6 marzo 2015

Il settore dell’Edilizia sotto la lente dell’Inail: nonostante il dimezzamento degli infortuni occorre una riprogettazione ergonomica delle attività

Marta Costantini


La crisi economica si è abbattuta pesantemente sul settore delle costruzioni nel nostro Paese, con conseguente calo dei livelli produttivi: il 2012 è stato, infatti, segnato da una riduzione della produttività pari al 10,8%, scesa ulteriormente di 13,5 punti percentuali nel 2013 e, secondo gli ultimi dati Istat, del 7,1% per il periodo gennaio-novembre 2014. A subire gli effetti della crisi sono stati anche gli investimenti in termini reali: un esempio per tutti è quello della nuova edilizia abitativa, penalizzata fortemente dal minor numero dei permessi rilasciati per la costruzione delle nuove abitazioni.

 

Anche la situazione occupazionale del comparto dell’edilizia, secondo quanto annunciato dall’Istituto nazionale di statistica, ha accusato gli effetti della crisi economica, essendo stata registrata una flessione del numero degli occupati nel corso del 2013 superiore al 5% rispetto al 2012, scendendo così al di sotto di 1,6 milioni i lavoratori impegnati nel settore. Rimane invece stabile e cospicua la presenza degli occupati stranieri (circa il 20%), quasi doppia rispetto al totale degli stranieri presenti nell’insieme dei settori lavorativi.

 

Spostando, invece, l’attenzione sugli infortuni sul lavoro, sebbene il settore sia uno dei più problematici da questo punto di vista, si evince un trend positivo. Un dato rilevante ed inaspettato è proprio quello legato agli infortuni denunciati all’Inail nel 2013 che subiscono una riduzione pari al 18,6% rispetto al 2012. E se ci allontaniamo negli anni, il dato diventa significativo perché dal 2009 il numero delle denunce di infortunio nel settore delle costruzioni è calato del 46,1%[1]. Simile è anche l’andamento degli indennizzi che negli ultimi 5 anni ha registrato una flessione del 46,7% rispetto al 2009[2].

 

Questi risultati vanno, in realtà, letti in un quadro ben più ampio: non sono solo l’esito di una costante opera di prevenzione degli incidenti, che mette in campo preziosi strumenti quali la formazione dei lavoratori e la vigilanza e il controllo da parte dei soggetti a ciò preposti, ma è anche la naturale conseguenza del calo dell’occupazione registrato nel comparto.

 

Tuttavia, nonostante un’analisi più che positiva da parte dell’Inail, quello edile era e resta un settore che subisce pesantemente il fenomeno infortunistico più di altri a causa delle attività che lo caratterizzano, che richiedono l’impiego di attrezzature pericolose e macchinari pesanti. I lavoratori sono quindi maggiormente esposti al rischio (anche di tecnopatia) più che altrove: e così, ad esempio, sono state registrate il 12% delle menomazioni permanenti indennizzate per eventi infortunistici avvenuti nel 2013, rispetto all’8% attestato nel settore Industria e Servizi; i decessi nel comparto sono stati doppi in termini di incidenza sul totale degli indennizzi (0,30% rispetto a 0,17% per l’Industria e Servizi). L’analisi condotta evidenzia inoltre un altro dato da tenere sotto controllo: dell’alto numero di stranieri impiegati nel settore, molti sono spesi come manovalanza tuttofare, priva di un’adeguata formazione, e questo li rende più vulnerabili agli infortuni (è straniero 1 su 5 degli indennizzati). Le comunità romena, albanese e marocchina sono, nello specifico, quelle più colpite.

 

L’Inail offre poi un quadro delle lesioni più ricorrenti: il 25% dei casi riguarda la mano, particolarmente sollecitata nelle lavorazioni edili. Segue il 13% di lesioni alla colonna vertebrale, che subisce i carichi sostenuti dai lavoratori, mentre il 60% dei decessi è causato da lesione al cranio (basti pensare alle cadute dall’alto, che si attestano intorno al 24,7% nel quinquennio 2009-2013). Emerge anche che le malattie da sovraccarico biomeccanico hanno subito un notevole incremento: movimenti ripetuti degli arti superiori e movimentazione manuale di carichi in condizioni posturali inadeguate e con l’uso di strumenti vibranti hanno causato nel 2013 l’insorgenza di malattie osteo-articolari e muscolo-tendinee, che si attestano intorno al 40% per le malattie dei tendini e affezioni delle sinoviali, a poco più del 35% per affezioni dei dischi intervertebrali ed intorno al 10% per affezioni dei muscoli e dei legamenti. Ad essere maggiormente colpiti sono i muratori, i carpentieri, i pavimentisti, i tinteggiatori, gli idraulici e i manovali.

 

In definitiva, dal rapporto Inail si comprende che i costi sociali ed economici legati alle assenze per cure, all’invalidità, alla necessità di cambiamenti di mansione sono eccessivi e che appare necessaria ed urgente la pianificazione di una efficace politica di prevenzione degli infortuni.

A tal fine, la valutazione dei rischi gioca un ruolo cruciale ma altrettanto importante è l’utilizzo delle norme tecniche richiamate dall’art. 168 del d.lgs. n. 81/2008, che costituiscono i criteri di riferimento per quantificare e ridurre i fattori di rischio derivanti da movimentazione manuale dei carichi che, come sottolineato, rappresenta uno dei principali fattori di rischio del comparto.

Solo attraverso questo connubio è infatti possibile giungere ad una vera e propria riprogettazione ergonomica delle attività caratterizzanti il settore edile, in modo da garantire finalmente una efficace tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.

 

Marta Costantini

ADAPT Junior Fellow

@marta_costantin

 

[1] Fonte:Archivi Banca Dati Statistica aggiornata al 31.10.2014

[2] Fonte:Archivi Banca Dati Statistica aggiornata al 31.10.2014

 

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