Il piano per la nuova industria non faccia crescere solo chi è già forte

Fabrizio Patti (linkiesta.it, 22 settembre 2016)


Anche l’Italia ha un piano per l’Industria 4.0 e questa è una buona notizia. Lo è soprattutto perché il governo, che mercoledì 21 settembre lo ha presentato a Milano con il premier Renzi e il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, ha decisodi abbandonare la logica dei bandi a favore degli incentivi automatici. Per dirla con Calenda, è finito il tempo in cui quattro persone al ministero decidono cosa è l’innovazione di cui le aziende hanno bisogno. Quell’approccio ha fatto fallire il piano Industria 2015 e ha tagliato fuori le aziende meno attrezzate con dipartimenti in grado di preparare la documentazione per partecipare ai bandi. Ora, è il messaggio inviato agli imprenditori, tocca a voi decidere dove investire, mentre il governo si impegna ad agire con azioni orizzontali tra i vari settori e operare sui fattori abilitanti, come la banda larga e gli standard di interoperabilità.

L’elenco delle misure è lungo e si divide in quattro pilastri: gli incentivi agli investimenti innovativi, la spinta sulle competenze, il lavoro sulle “infrastrutture abilitanti” e gli strumenti pubblici di supporto classici (il Fondo di Garanzia per le Pmi e i contratti di sviluppo, rivolti soprattutto al Sud), che vengono riorientati verso i processi industriali più moderni.

Le aziende, con le associazioni di categoria confindustriali, hanno applaudito. La domanda da porsi, prima che tutto il sistema parta, però, è quanto questi strumenti saranno in grado di raggiungere le imprese “normali’. Vale a dire non le poche medie e grandi imprese che già oggi fanno investimenti in tecnologia ed esportano. Ma le centinaia di migliaia di aziende manifatturiere attive in Italia. Perché decidano di attivarsi e raggiungano l’obiettivo fissato dal governo di 10 miliardi di investimenti privati in più solo nel 2017, devono prima di tutto capire di cosa si sta parlando. «Il primo problema è di comunicazione», commenta Francesco Seghezzi, ricercatore del centro studi Adapt. Spiegare cosa sia l’Industria 4.0 è tutt’altro che semplice, perché si tratta una combinazione di nuove tecnologie (macchine intelligenti interconnesse e collegate a internet) e nuovi processi. Il governo, con Calenda e Renzi nel ruolo di “spalla”, se dobbiamo credere all’annuncio fatto, farà un roadshow in decine di città italiane per incontrare gli imprenditori. Poi, però, serve molto altro…

 

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