Il “modello ACC”: la ripartenza nel segno della partecipazione dei lavoratori e dell’attenzione al territorio

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Bollettino ADAPT 15 giugno 2020, n. 24

 

È ancora presto per sapere in quale direzione si muoveranno le relazioni industriali, eppure dalla Provincia di Belluno è arrivato un segnale interessante. L’accordo sindacale siglato il 10 giugno 2020 nel Consiglio di Sorveglianza di ACC (Wanbao) S.r.l. ha introdotto nel nostro Paese un significativo elemento di novità dato da un modello di partecipazione dei lavoratori alla vita dell’impresa che rappresenta un unicum nel panorama italiano e che ci spinge inevitabilmente ad una riflessione di senso e sul senso del dialogo sociale.

 

Negli ultimi mesi del 2019 i lavoratori dell’azienda bellunese ACC, che conta ad oggi circa 300 dipendenti e che produce compressori per frigoriferi per il gruppo Electrolux, hanno dovuto fare i conti con la pesante decisione della proprietà cinese – che nel 2014 aveva rilevato la società – di chiudere lo stabilimento. La reazione delle organizzazioni sindacali non si è fatta attendere e la richiesta di un intervento governativo si è concretizzata con l’avvio della procedura concorsuale di amministrazione straordinaria e la nomina di Maurizio Castro, già in passato responsabile delle relazioni industriali del gruppo Electrolux-Zanussi, a commissario straordinario.

 

È da qui che ha preso le mosse il Consiglio di Sorveglianza del 10 giugno 2020, che ha visto la  presenza di numerose istituzioni, tra cui il Ministro per i rapporti con il Parlamento D’Incà, l’Assessore al Lavoro della Regione Veneto Donazzan, il Sindaco di Borgo Valbelluna e il Presidente della Provincia di Belluno: in questa sede è avvenuto l’incontro tra il Commissario Straordinario, Confindustria Belluno, le Segreterie Territoriali di Fim-CISL, Fiom-CGIL e Uilm-UIL e le RSU dello stabilimento bellunese che ha portato al raggiungimento di un accordo interessante sul fronte della partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale.

 

Non si può certo affermare che sia mancato il coraggio ai soggetti firmatari: guardando al primo punto dell’intesa, basta il richiamo all’articolo 46 della Costituzione e alla prospettiva sostanzialmente inattuata di collaborazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, per sorprendere operatori ed esperti di relazioni industriali. Ulteriori richiami riguardano poi il decreto legislativo attuativo della Direttiva 2002/14/CE sull’informazione e la consultazione dei lavoratori e la legge regionale del Veneto n. 5/2010, che all’articolo 1 stabilisce che “La Regione del Veneto promuove e sostiene la partecipazione dei lavoratori dipendenti alla proprietà, alla determinazione degli obiettivi e alla gestione delle imprese venete”. Tra istituzioni e Parti Sociali firmatarie è emersa una certa consapevolezza della “necessità di una costante cooperazione, basata su un’informazione e su una consultazione aperte e leali e finalizzata alla continuità industriale e occupazionale e al rafforzamento competitivo dello stabilimento durante la procedura di amministrazione straordinaria”. L’auspicio a una continua cooperazione nasce quindi dalla comune volontà delle parti di porre al centro due elementi centrali per l’impresa e per i lavoratori, e cioè la prosecuzione dell’attività produttiva e la tutela dei posti di lavoro. Non solo: la crisi di ACC è affrontata con spirito collaborativo anche in un’ottica di valorizzazione del contesto produttivo del territorio bellunese, e lo dimostra il fatto che sia il Sindaco di Borgo Valbelluna a coordinare il tavolo, “insostituibile sede di consultazione a livello territoriale”, e che intorno ad esso siedano anche altri amministratori locali e regionali che hanno portato l’Assessore Regionale al Lavoro della Regione Veneto a parlare di “gioco di squadra” con messaggi uniti e organici dal territorio, con la collaborazione del Ministro D’Incà e con l’obiettivo di ricercare l’appoggio della finanza territoriale per garantire la continuità dell’azienda e del sistema universitario per la ricerca e lo sviluppo.

 

L’enfasi sulla necessità di una costante interazione e l’attenzione delle istituzioni al territorio sono senza alcun dubbio due fattori chiave che hanno creato un clima di reale collaborazione, favorendo la costituzione, sancita nel testo dell’intesa, del CO.I.CO.PER (Comitato Industriale di Consultazione Permanente), un organismo paritetico composto da tre rappresentanti aziendali, e cioè dal commissario straordinario e in due rappresentanti da lui designati tra dirigenti e consulenti di ACC, e da tre rappresentanti designati dalle Organizzazioni Sindacali tra i dirigenti territoriali e i rappresentanti sindacali aziendali. Stando ai contenuti dell’accordo, il Comitato si riunirà almeno ogni quindici giorni ed “esaminerà tutti gli aspetti relativi alla gestione industriale di ACC, con particolare riferimento ai fattori-chiave il posizionamento competitivo (clienti, volumi, prezzi, costi, qualità, prodotti, organici, ecc.), al processo di cessione degli asset aziendali, al contenzioso con fornitori, clienti e concorrenti, all’approvvigionamento di risorse finanziarie e ad ogni altra questione significativa per l’andamento della procedura di amministrazione straordinaria”. Il ruolo del CO.I.CO.PER sarà dunque quello di attuare un modello di collaborazione alla gestione di ACC con l’espressione di pareri preventivi per le decisioni del Commissario straordinario: il passo compiuto nell’accordo va nella direzione della valorizzazione della corresponsabilità delle Parti per affrontare una fase assai delicata come l’amministrazione straordinaria. E se il punto n. 7 si occupa di come gestire informazioni e valutazioni dell’azienda che necessitano di essere secretate, l’ultimo punto dell’accordo dispone che i processi di consultazione in sede CO.I.CO.PER siano integrativi e non sostitutivi delle sedi e delle attività di informazione, consultazione e negoziazione già previsti dalla normativa contrattuale vigente e dalle prassi aziendali.

 

Lo striscione che era apparso sui cancelli dell’azienda – “Questa storia ora la scriviamo noi” – con l’accordo del 10 giugno 2020 ha trovato una sua realizzazione in un modello che rappresenta una scommessa per la ripartenza di ACC nel segno della collaborazione tra lavoratori e impresa, al tempo stesso, un esempio reale di coesione territoriale e istituzionale che può offrire una importante riflessione anche a livello nazionale. L’emergenza epidemiologica che ha colpito in modo significativo il nostro Paese ha visto l’impegno delle Parti Sociali a garantire la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori: ora, la ripresa graduale delle attività e il duro confronto con i dati economici e occupazionali lasciano aperto più di un interrogativo sul ruolo del dialogo sociale nella ripartenza delle imprese e quindi del Sistema Paese. Che sia un momento propizio per ritornare a parlare di partecipazione?

 

Lorenzo Citterio

ADAPT Junior Fellow

@CitterioLorenzo

 

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