14 luglio 2014

La Garanzia Giovani in Veneto. Prime osservazioni sullo stato di attuazione

Giulia Rosolen


«Voi parlate troppo spesso di giovani, e troppo poco con loro». Con questa frase si è aperta ad aprile la presentazione della Garanzia Giovani in Veneto. Non con la citazione di un filosofo o di un economista, ma con il verso di una canzone di Gianna Nannini e Fabri Fibra. Qualche snob in platea ha arricciato il naso, ma poco importa, il messaggio è arrivato, ben chiaro e in anticipo netto rispetto alla maggior parte delle Regioni, dove del Progetto europeo, si iniziava a mala pena a parlare. In Veneto, Regione dove la logica del fare ha sempre avuto la meglio su quella del dire, si è capito fin da subito che per raggiungere l’obiettivo – agevolare l’occupabilità dei ragazzi e la loro collocazione nel sistema lavorativo e/o formativo – occorreva passare dalla logica del “servizio” a quella dell’opportunità, costruendo alleanze, facendo sistema. Questo il tratto che maggiormente connota la strategia Veneta, dove già nella fase di progettazione del Piano di attuazione sono stati coinvolti tutti gli attori del placement (scuole, Università, parti sociali, operatori privati), chiamati poi a partecipare all’operatività. Ripercorrendo i tratti caratterizzanti delle esperienze nord-europee di Youth Guarantee, dove l’idea della Garanzia Giovani è nata, il Veneto ha articolato il proprio piano d’azione su due livelli: quello della education guarantee e quello della job guarantee, prevedendo due percorsi – verso la scuola, pensato per i ragazzi privi di titoli di formazione superiore con l’obiettivo di reinserirli nei percorsi educativi, e, verso il lavoro progettato per i ragazzi che avendo finito i propri percorsi d’istruzione formale con l’obiettivo di riconoscere loro un’opportunità di inserimento nel mondo del lavoro.

 

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Il contesto in cui si inserisce il Piano Veneto, si contraddistingue per non essere drammaticamente afflitto dalla questione disoccupazione giovanile – quanto meno se il benchmark è costituito dalle altre Regioni italiane – e comunque forte di iniziative precedenti di successo a cui in qualche modo la Garanzia si ispira. Due temi questi peraltro legati a doppio filo. Sotto il primo punto di vista, se è vero che le cose in Veneto vanno ancora discretamente bene è altrettanto vero che sono molto peggiorate negli ultimi anni.

 

Il tasso di occupazione 15-29 anni ha subito una contrazione molto significativa, perdendo oltre 14 punti percentuali dal 2007 al 2013 (rispettivamente 52 e 37,7%). Nello stesso periodo la disoccupazione dei 15-29enni è cresciuta dal 6,3% del 2007 al 17,4% del 2013 (per la componente 15-24 anni il tasso di disoccupazione è salito dall’8,4% del 2007 al 25,3% del 2013). Osservando poi il complesso delle assunzioni, si nota immediatamente come la peggiore performance sia quella realizzata dai lavoratori tra i 18 e i 29 anni: di fronte ad un irrigidimento complessivo del mercato e ad una caduta del volume complessivo delle assunzioni (tra il 2008 ed il 2013) pari al 18%, quelle dei più giovani flettono del 29%. Il clima economico e sociale avverso alle nuove generazioni ha prodotto un incremento significativo della componente NEET tra i giovani che non sono né occupati né impegnati in corsi di studio o formazione, la quale ha raggiunto il 17% della popolazione giovanile veneta. Un quadro in peggioramento che ha spinto i decisori istituzionali ad agire senza attendere che la crisi passasse da sola.

 

I primi passi in questo senso si sono mossi nel 2012, quando si è iniziato a capire che le cose stavano cambiando e che per non rimanere sopraffatti da esse occorreva saper leggere le trasformazioni in atto, buttando i vecchi occhiali, guardano quello che stava accadendo con occhi nuovi. Così, nel maggio 2012, nella Giornata dedicata alla Green Economy, la Regione Veneto ha sottoscritto con le Parti Sociali il Patto per il Veneto 2020. Nel documento della Regione si parla dell’esigenza di innovazione di sistema per rispondere alla crisi con la stessa energia che è stata indispensabile cinquant’anni fa per dare vita al miracolo del Nordest. Il futuro di un territorio dipende dai sui giovani, per recuperare competitività occorre partire da loro, favorendo il loro ingresso nel mondo del lavoro attraverso un rafforzamento dell’efficacia della rete di servizi di orientamento scolastico e universitario e misure efficaci di accompagnamento nell’inserimento lavorativo.

 

Nel documento si fa spazio a temi come la promozione dell’alternanza, il rafforzamento dell’apprendistato, la sperimentazione del patto di prima occupazione, alla promozione dell’imprenditoria giovanile in particolare in alcune aree su cui l’economia veneta può competere a livello internazionale con più slancio: turismo sostenibile, green economy, made in Italy. Questioni che non sono rimaste lettera morta ma che sono state oggetto di impegni concreti. Al Patto per il Veneto è seguito nello stesso anno, il Piano Integrato per l’Occupazione giovanile e la sottoscrizione di diversi protocolli con le Parti sociali che hanno portato alla realizzazione di interventi formativi e di orientamento finalizzati alla valorizzazione dell’istruzione tecnica e professionale, quale leva fondamentale per un inserimento qualificato nel mondo del lavoro.

 

In seguito alla sottoscrizione del Protocollo d’intesa con Confindustria Veneto la Regione ha messo a disposizione degli Istituti Tecnici Superiori 1 milione di Euro per la realizzazione di progetti che, in un percorso di avvicinamento tra scuola e impresa, hanno favorito il ruolo dell’istruzione tecnica nell’occupabilità delle giovani generazioni, attraverso attività di orientamento, laboratori, visite aziendali e la costituzione di una rete del placement al cui interno hanno trovato posto Veneto Lavoro, i servizi di placement scolastici e universitari e le agenzie per il lavoro.

 

All’iniziativa hanno aderito 48 Istituti Tecnici o Istituti Superiori a indirizzo Tecnologico e sono coinvolti nelle attività oltre 5.400 allievi. Con il Protocollo d’intesa sottoscritto con Confartigianato si è dato il via al “Giotto a bottega da Cimabue – La trasmissione dei saperi”, con l’obiettivo di rivitalizzare il comparto artigiano attraverso un rilancio dell’educazione all’imprenditorialità facente leva sul rapporto Maestro-Allievo. Con tale Protocollo i soggetti sottoscrittori si sono impegnati nella realizzazione di azioni di promozione dell’artigianato nella scuola secondaria e nei centri di formazione, di azioni di accompagnamento all’inserimento lavorativo, di azioni volte a rimuovere gli ostacoli che limitano lo sviluppo di nuove imprese e di azioni volte a supportare e accompagnare i neo imprenditori nel percorso di creazione e/o trasferimento d’impresa.

 

In linea di continuità con le azioni già intraprese e le particolari caratteristiche del contesto, il 15 aprile 2014 è stata approvata la DGR n. 555, contenente il Piano della Regione Veneto per l’attuazione della Garanzia Giovani che individua gli attori coinvolti nel sistema di Garanzia Giovani, le azioni da porre in essere e i servizi da garantire ai giovani destinatari e la ripartizione delle risorse tra le diverse misure.

 

La Regione Veneto, a differenza di altre Regioni, ha deciso concentrare le risorse a disposizione (83,2 milioni di euro) su “formazione” e “tirocini”, ritenendo tali aree di azione prioritarie, rispetto alle altre misure attivabili e finanziabili secondo il catalogo previsto dal Piano Nazionale, per favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro veneto.

 

 

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La tabella evidenzia quanto si è deciso di investire o non investire sulle diverse misure individuate dal “catalogo nazionale”, ed il peso percentuale delle risorse stanziate per ciascuna misura rispetto al totale. Balza immediatamente agli occhi come la Regione abbia deciso di non investire nemmeno un euro sull’apprendistato, né dal punto di vista del finanziamento della formazione, tutoraggio…), né nell’ambito delle logiche del bonus occupazione. Un paradosso: l’azienda che assumerà un giovane a termine o in somministrazione beneficerà di un bonus occupazionale che invece non verrà riconosciuto qualora quella stessa azienda intenda utilizzare l’apprendistato.

 

Per accedere alla Garanzia sono previste due modalità: una “telematica” che prevede l’iscrizione al portale regionale o nazionale e una “fisica” che prevede che l’iscrizione avvenga presso i c.d. Youth Corner. Si tratta di due vie alternative per effettuare l’accesso al sistema e raccogliere le prime informazioni sul funzionamento della Garanzia Giovani. Una volta effettuata la registrazione, i ragazzi dovrebbero essere contatti per un primo colloquio di profiling e primo orientamento, momento in cui effettivamente si realizza la “presa in carico” e dal quale decorrono i 4 mesi per raggiungere gli obiettivi fissati dalla Raccomandazione europea.

 

La prima fase del percorso di “Garanzia”, che si sostanzia in una serie di attività propedeutiche volte a sostenere il giovane nell’acquisizione di un primo bagaglio di informazioni utili ad intraprendere le attività di suo interesse e corrispondenti ai suoi fabbisogni, è affidata alla c.d. rete degli Youth Corner, che si costituisce dei 45 CPI del Veneto, dei servizi di placement degli Atenei veneti, degli Istituti Scolastici e di un numero selezionato di Unità Operative dei servizi per il lavoro privati accreditati. La rete di Youth Corner, nella sua composizione realizza – almeno in parte – i dettami della Raccomandazione europea, che richiede nell’implementazione del piano di sviluppare partnership tra servizi per l’impiego pubblici e privati, istituti di istruzione e formazione, servizi di orientamento professionale e con altri servizi specializzati per i giovani che facilitino il passaggio dalla disoccupazione all’inattività o dagli studi al mondo del lavoro, mentre è strutturalmente concepita come non rigida e orientata ai ragazzi in quanto ispirata al principio di move to youth e quindi imperniata sulla necessità di intercettare anche e soprattutto quei ragazzi maggiormente lontani e scoraggiati attraverso una serie di azioni mirate di attivazione.

 

Alla fase propedeutica segue poi, secondo le linee individuate dal modello Veneto, quella operativa: un volta individuato il “fabbisogno” il ragazzo dovrebbe essere indirizzato verso una delle misure previste e ritenute maggiormente idonee secondo il profilo e le prospettive occupazionali. Coerentemente all’impianto del sistema Veneto di Garanzia Giovani, concepito su due livelli, Verso la Scuola e Verso il Lavoro, si distingue tra ragazzi che hanno assolto l’obbligo di istruzione e soggetti che invece non lo hanno assolto nell’individuazione di specifiche misure volte a realizzare gli obiettivi di reinserimento nei percorsi di istruzione e formazione e accompagnamento al lavoro. Per i primi sono previste le seguenti misure:

 

– Orientamento specialistico o di II livello

L’orientamento specialistico rientra nelle attività di counselling/coaching è prioritariamente finalizzata a favorire la progettualità professionale sviluppando la consapevolezza personale e si basa sull’accompagnamento del ragazzo verso nuovi progetti professionali, al fine di migliorarne l’occupabilità. Si articola in 3 fasi: analisi dei bisogni e delle risorse del ragazzo e definizione degli obiettivi da raggiungere; approfondimento della storia formativa e lavorativa del giovane; messa a punto di un progetto personale che deve fondarsi sulla valorizzazione delle risorse personali (caratteristiche, competenze, interessi, valori, ecc,) in una prospettiva sia di ricostruzione del pregresso ma anche di valutazione delle risorse di contesto (famigliari, ambientali ecc..). Tale attività deve svolgersi in modo individuale ed è erogata sulla base della necessità dell’utente/destinatario di meglio definire un progetto personale, formativo e professionale. Ha una durata massima pari a 8 ore ed è resa a cura degli operatori pubblici e privati (accreditati per i servizi al lavoro o alla formazione continua).

 

– Formazione mirata all’inserimento lavorativo

Le attività formative sono indirizzate alla formazione di profili di tipo esecutivo (basso livello di complessità e che richiedono conoscenze generali e operative) o di profili di tipo specialistico (elevata specializzazione e complessità) a seconda dei fabbisogni individuati dalle aziende e delle caratteristiche della persona. Le attività possono prevedere formazione professionalizzante o di specializzazione da 16 ore fino ad un massimo di 200 ore. Le attività possono essere di tipo individuale (max 24 ore) o di gruppo (da 3 a 15 partecipanti; nel caso di formazione di specializzazione settoriale/funzionale possono essere creati sottogruppi di minimo 3 partecipanti). La formazione può essere svolta da soggetti accreditati per l’ambito della formazione superiore e soggetti accreditati per l’obbligo formativo, limitatamente ai propri ex allievi.

 

– Accompagnamento al lavoro

L’accompagnamento al lavoro si compone di quelle attività di affiancamento e supporto funzionali a supportare il ragazzo nella prima fase di inserimento nel nuovo contesto lavorativo. Ha la finalità di fornire elementi utili ad inquadrarne la collocazione in impresa e orientarlo alle attività da svolgere durante il percorso (orientamento al ruolo). Comprende l’attivazione di specifici strumenti gli interventi di ricerca attiva del lavoro e individuazione delle opportunità professionali (scouting delle diverse opportunità lavorative, promozione e invio della candidatura, supporto alla valutazione delle proposte di lavoro e nella partecipazione a colloqui di selezione, visita in aziende diverse da quella in cui si svolge il tirocinio) e l’accompagnamento del giovane nella prima fase di inserimento (tutoring) alle esperienze lavorative. Tali attività possono essere svolta dagli operatori pubblici e privati accreditati per i servizi al lavoro.

 

– Tirocinio extra – curriculare, anche in mobilità geografica

I tirocini hanno una durata compresa tra un minimo di 2 mesi e un massimo di 6 mesi (a seconda della tipologia dei destinatari). Nell’ambito dell’attività di tirocinio dovrà, inoltre, essere assicurata l’individuazione di un tutor aziendale per ogni azienda che accoglie gli utenti. Il tutor aziendale deve garantire un supporto costante all’utente per facilitarne l’inserimento in azienda ed il raggiungimento degli obiettivi formativi. Dovrà essere garantito un raccordo costante tra il tutor aziendale ed il tutor didattico/organizzativo, prevedendo la realizzazione di almeno due incontri che dovranno risultare dai report di attività degli operatori coinvolti. L’attività di tirocinio potrà prevedere inoltre la realizzazione di esperienze formative interregionali o transnazionali. La Regione si fa carico di erogare l’indennità di partecipazione al tirocinante e prevede che siano coinvolti in qualità di “soggetti promotori” gli operatori pubblici e privati accreditati per i servizi per il lavoro e le istituzioni formative limitatamente agli ex allievi.

 

– Sostegno all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità.

Il sostegno all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità comprende una serie di attività finanziate di accompagnamento all’avvio d’impresa al fine di supportare il ragazzo nella fase progettuale e operativa, quali: definizione di dettaglio dell’idea imprenditoriale; studi di fattibilità; ricerche di mercato; azioni marketing territoriale e piani di comunicazione; attività di supporto allo start-up d’impresa; predisposizione delle domande di richiesta di strumenti agevolativi a favore dell’imprenditoria; supporto per la ricerca di partner tecnologici e produttivi; supporto in materia di proprietà intellettuale (verifica di brevettabilità e ricerche pre-brevettuali). Tali attività possono essere svolte da soggetti accreditati per la formazione superiore in partenariato con Enti Bilaterali, Università/Centri di ricerca e eventuale partenariato (premiante) con Banche e/o altri Istituti finanziari che si impegnano a garantire la fattibilità del piano di sviluppo dell’impresa di start-up e a sostenere la stessa nei primi periodi di attività.

 

Il Piano Veneto, inoltre, riconosce alle imprese che in seguito all’intermediazione inseriscano nel contesto aziendale un ragazzo iscritto alla Garanzia Giovani, un Bonus Occupazionale diversificato in funzione della tipologia di contratto con cui avviene l’assunzione del giovane, del profiling del giovane e delle differenze territoriali. Il Bonus è erogato a imprese private, aventi sede legale in Veneto oppure almeno un’unità operativa ubicata in Veneto tramite i soggetti promotori, secondo gli importi elencati nella tabella che segue:

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Il Piano prevede invece per i ragazzi che non abbiano assolto l’obbligo di istruzione e formazione l’inserimento in percorsi di istruzione e formazione per il conseguimento di un diploma professionale finalizzati all’acquisizione delle competenze di base e tecnico-professionali definite nel repertorio nazionale dell’offerta di istruzione e formazione. I percorsi per il diploma professionale devono essere progettati i n continuità con una specifica qualifica di operatore individuata nel Piano Veneto e nelle direttive attuative. In esito ai percorsi e previo superamento delle prove finali è previsto il rilascio del diploma regionale. Ai fini della realizzazione delle azioni previste il Piano Veneto coinvolge i soggetti accreditati per l’ambito dell’obbligo formativo.

 

È presto per esprimere un giudizio, posto che al momento la Garanzia Giovani in Veneto si trova ancora al livello zero e non ha ancora imboccato i binari della piena operatività. Ci pare tuttavia possibile formulare una prima valutazione sulla base di diversi indicatori: grado di implementazione; efficacia delle misure coinvolte rispetto agli obiettivi, numero di ragazzi coinvolti; distribuzione delle risorse tra le diverse misure e rispondenza rispetto agli obiettivi.

 

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Quanto allo stato di avanzamento del percorso di implementazione, in Veneto il Piano territoriale di attuazione e la Convenzione con il Ministero sono state approvate il 15 aprile 2014, il primo maggio 2014 il portale regionale era attivo e consentiva la registrazione, il 25 giugno 2014 è stato pubblicato l’avviso per l’attuazione delle misure previste dal Piano Veneto. La Rete di Youth Corner è operativa dal primo maggio 2014.

 

Con riferimento invece al numero di ragazzi coinvolti, secondo i dati diffusi da Veneto Lavoro, all’11 luglio 2014, 5.880 ragazzi veneti hanno aderito all’iniziativa Veneta e 3.679 di questi hanno sottoscritto un patto di attivazione presso uno Youth Corner. Il numero complessivo di giovani veneti NEET che la Garanzia Giovani dovrebbe raggiungere è pari a circa 122.000 unità. Ad oggi dunque i giovani raggiunti rappresentano meno del 5%, un risultato contenuto ma di gran lunga superiore a quello registrato a livello nazionale, dove la percentuale di giovani raggiunti è inferiore all’1%.

 

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Nel complesso il giudizio rispetto al piano è positivo. La principale criticità a nostro avviso riguarda la scelta di non investire sull’apprendistato a beneficio invece di altre tipologie – contrattuali e non – di inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, che vengono rese maggiormente appetibili alle aziende con l’effetto perverso di cannibalizzazione dell’apprendistato.

 

Non utilizzare le risorse della Garanzia per sviluppare un sistema europeo dell’apprendistato, significa mettere in discussione il ruolo dell’apprendistato quale canale del sistema formativo e leva di placement, che avrebbe invece dovuto costituire il principale strumento di “Garanzia” in quanto capace di tenere insieme formazione e lavoro guidando i ragazzi nelle transizioni occupazionali, investendo sulle loro competenze, sul loro capitale umano. Una scelta in contrasto con le premesse che hanno animato il piano Veneto, oltreché con le indicazioni europee che vedono in esso l’estrinsecazione di ciò che la Garanzia rappresenta, e, soprattutto con la necessità di riconoscere ai giovani opportunità qualificate e qualificanti di inserimento nel mondo del lavoro.

 

Non è troppo tardi per cambiare rotta, ritornando sui propri passi e investendo su un rafforzamento dell’apprendistato quale strumento educativo e formativo per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. E’ la stessa Convenzione sottoscritta dalla Regione Veneto con il Ministero a consentire, infatti, esplicitamente la possibilità di variare in corso d’opera la ripartizione delle risorse tra le diverse misure a catalogo. Questa è la svolta buona che ci attendiamo per invertire la rotta. I principali rapporti europei e internazionali evidenziano che le economie del futuro sono le c.d. brain economy, come a dire che vedranno il domani solo i Paesi che pensano, le economie della conoscenza, quelle che innovano, che creano, che sanno creare ponti tra ricerca e impresa, tra scuola e lavoro. La Garanzia Giovani è in questo senso un’opportunità per le imprese, per i ragazzi, ma anche per il sistema Paese nel complesso considerato.

 

Per le aziende rappresenta un’opportunità per investire sui giovani e quindi sul proprio sviluppo, sul proprio domani: è, infatti, solo attraverso le competenze dei ragazzi che le imprese possono diventare più competitive, innovandosi. Un’opportunità per i ragazzi di capitalizzare la propria occupabilità, attraverso azioni concrete volte a sostenerli nei loro percorsi di crescita, non lasciandoli soli rendendoli autonomi, come a dire “date a un uomo un pesce e mangerà un giorno. Insegnategli a pescare e mangerà tutta la vita”. Ma, la Garanzia, è un’opportunità soprattutto per il sistema nel suo complesso, essa infatti in fondo ha uno scopo molto meno concreto delle misure di cui si compone ma in esso sta la sua importanza, restituire la fiducia, ristabilire un senso di direzione, insomma ridare un senso alla parola futuro.

 

Giulia Rosolen

ADAPT Research fellow

@GiuliaRosolen

 

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