazione. Nella Programmazione 2007-2013 il Veneto ha offerto corsi a 275 mila persone, producendo risultati tangibili in termini di occupazione: senza il sostegno del Fse l’occupazione in Veneto oggi sarebbe più bassa di 1,5 punti percentuali. Il punto di forza della Regione Veneto, quello che le ha consentito di poter contare su contenuti tassi di disoccupazione e inoccupazione, rispetto alle altre Regioni italiane, è stato credere nella cultura del lavoro, nel dialogo tra scuola e impresa. A testimoniarlo, le tante iniziative che abbiamo portato avanti in questi anni, facendo camminare assieme impresa e scuola, costruendo ponti tra istituzioni e parti sociali. Penso, per esempio, all’apprendistato per la qualifica e il diploma e a quello di alta formazione, siamo stati tra i primi a partire, per noi è stato un grandissimo orgoglio. Insomma, la Garanzia Giovani in Veneto già esisteva o meglio ne esistevano i presupposti, si è trattato di mettere a sistema le diverse iniziative in una programmazione unitaria. L’obiettivo è stato condiviso all’unanimità con le parti sociali e gli operatoti privati fin dall’inizio, questo ci ha consentito di arrivare pronti ai blocchi di partenza, al primo maggio, con impegni seri da proporre ai ragazzi, sereni di essere in grado di poterli realizzare.

 

Uno degli aspetti più interessanti del Piano Veneto riguarda la rete degli youth corner e il suo essere stata concepita come move to youth. Ci racconta come è composta questa rete e che cosa fa?

 

La rete degli sportelli Youth Corner è costituita dai 45 centri per l’impiego del Veneto, dai servizi di placement degli Atenei veneti e dagli Istituti Scolastici e da un numero selezionato di unità operative dei servizi per il lavoro privati accreditati. Le rete costituisce il punto fisico di accesso dei giovani al programma, essa è stata concepita per rispondere a funzioni di accoglienza e informazione, di presa in carico, colloquio individuale, profiling e primo orientamento.

La rete costituisce l’infrastruttura di un’aggregazione capace di tenere assieme pubblico e privato. Nel 2009 in Veneto abbiamo fatto una legge che regola il funzionamento delle politiche del lavoro regionali individuando le competenze dei diversi attori.  Abbiamo messo, con quella legge, le basi di un sistema imperniato sui principi di valorizzazione del ruolo dei soggetti pubblici, degli operatori pubblici e privati autorizzati, di integrazione tra i servizi dell’istruzione, della formazione e del lavoro. Un sistema, vero e proprio, fondato sulla cooperazione, all’interno del quale pubblico e privato sono parificati. Anche in questo caso, la definizione di una rete di youth corner, non è stata altro che la messa a sistema rutto di un’esperienza di successo maturata in questi anni. Ai soggetti che ne fanno parte – e che ne vorranno fare parte, perché si tratta di una rete aperta a chiunque sia in possesso dei requisiti previsti – abbiamo chiesto, quale condizione di accesso alla rete, di farsi carico senza finanziamenti regionali della fase di avvio della Garanzia, quella in cui i ragazzi devono essere informati, accolti e orientati. Un filtro che ci consente di assicurare che chi fa parte del sistema veneto di Garanzia, le è perché ne condivide gli obiettivi e le premesse.

 

Da quasi un mese è uscito l’avviso NEET VS YET per attuare con azioni concrete i contenuti della Garanzia Giovani. Ci può raccontare cosa prevede?

 

La Regione Veneto è stata una delle prime Regioni ad attivarsi per rendere operative le misure del Piano di attuazione. Il 24 giugno scorso abbiamo pubblicato il bando “Mettiti in moto! Neet vs Yeet – Le opportunità per i giovani in Veneto”, con l’obiettivo di offrire nuove opportunità di formazione e lavoro ai giovani.
La Regione Veneto finanzia, attraverso questo bando, diverse azioni: percorsi formativi per l’inserimento lavorativo, percorsi di accompagnamento al lavoro e di inserimento.

La formazione calibrata sulle necessità del mondo del lavoro secondo noi costituisce la misura che maggiormente rafforza l’occupabilità delle persone, soprattutto dei più giovani. E’ fondamentale che si tratti di una formazione vera e utile, per questo motivo abbiamo preteso nel bando che i progetti destinati ai giovani partissero dai fabbisogni professionali effettivamente rilevati sul territorio e quindi da specifiche esigenze delle imprese. Per noi le priorità sono lo sviluppo del sistema Veneto, l’occupazione dei nostri giovani, conseguentemente nell’individuare le misure da adottare abbiamo pensato esclusivamente a questo e a quale fosse il modo migliore per realizzarle.

 

Parliamo di finanziamenti: quante risorse sono state investite sul Piano?

 

Alla Regione Veneto sono stati riconosciuti per l’implementazione della Garanzia Giovani, quasi 84 milioni di euro. Una cifra importante. Non abbiamo previsto co-finanziamenti regionali, ritenendo che fosse prima necessario dimostrare ai nostri cittadini, da cui quelle risorse arrivano, che siamo in grado di spendere bene quei soldi facendoli rendere, producendo dei risultati, prima di spenderne altri. Se siamo stati in grado di arrivare preparati alla sfida della Garanzia Giovani, è stato perché abbiamo potuto farci forti delle nostre esperienze precedenti. La Garanzia Giovani costituisce per noi il terreno di prova di un’altra sperimentazione che dovrebbe consentirci di arrivare preparati alla prossima riprogrammazione dei fondi comunitari nel 2020, pronti per accogliere le altre sfide che il futuro saprà proporci.

Il Veneto inizialmente era stato escluso, insieme alle Province di Trento e Bolzano dai finanziamenti europei connessi alla Garanzia Giovani. Questo perché il tasso di disoccupazione registrato nella nostra Regione era inferiore ai parametri stabiliti a livello europeo (25%). Un motivo questo per noi di orgoglio che ha dimostrato che le iniziative avviate in questi anni hanno avuto un riscontro, producendo risultati tangibili. Il fatto che il Veneto abbia saputo realizzare politiche concrete capaci realizzare obiettivi in termini di occupazione analoghi a quelli registrati nelle Province Autonome, che dispongono di risorse di gran lunga superiori e di meccanismi ben più snelli, per noi è il segno di un successo che va ben oltre quello che i numeri dicono. Il fatto di penalizzare una Regione virtuosa  come il Veneto, si poneva però in contraddizione con gli obiettivi comunitari e con la necessità di continuare a garantire ai nostri giovani politiche solide ed effettive. Questo è stato capito. L’inclusione nel sistema è stata infatti poi possibile grazie alla solidarietà delle altre Regioni, un esempio questo del fatto che in Italia, al di là di quello che spesso traspare, la leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali funziona.

 

La Regione Veneto ha deciso di concentrare le risorse su accompagnamento al lavoro, formazione e tirocini, misure che nel piano sono state definite prioritarie in relazione agli obiettivi da realizzare, mentre ha ritenuto di non finanziare  apprendistato e servizio civile. Ci spiega la ragioni di questa scelta?

 

Il successo della Garanzia Giovani si misura sulle opportunità che sa offrire ai ragazzi di entrare nel mondo del lavoro. I dati di Veneto Lavoro ci dicono che le misure che più funzionano in questo senso sono le esperienze di breve durata in azienda, quelle che mettono i ragazzi nelle condizioni di farsi conoscere, di giocarsi le proprie carte, senza al contempo ingessare le imprese in dinamiche di lungo periodo. I tirocini – che la Regione Veneto ha regolamentato fin dal principio con un attenzione particolare alla qualità dell’esperienza formativa, costituendo poi il modello a cui le Linee Guida emanate in attuazione della legge Fornero, si sono ispirate – hanno dimostrato alla prova dei fatti di costituire lo strumento principe per garantire ai ragazzi un’opportunità di ingresso nelle imprese. Al contrario gli incentivi e i bonus occupazionali hanno dimostrato di non rispondere a questo obiettivo: le aziende non assumono perché esistono gli incentivi ma perché hanno bisogno di inserire delle risorse e questo bisogno si crea investendo sulle dinamiche della domanda, sulle competenze dei ragazzi. La decisione di non incentivare ulteriormente l’apprendistato si fonda su una riflessione bene precisa: a livello nazionale è un contratto già molto incentivato, incentivarlo ulteriormente non avrebbe contribuito a nostro avviso ad una sua diffusione. Per realizzare questo obiettivo occorre agire su altri piani, favorendo un cambiamento culturale, che si può contribuire a realizzare spiegando alle aziende perché questo strumento funziona, sensibilizzandole, creando i presupposti perché l’alternanza diventi una necessità delle imprese che non può essere certo indotta dall’alto.

 

Assessore, alla data di oggi risultano 9835 le adesioni alla YG Veneta. Molto resta da fare per la diffusione dell’iniziativa. Lei ha scritto personalmente ai sindaci dei comuni veneti chiedendo la loro collaborazione per diffondere l’iniziativa nei territori. Quale dovrebbe essere secondo lei il ruolo degli Enti Locali nella Garanzia Giovani?

 

Io credo che ragionevolmente saremo in grado di raggiungere con risposte concrete misurabili in opportunità effettive i 2/3 dei possibili beneficiari. Circa la metà dei ragazzi che si sono registrati al portale Veneto hanno già firmato un patto di servizio e ad alcuni di loro sono già state offerte opportunità concrete di inserimento nel mondo del lavoro. L’obiettivo che vogliamo realizzare, che poi è quello che anima il piano europeo, è quello di intercettare quei ragazzi che hanno maggiore difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. I NEET. Occorre per questo coinvolgere i comuni utilizzando le risorse umane e gli operatori in esse presenti perché si mettano davvero a servizio del cittadino, soprattutto dei più giovani, informando in modo capillare sulle opportunità di questo piano. La loro azione deve rivolgersi prioritariamente verso quei ragazzi, che più degli altri rischiano per la particolarità delle situazioni in cui vivono, di essere lasciati soli.

 

Cruciale è coinvolgere di più le aziende. Il Veneto si è dimostrato più capace di altri territori di intercettare la domanda di lavoro per i giovani, ma occorre fare di più. Ci sono in cantiere iniziative specifiche per coinvolgere le imprese?

 

Certamente. In cantiere abbiamo diverse iniziative per diffondere tra le aziende l’iniziativa europea. Obiettivo che realizzeremo coinvolgendo le parti sociali perché affianco a noi veicolino i contenuti del piano al tessuto produttivo. E’ infatti solo sul numero di imprese che riusciremo a coinvolgere che potremo misurare il successo della garanzia giovani. Il messaggio che dobbiamo trasmettere alle nostre imprese è di fiducia e positività, esse non devono percepire le iniziative collegate alla Garanzia Giovani, come “complesse” e burocratiche, devono capire che si tratta di misure concrete pensate per agevolarle, favorendo al contempo l’ingresso dei ragazzi nel mondo del lavoro.  In questo i media hanno una responsabilità importante, più si insisterà sull’evidenziare le criticità della Garanzia Giovani, più le nostre aziende guarderanno ad esse con diffidenza e sulla loro mancata adesione si misura l’insuccesso di un piano che dovrebbe essere pensato al contrario anche per attivare la domanda di lavoro.

 

Alcuni commentatori hanno osservato che molte delle offerte di lavoro pubblicate sul portale nazionale si riferiscono a posizioni che si sarebbero aperte a prescindere dalla Garanzia Giovani, tanto più che la maggior parte di esse provengono dalle agenzie per il lavoro, concludendo che la Garanzia Giovani non avrebbe portato alcun valore aggiunto. Quale è il suo punto di vista?

 

Credo sia un falso problema. L’obiettivo è favorire l’occupabilità dei nostri ragazzi, moltiplicare le occasioni di inserimento nel mondo del lavoro, il come questo scopo si realizza non conta. Peraltro credo sia assurdo attendersi che la Garanzia Giovani crei nuova occupazione, non è questo il suo senso. Il lavoro non si crea per legge, ne attraverso questa si possono modificare le dinamiche del mercato del lavoro. La maggior parte dei contratti è a tempo determinato, ma non è colpa della Garanzia Giovani, è il nostro mercato, per il particolare momento che sta vivendo, a soffrire di scarsa visibilità Non credo che sia un segno di declino, il lavoro a tempo determinato è comunque un lavoro. Ciò che conta è che i nostri giovani abbiano l’opportunità di farsi conoscere e di mettersi in gioco, il modo e la forma con cui questa esperienza si realizza, poco conta, purché si sostanzi in un canale legale e tutelato, quale è appunto il contratto a tempo determinato.

 

Chiudiamo, guardando al futuro. Cosa si aspetta dalla Garanzia Giovani e a quale contributo può apportare allo sviluppo del territorio?

 

Può apportare un contributo importantissimo. È un modo per dare finalmente concretezza all’articolo 1 della nostra Costituzione, l’Italia è un Repubblica democratica fondata sul lavoro. La Garanzia Giovani è un’opportunità per riempire di senso e dare concretezza a questo principio. La Regione Veneto è da tempo impegnata nella diffusione della cultura del lavoro, nelle Scuole di ogni ordine e grado. Trasmettere il senso del lavoro e il suo valore, questa è la vera e unica Garanzia Giovani.

 

Giulia Rosolen

ADAPT Research fellow

@GiuliaRosolen

 

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