14 ottobre 2014

Il valore della formazione nell’apprendistato: la testimonianza di GPS S.p.A. nel racconto di un apprendista e del responsabile HR

a cura di Giulia Rosolen e Monica Zanotto


GPS S.p.A. è una azienda leader nella produzione e commercializzazione di shopping bags in carta e plastica. Si trova nel vicentino e dal 1976 ad oggi ha sempre creduto nelle energie dei giovani e su queste ha costruito il suo successo e il suo sviluppo.

 

Mauro Righele, responsabile delle Risorse umane, racconta che in questo ultimo anno l’azienda ha deciso di fare un importante investimento su se stessa e sulla sua crescita, per questo ha deciso di assumere sei giovani in apprendistato.

 

Che l’apprendistato in GPS funzioni davvero, lo raccontano le parole di Manuela Serena, apprendista in GPS S.p.A. da tre anni: «l’apprendistato per me è una cosa molto utile perché porta ad avere una concezione concreta e completa del lavoro che fai quotidianamente. Impari a risolvere i problemi e ad affrontarli lì dove nascono davvero, sul luogo di lavoro»

 

Manuela Serena, lavora gomito a gomito con Mauro che oltre ad essere il responsabile delle Risorse umane, è anche il suo tutor. Ci raccontano che vivono il loro rapporto come quello tra “maestro” e “allievo”, confessandoci però che spesso i ruoli si scambiano, perché l’apprendistato è in fondo un’esperienza che permette non solo ai giovani di crescere e di formarsi, ma anche alle aziende.

 

Assumere in apprendistato per un’azienda significa investire nel capitale umano – in termini di conoscenze e competenze – fronteggiando i gap causati dalle istituzioni scolastiche del territorio, formando le persone sul luogo di lavoro. Un percorso formativo che insegna ad imparare “sporcandosi le mani” stando alle regole di un organizzazione, a i suoi orari, ai suoi tempi. Imparare a vivere in un’azienda, questo deve insegnare l’apprendistato.

Gli ostacoli burocratici connessi all’apprendistato non fermano GPS: «l’assunzione di un’apprendista è certamente più complessa, ma una volta che ci si attrezza, lo si gestisce facilmente» e poi rispetto alle altre tipologie contrattuali (e non) a termine o della durata di pochi mesi, «questa forma contrattuale gode della sicurezza di un rapporto di lavoro della durata relativamente lunga e può annoverarsi come la migliore forma di investimento in termini lavorativi e formativi». È senz’altro da preferirsi allo stage – secondo Mauro Righele – perché questo «il più delle volte viene usato in modo distorto portando effetti negativi di disaffezione della persona all’azienda. L’apprendistato invece può costituire lo strumento per il ricambio generazionale, grazie alla formazione on the job e in affiancamento, che costituiscono una formula per garantire l’inserimento lavorativo delle nuove leve e il trasferimento delle competenze dei lavori maturi e soprattutto è uno strumento che aiuta ad avvicinarsi al mondo del lavoro, a crescere, a farti una bella esperienza che può servire anche in futuro come bagaglio culturale».

 

Giulia Rosolen @GiuliaRosolen

Monica Zanotto @MonicaZan8

Scuola internazionale di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro ADAPT-CQIA, Università degli Studi di Bergamo

 

* L’articolo è stato scritto sulla base di un’intervista realizzata in collaborazione con Confindustria Vicenza nell’ambito del progetto seguito da un gruppo di ricercatori di ADAPT volto a raccontare l’apprendistato con la voce dei protagonisti e di coloro che lo vivono tutti i giorni: apprendisti e aziende, e di cui il presente contributo costituisce un’anticipazione.

 

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