La dispersione scolastica in Italia e in Lombardia e gli effetti della pandemia

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Bollettino ADAPT  29 novembre 2021, n. 42
 
I dati più recenti della dispersione scolastica a livello nazionale fanno riferimento al 2020 e sono stati pubblicati a giugno 2021 da ISTAT in un report conclusivo di un ciclo di audizioni sul tema della dispersione scolasticaDal report emerge che in Italia nel 2020 la quota di ELET è stimata al 13,1%, pari a 543 mila giovani, in leggero calo rispetto all’anno precedente e in generale molto inferiore rispetto al passato (era il 15,0% nel 2014 e il 19,6% nel 2008). Tuttavia, nonostante gli evidenti progressi nel contrasto del fenomeno, la percentuale di ELET rimane più alta della media UE, che per il 2020 si attesta al 9,9% (l’Italia è il quarto stato europeo per incidenza del fenomeno).
 
La situazione peggiora se si considera, accanto al dato sugli ELET, anche la dispersione scolastica implicita o nascosta, che per INVALSI viene alimentata da tutti quegli studenti che conseguono un titolo di scuola secondaria di secondo grado, ma senza aver raggiunto i traguardi minimi di competenze previsti per il loro percorso di studio. I risultati delle prove INVALSI possono essere pertanto letti come indicatori della portata del fenomeno: nell’anno scolastico 2020-2021 la dispersione scolastica implicita ha riguardato il 9,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, in peggioramento rispetto all’anno precedente (8,6%). In questo caso, tuttavia, la quota registrata da Regione Lombardia è significativamente più bassa della media nazionale, attestandosi sul 1,7% nel 2020-2021.
 
Come riportato nel medesimo rapporto, inoltre, la Lombardia nel 2020 ha registrato una percentuale di ELET pari al 11,9%, minore della media nazionale, ma più alta della media europea. Il paragone con gli anni precedenti mostra un forte miglioramento nel contrasto al fenomeno della dispersione scolastica in Regione: nel 2008 la quota di ELET era il 19,5% e nel corso di 12 anni è diminuita di 7,6 punti percentuali.
 
Significativo è notare le differenze di genere: in Italia la dispersione scolastica riguarda maggiormente soggetti maschi (15,6%) e in misura minore le femmine (10,4%). Regione Lombardia è in linea con il dato nazionale, registrando una quota di ELET del 14,4% tra i maschi e del 9,1% tra le femmine. In questo senso, particolare valore ricopre il miglioramento occorso negli anni, soprattutto per i soggetti maschi, che nel 2008 registravano una quota di ELET del 23,7% (una riduzione di quasi 10 punti percentuali nell’arco di 12 anni).
 
L’impatto della pandemia Covid-19
 
Nel report ISTAT viene, infine, fatto riferimento al possibile impatto della pandemia sulla dispersione scolastica. La pandemia, infatti, insieme alle cause tradizionali della dispersione scolastica, ha manifestato la comparsa di fattori che potrebbero influenzare il fenomeno dell’abbandono, come la mancanza di strumenti tecnologici, l’assenza di connessione e lo scarso sostegno familiare. Inoltre, le misure di contenimento dei contagi hanno comportato in molti casi l’impossibilità di mettere in atto le azioni che si sono fino ad oggi dimostrate efficaci nel contrastare il fenomeno, quali una congrua offerta di tempo pieno, servizi efficienti di refezione scolastica, la promozione di forme di collaborazione tra pari e la cura delle relazioni.
 
Attualmente non sono disponibili dati ufficiali sull’effetto della pandemia sulla dispersione scolastica, che richiederà maggiore tempo e disponibilità di informazioni per uno studio puntuale dal punto di vista statistico. Alcuni studi hanno cercato di indagare il fenomeno, senza tuttavia dimostrare una correlazione statistica. Ad esempio, un’indagine condotta da Ipsos con Save the Children ha stimato che in Italia nel 2020 hanno abbandonato la scuola 30.000 studenti in più rispetto al 2019 e il 28% degli studenti tra i 14 e i 18 anni intervistati conosce almeno un compagno di classe che ha smesso di frequentare la scuola (a distanza o in presenza) dopo il lockdown.
 
Un rapporto di Openpolis pubblicato a settembre 2021, ipotizza che la pandemia possa aver agito come un acceleratore di processi già in corso, piuttosto che come vero e proprio “spartiacque”, acutizzando problematiche in contesti in cui erano già presenti in misura significativa e dove la dispersione scolastica risultava statisticamente più elevata. Nello stesso rapporto viene sottolineata la necessità di disporre di informazioni attuali, quanto più disaggregate possibili, per uno studio efficace della correlazione tra pandemia e dispersione scolastica.
 
Da dove partire per contrastare la dispersione scolastica:
 
 A livello nazionale 
 
La prevenzione e il contrasto della dispersione scolastica e degli insufficienti livelli di competenze di base sono una priorità da affrontare, anche con un’attività di orientamento precoce e mirata, in un quadro di lotta alla povertà educativa.
 
Per migliorare l’inclusività dei sistemi di istruzione e formazione, i due fondi europei: FSE Plus e FESR intervengono per azioni di sostegno a studenti meritevoli, provenienti da contesti socio-economici svantaggiati. Il FESR, ad esempio, sostiene la riqualificazione delle infrastrutture scolastiche e formative ai fini del miglioramento dell’approccio educativo e dell’integrazione nelle comunità territoriali. Inoltre, in un’ottica di rafforzamento delle competenze chiave lungo tutto l’arco della vita, sono destinate adeguate risorse alla formazione permanente e continua, intervenendo prioritariamente su lavoratori meno qualificati e autonomi meno protetti, appartenenti a settori maggiormente colpiti dalla crisi, a sostegno della loro qualificazione e del rafforzamento delle competenze per la transizione industriale.
 
Le principali problematiche, che sono emerse dalla correlazione tra l’avvento della pandemia e la crescita del fenomeno dispersivo a livello nazionale, sono risultate imputabili in primis alla mancata disponibilità di strumenti tecnologici. Questa è la conferma dell’importanza di un investimento sempre più indifferibile nel campo della digitalizzazione; non a caso si tratta di un’area specifica di riforma e investimento identificata anche dallo stesso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che nella Missione 1 rubricata “digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo” affronta e approfondisce (investimento 1.7) il tema della diffusione delle competenze digitali di base, ipotizzando oltre a misure tradizionali fornite dalle piattaforme educative, di istruzione e di supporto all’inserimento nel mondo del lavoro,  l’obiettivo di rafforzare il network territoriale di supporto digitale (facendo leva su esperienze regionali di successo) e il Servizio Civile Digitale, attraverso il reclutamento di diverse migliaia di giovani che aiutino circa un milione di utenti ad acquisire competenze digitali di base.
 
In Lombardia 
 
In Lombardia la progettazione delle varie strategie a contrasto della dispersione scolastica dovrà avere riguardo alle peculiarità del contesto, caratterizzato da differenze sostanziali nei territori, tra le quali: i contesti di disagio e marginalità in particolare nei contesti periferici metropolitani, in cui la causa fondamentale è da ricercare nella situazione socio-economica della famiglia; contesti di “povertà educativa” in particolare nelle aree interne (montane o agricole); contesti a forte caratterizzazione industriale con un bisogno di manodopera non specializzata, che offre ai ragazzi un’alternativa di vita attraente, dal punto di vista economico, per la possibilità di assunzione e lavoro precoce, e per l’attrattività intrinseca del contesto produttivo e concreto rispetto al setting scolastico tradizionale.
 
Per approcciare il problema, l’azione regionale  sarà quindi chiamata ad offrire possibilità di sviluppo ed evoluzione personale per garantire alternative di vita e scelta ai ragazzi in difficoltà, sia a causa della situazione socio-economica familiare, che per situazioni di “povertà educative” date dal contesto territoriale; offrire possibilità di sperimentare contesti concreti in ottica orientativa (laboratori e work experience) per creare fiducia nella filiera professionalizzante regionale e stimolare il raggiungimento di qualifiche e diplomi; promuovere la reputazione del sistema professionalizzante regionale per superare le resistenze e la diffidenza di ragazzi e famiglie.
 
Gli obiettivi strategici regionali potrebbero essere così riassumibili:  aumentare il tasso di iscrizione nella filiera professionalizzante (passaggio al sistema IeFP in esito alla scuola superiore di primo grado); ridurre il tasso di dispersione scolastica (misurata sul numero di giovani tra i 18 e 24 anni in pos­sesso della sola licenza media e che non hanno concluso corsi di formazione riconosciuti di almeno 2 anni); ridurre il tasso di ragazzi non ammessi allo scrutinio nel I e II anno di secondaria superiore a causa delle assenze; diminuire il tasso di abbandono nelle scuole secondarie di II grado e nel sistema IeFP; ridurre l’indice di Povertà Educativa (IPE) della Lombardia.

In particolare, Regione Lombardia ha già previsto un’apposita misura, c.d. “misura antidispersione – 2-b” facente parte del programma Garanzia Giovani (di recente regolamentata con D.D.U.O. 4373 del 2021) nata con l’obiettivo di accompagnare i NEET (di età compresa dai 15 ai 18 anni fino al compimento dei 19 anni), con al massimo un titolo di licenza media (anche acquisibile durante l’iniziativa presso un Centro Provinciale Istruzione Adulti), nel reinserimento in un percorso formativo finalizzato al rafforzamento delle competenze. In esito a tale percorso, i ragazzi possono essere reinseriti in un percorso di istruzione o di istruzione e formazione professionale del sistema ordinamentale, oppure, se hanno assolto al diritto-dovere all’istruzione e alla formazione e hanno maturato tutte le competenze necessarie, possono accedere direttamente all’esame per conseguire un titolo di Qualifica professionale.
 
Sempre in Lombardia una misura che sembra funzionare correttamente in un’ottica di contenimento e riduzione della dispersione è la c.d. Scuola Bottega, che a Milano ha già aiutato più di 350 giovani a rischio “dispersione” a conquistare il diploma di terza media: ogni anno vengono attivate classi da 30 ragazzi e le lezioni si alternano a laboratori pratici.
 

Cecilia Catalano

Scuola di dottorato in Apprendimento e innovazione nei contesti sociali e di lavoro
ADAPT, Università degli Studi di Siena

@Cecilia52659303

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