Intervista a Massimo Bottelli, Direttore del settore Lavoro, welfare e capitale umano di Assolombarda

Alfonso Balsamo

 

 


Garanzia Giovani è la risposta europea alla piaga della disoccupazione giovanile. Qual è il ruolo di associazioni imprenditoriali per rendere più efficace questa iniziativa? C’è, nello specifico, un “Metodo Assolombarda”?

 

Quello della Youth Guarantee è un tema che ci sta molto a cuore perché mette al centro i giovani e il loro inserimento nel mondo del lavoro. L’attuazione del piano nazionale ‘Garanzia giovani’ rappresenta un’occasione unica da non perdere: nel biennio 2014-15 saranno mobilitate risorse per circa un miliardo e mezzo di euro, volte a offrire opportunità di lavoro o di formazione ai giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni in uscita dal sistema formativo. Assolombarda ritiene che per essere davvero efficace, la Youth Guarantee deve però trovare la sua dimensione territoriale, perché è proprio sul territorio che si realizza la relazione diretta con le imprese e le loro esigenze e per questo stiamo lavorando con le Istituzioni locali perché ogni territorio possa adottare le misure più efficaci.

 

 

Nella giornata “Youth Guarantee: Road to Employability” (4 marzo 2014) Assolombarda ha ospitato 4 assessori regionali che hanno spiegato come utilizzare al meglio i fondi europei per l’occupazione. C’è in particolare qualche modello regionale a cui fare riferimento?

 

Nell’incontro, promosso da Assolombarda, abbiamo voluto dare voce alle Regioni perché come detto è sul territorio che ci si misura. E’ emersa una comune visione su come attuare al meglio il Piano ‘Garanzia giovani’, sintetizzata in precise proposte che i rappresentanti delle Regioni hanno poi presentato al nuovo Ministro per il Lavoro Giuliano Poletti. E’ importante tenere conto delle specificità regionali, prendendo ad esempio le misure più efficaci che sono state già sperimentate in alcune Regioni, come la Dote Unica Lavoro, che individua quattro distinte fasce d’intensità d’aiuto in relazione alle diverse difficoltà occupazionali delle persone, o i Voucher che i giovani possono utilizzare per usufruire dei servizi erogati dalle Agenzie per il lavoro o dai Centri per l’Impiego o alcuni efficaci progetti di formazione professionalizante in alternanza scuola-lavoro.

 

 

È concreto il rischio che in un clima di emergenza, come quello attuale, gli incentivi al lavoro possano essere soltanto una “toppa” che non darà a ciascuno dei NEET italiani una chance decisiva. Come si può evitare questo pericolo e creare benefici a lungo termine?

 

Ci sono scelte efficaci da compiere. E’ necessaria innanzi tutto una semplificazione delle regole di ingresso nel mercato del lavoro e dell’apprendistato. Occorre poi liberalizzare i servizi all’impiego per creare una vera competizione tra il servizio pubblico, rappresentato dai Centri per l’Impiego, e il servizio privato, offerto dalle Agenzie per il Lavoro. Sarebbe opportuno puntare su un sistema premiale basato sul confronto della qualità ed efficacia dei servizi erogati, con una compensazione economica a “risultato”. Anche perché i Centri per l’Impiego pubblici intermediano, infatti, in Italia meno del 3% dei contratti di lavoro che vengono annualmente stipulati. Dobbiamo puntare anche all’utilizzo di un sistema informatico centralizzato, senza replicare l’esistente perché già esistono database nazionali delle Agenzie per il lavoro che intermediano la maggior parte dei rapporti di lavoro in Italia.

 

 

Nel piano Garanzia Giovani un ruolo decisivo lo avrà la comunicazione: non è facile arrivare a oltre 1,3 milioni di NEET. Ad oggi il sito Clic Lavoro presenta però poco meno di 300mila utenti ed ha una struttura tutt’altro che semplice e intuitiva. Basterà migliorare o pubblicizzare un sito internet o servono iniziative, anche a livello territoriale, più estese ed amplificate? Quali ad esempio?

 

Prima di tutto va detto che è opportuno evitare di disperdere risorse replicando soluzioni che già esistono. Ci possono comunque essere iniziative utili a livello locale tra le quali, in primo luogo, il potenziamento del  ruolo delle scuole, delle università e dei centri di formazione, come veri e propri ‘service’ di collocamento e orientamento per i ‘giovani-studenti’.

 

 

Siamo tra i peggiori 5 paesi europei per abbandono scolastico, penultimo per numero di laureati, ultimo per alternanza studio-lavoro tra i paesi più avanzati. Si può risolvere, a monte, la questione NEET facendo della Garanzia Giovani uno strumento per rendere meno autoreferenziale il nostro sistema educativo?

 

Sicuramente nel nostro Paese esiste un mismatch tra domanda e offerta di lavoro in particolare per alcune posizioni di tecnici specializzati. Una parte del problema è la mancanza di una adeguata formazione terziaria non accademica e la mancanza di una partnership tra imprese e istituti tecnici e professionali, al fine di accrescere le competenze richieste dalle imprese e stimolare così la formazione di curricula più appetibili. A questo proposito è necessario che da parte di tutti, ma anche da parte delle famiglie, si avvii un processo di modifica culturale che riconosca l’importanza e lo status anche della formazione tecnica, che offre poi concrete possibilità di trovare spazio nel mercato del lavoro.

 

 

Assolombarda si è mostrata molto sensibile ai temi del collegamento tra sistema educativo e occupabilità. Tra i 50 progetti del piano “Far volare Milano” propone diverse iniziative dedicate alla transizione studio-lavoro (tesi di laurea in azienda, partnership scuola-impresa, apprendistato semplice). Pensa che questi progetti potranno rappresentare delle best practice da “esportare” anche in altri territori italiani?

 

Riteniamo che i nostri progetti, da realizzare con il coinvolgimento delle Istituzioni e degli altri stakeholder locali, possano produrre delle best practice replicabili anche in altri contesti territoriali.

Il piano strategico di Assolombarda per “far volare Milano” pone particolare attenzione ai temi delle competenze, dei percorsi di formazione e istruzione, dell’orientamento al lavoro. In particolare vi sono alcuni progetti specificatamente dedicati come quello dell’Apprendistato semplice che mira a sviluppare iniziative e proposte per la semplificazione dell’apprendistato in Lombardia e quello della Partnership scuola e impresa, che punta a rafforzare la partnership tra imprese e istituti tecnici e professionali dei territori milanesi al fine di accrescere le competenze richieste dalle imprese e contribuire all’attuazione della riforma. Inoltre, ci sono il progetto Post-diploma a misura d’impresa, per la realizzazione sul territorio lombardo di esperienze pilota di formazione terziaria professionalizzante in alternanza scuola-lavoro, e il progetto Università e ricerca, volto a rafforzare la partnership imprese-università attraverso l’allineamento dei contenuti dei corsi di laurea di principale interesse delle imprese alla domanda di mercato.

 

Alfonso Balsamo

Scuola internazionale di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro

ADAPT-CQIA, Università degli Studi di Bergamo

@Alfonso_Balsamo

 

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