La Corte europea per i diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per l’Ilva di Taranto

Per la Corte Europea dei diritti umani le istituzioni Italiane non hanno fatto abbastanza per tutelare la salute dei residenti delle zone a rischio. Delle 180 persone che hanno fatto ricorso, 161 dovranno essere risarcite.

 

La Corte Europea per i diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia sul caso Ilva per non avere «protetto i cittadini che vivono nelle aree toccate dalle emissioni tossiche emesse dall’impianto» di Taranto. Secondo la sentenza emessa il 24 gennaio l’Italia è stata condannata per aver violato l’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e l’articolo 13 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

 

La Corte ha stabilito «che il persistente inquinamento causato dalle emissioni dell’Ilva ha messo in pericolo la salute dell’intera popolazione, che vive nell’area a rischio» e che «le autorità nazionali non hanno preso tutte le misure necessarie per proteggere efficacemente il diritto al rispetto della vita privata dei ricorrenti». I giudici hanno chiesto di assicurare la protezione della salute e dell’ambiente il più rapidamente possibile. Per capire quali potrebbero essere le conseguenze di questa sentenza, Open ha intervistato Paolo Tomassetti, ricercatore di Adapt (Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e sulle relazioni industriali)…

 

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