13 ottobre 2014

Il salario minimo legale tra Europa e (forse) Italia

Davide Mosca


Salario minimo legale, un tema che non passa mai moda. Tutti ne parlano: da Jean-Claude Juncker e la sua proposta sul salario minimo europeo, al leader del Labour Party britannico Ed Miliband, al premier Matteo Renzi. Ma sappiamo esattamente cos’è e perché è diventato uno degli argomenti più dibattuti del momento? Partiamo da una definizione semplice: il salario minimo legale consiste in una soglia retributiva minima, individuata per legge, al di sotto della quale il datore di lavoro non può scendere per remunerare i propri lavoratori.

 

Come ogni soluzione di cambiamento che si rispetti, il salario minimo legale divide e, da anni, alimenta il dibattito tra sostenitori e scettici. Alcuni ad esempio evidenziano che un tale intervento sul mercato del lavoro potrebbe alterare il corretto equilibrio tra domanda ed offerta, generando “lavoro nero” ed elevati livelli di disoccupazione. Secondo altri il salario minimo legale assicura invece una protezione certa ai c.d. working poor e ai lavoratori più deboli, contrasta la segmentazione del mercato del lavoro e scongiura pratiche di dumping salariale.

 

Accantonati i filtri ideologici, dato di fatto è che in quasi tutti i Paesi europei vige un minimo retributivo fissato per legge. All’interno del contesto comunitario, gli Stati privi di questo istituto sono infatti solo sei: Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Svezia e Italia. Tra i Paesi muniti di un minimo salariale legale vi sono come ovvio differenze applicative. Nel merito, Lussemburgo e Francia si distinguono per i valori assoluti più elevati, rispettivamente 11,10 e 9,53 euro lordi per ora lavorata. Poco sotto troviamo Olanda, Belgio e Irlanda, sino ad arrivare a soglie salariali minime decisamente più modeste, sotto i 2 euro lordi all’ora, in Lettonia, Lituania, Romania e Bulgaria.

 

Per meglio inquadrare una panoramica europea del salario minimo legale può essere utile circoscrivere ulteriormente l’analisi ai Paesi più simili al caso italiano. Notiamo allora che il salario minimo nel Regno Unito è fissato a 7,43 euro lordi/ora (circa il 47% del salario mediano rifacendoci al rapporto percentuale noto come indice di Kaitz): qui i laburisti propongono addirittura un innalzamento dell’asticella. Lo Smic francese si attesta invece su valori sicuramente più elevati con i suoi 9,53 euro lordi all’ora (l’indice di Kaitz arriva al 62%), tali, secondo molti, da giustificare presto una revisione al ribasso. Il Belgio non è da meno: 9,10 euro lordi/ora, con la particolarità di un sistema “duale” in cui al minimo retributivo imposto per legge si aggiunge la contrattazione collettiva settoriale. Più contenuto l’importo spagnolo, che ammonta a 3,91 euro lordi/ora.

 

Ad un sistema analogo a quello belga si rifarà per tutto il 2015 e 2016 anche la Germania, l’ultimo Paese europeo ad aver introdotto per legge un minimo salariale. Stando alla riforma approvata a larga maggioranza dal Bundestag, il salario minimo legale è fissato a 8,50 euro lordi/ora e sarà applicato a tutti i lavoratori con eccezioni per gli apprendisti, gli stagisti, i minori di 18 anni senza qualifica professionale e i disoccupati “di lunga durata”. Nello specifico, il salario minimo entrerà in vigore nel 2015 e sino al 2017 si accompagnerà ad un regime transitorio “duale”, entro cui saranno ammesse deroghe alla soglia minima imposta per legge ricorrendo ai minimi stabiliti dalla contrattazione collettiva. Il salario minimo legale sarà poi generalizzato dal 2017, per essere rivisto annualmente da un’apposita commissione composta da rappresentanti delle parti sociali ed esperti.

 

Arriviamo infine allo stato dell’arte in Italia. Nonostante una previsione sperimentale nell’emendamento del governo al Jobs Act, nel nostro Paese il dibattito sul salario minimo legale è timido e spesso smorzato da veti pregiudiziali. Il timore è quello di un oscuramento del ruolo della contrattazione collettiva, che storicamente ha avuto il compito di regolare i minimi retributivi dei lavoratori nei diversi settori. Da questo punto di vista, una domanda sorge spontanea: la proposta dell’introduzione di un salario minimo legale va letta come l’ennesimo tentativo di marginalizzazione del sindacato da parte dell’esecutivo, oppure potrebbe seriamente rappresentare una sfida ed insieme un’opportunità per il sistema socioeconomico italiano?

 

Davide Mosca

ADAPT Junior Research Fellow

@Dav_Mosca

 

* Pubblicato anche su Conquiste del Lavoro, 11 ottobre 2014.

 

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