1 maggio 2019

Politically (in)correct – Il Primo Maggio… ai tempi del colera

Giuliano Cazzola


Bollettino ADAPT 6 maggio 2019, n. 17

 

Faccio il verso a un romanzo del grande Gabriel García Márquez per definire il contesto politico e sociale all’interno del quale si svolge, a Bologna, la manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil a celebrazione della Festa dei lavoratori.

 

All’evento non è stato, fino ad ora, dedicato molto interesse. Le cronache si occupano del destino del sottosegretario (a titolo personale) Armando Siri e dei conflitti che sbocciano ogni giorno all’interno della maggioranza. La Festa ha suscitato un po’ di curiosità per via della possibilità che vi prendessero parte anche gli imprenditori che avrebbero gradito di essere invitati. Poi il discorso si è chiuso con un No (sgarbato) dei sindacati.

 

Che dire?  La situazione del Paese è critica, senza che ci sia la necessità di attraversare l’Oceano e consultare l’Agenzia S&P o il FMI per rendersene conto. In fondo questi severi osservatori internazionali – nelle ultime settimane – si sono limitati, nei loro rapporti, ad effettuare dei copia/incolla dei dati e delle previsioni che il governo stesso ha consegnato al DEF, facendosi sorprendere, nelle ultime ore, da segnali positivi certamente importanti (la produzione industriale, l’uscita dalla recessione tecnica sia pure con una crescita molto limitata, una diminuzione della disoccupazione compresa quella giovanile, ecc…).

 

L’Istat ha annunciato un netto recupero dell’attività industriale e contributi positivi sia del settore agricolo, sia dell’insieme del terziario. Ma lo scenario rimane tuttora oscuro. Secondo l’autorevole Centro Studi della Confindustria (CSC) la produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative, arretra in aprile dell’1,1% rispetto allo stesso mese del 2018; in marzo è stimata scendere dell’1,5% annuo. Gli ordini in volume diminuiscono in aprile dello 0,3% su marzo (-1,2% su aprile 2018), quando sono aumentati dello 0,1% su febbraio (-2,7% annuo). Il calo dell’attività stimato in marzo e aprile annulla quasi la metà del recupero che era stato registrato nei primi due mesi dell’anno (+2,7% cumulato). Nel primo trimestre l’incremento della produzione industriale rimane robusto e contribuisce positivamente alla variazione del PIL che, secondo le stime preliminari, è stata di +0,2%. Parte debole, invece, il secondo trimestre, per il quale è stimata una variazione acquisita negativa (-0,9%). Le oscillazioni dell’attività industriale nei mesi recenti sono spiegate, in parte, da una ricostituzione delle scorte nel primo bimestre e da una conseguente stasi nei due mesi successivi, in un contesto di domanda giudicata debole e calante. Le scorte delle imprese erano state ampiamente utilizzate a fine 2018 quando, secondo la Contabilità Nazionale, avevano contributo negativamente (-0,4 punti) alla variazione del PIL nel trimestre (-0,1%).  

 

Si attende l’autodafè del voto per il Parlamento europeo in un clima di grande incertezza politica e si guarda con preoccupazione all’autunno quando arriverà il momento della resa dei conti con la legge di bilancio e con il suo carico di clausole di salvaguardia da sterilizzare.

 

Per i sindacati, questo è il 1° Maggio di una nuova era. E’ la prima che devono misurarsi con un governo che li sfida sul terreno della demagogia: una sfida difficile da affrontare perché la maggioranza giallo-verde ha inserito nel suo programma economico e sociale proposte “orecchiate” dalle rivendicazioni che i sindacati stessi avevano sostenuto nella trascorsa legislatura nei confronti dei governi di allora.

 

Dopo il voto del 4 marzo dello scorso anno, le confederazioni sindacali hanno subito uno sbandamento; hanno temuto che la crisi delle forze progressiste si riversasse anche su di loro. Poi hanno trovato la forza e il coraggio di impostare una linea politica che si frapponesse tra il governo e i lavoratori; in sostanza, una linea che consentisse a Cgil, Cisl e Uil di svolgere un ruolo autonomo, di ottenere un lasciapassare nella “terra di nessuno” tra Quota 100 e il RdC.

 

Non era facile conservare un profilo responsabile in materia di pensioni, prendere le distanze dal RdC e, nello stesso tempo, trovare una piattaforma che impegnasse il governo su di un terreno che per ora non è stato in grado di percorrere: quello della crescita, dello sviluppo e degli investimenti pubblici.

 

In tale impostazione, urlata nei comizi, ci sono anche elementi pretestuosi e strumentali: come se si trattasse di “non aderire né sabotare” le politiche del governo (quelle identitarie delle pensioni di del RdC), ma, nello stesso tempo prenderne le distanze, con qualche manifestazione e con puntuali comunicati-stampa di condanna e dissociazione nei confronti dei comportamenti più gravi in tema di immigrazione e sicurezza.

 

Cgil, Cisl e Uil non avrebbero retto uno scontro esplicitamente politico con l’attuale esecutivo (al pari di quello, implacabile, che la Cgil riservò per anni ai governi Berlusconi. Ma almeno sono riuscite ad evitare la resa: una scelta che alla luce dei fatti si è rivelata opportuna perché i vincitori di ieri non sembrano procedere col passo di una marcia trionfale. Verrà però il tempo – e presto – in cui non sarà consentito a nessuno, tanto meno ai sindacati, uno stato guardingo e precario di neutralità.

 

Giuliano Cazzola

Membro del Comitato scientifico ADAPT

 




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