Il mio canto libero – Politiche attive: finanziare la libera domanda e coinvolgere le imprese nella libera offerta di servizi al lavoro

Bollettino ADAPT 11 gennaio 2021, n. 1

 

È largamente condivisa la necessità di promuovere politiche attive efficaci nel 2021. Il blocco dei licenziamenti non potrà essere ulteriormente prorogato pena la ingestibilità della bolla che si sta accumulando. Mario Draghi, che pure aveva sollecitato nella fase iniziale della pandemia la protezione indiscriminata dei rapporti di lavoro, ha recentemente sostenuto la necessità di sostegni selettivi alle imprese (e ai loro lavoratori) in grado di sopravvivere e svilupparsi nel mercato. La lunga stagione emergenziale e l’accelerazione dell’impiego delle tecnologie digitali hanno indotto riflessioni aziendali sui precedenti modelli organizzativi che generalmente si traducono nella eliminazione di figure professionali tradizionali e nella ricerca di nuove competenze. Il mismatching nel mercato del lavoro tra professionalità richieste e disponibili si è ulteriormente allargato in ragione della persistente autoreferenzialità di molte attività educative e formative. E di qui dovranno inesorabilmente muovere i decisori se vorranno produrre risultati tempestivi e quantitativamente rilevanti in tutti i territori di una nazione ancor più segnata da profondi divari.

 

È certamente incoraggiante il fatto che si voglia attribuire un peso rilevante all’assegno di ricollocamento anche se ridenominato. Ciò dovrebbe comportare la scelta di agire innanzitutto dal lato della libera domanda di tutti i servizi al lavoro, inclusi quelli relativi alla riqualificazione professionale, in modo da stimolare una sana competizione tra le strutture pubbliche e private che possono comporre una offerta libera e senza rendite. Ne consegue la necessità di ripartire l’assegno in termini tali da premiare l’effettivo collocamento del lavoratore in proporzione alle difficoltà di partenza indotte dal suo grado di occupabilità. Questo non significa rinunciare a specifiche azioni pubbliche dal lato della offerta. La carenza di competenze tecnologiche elementari è così diffusa da giustificare un piano straordinario di alfabetizzazione digitale che potrebbe mobilitare varie risorse, incluse quelle dei fondi interprofessionali. L’esperienza delle fondazioni ITS è stata talmente positiva da rendere condivisibile il sostegno alla loro diffusione. Qualche perplessità suscitano invece le lauree professionalizzanti con le quali le università hanno cercato di imitare la formazione tecnica superiore delle stesse fondazioni. Ma, in ogni caso, ben venga la fine dei tradizionali oligopoli regionali della formazione e la moltiplicazione delle esperienze che vogliono cimentarsi con l’addestramento e la riconversione delle competenze. Una condizione deve essere tuttavia posta ai fini della effettiva soddisfazione del desiderio di lavorare dei molti che sono e saranno esclusi dal mercato del lavoro. Ogni iniziativa deve essere caratterizzata dal coinvolgimento delle imprese, unica fonte di occupazione, come tale idonea a indicare cio’ che serve e come farlo. Il carrozzone formativo autoreferenziale nasce proprio dalla separazione con la dimensione produttiva. Una evidente dimostrazione del ruolo delle imprese nelle politiche di inserimento è l’apprendistato che si continua invece a penalizzare con l’incentivazione indiscriminata delle assunzioni dei giovani. Anzi, bisognerebbe finalmente aggiungere l’apprendistato per il ricollocamento di adulti disoccupati di lungo periodo.

Insomma, sappiamo bene ciò che non si deve ripetere.

 

Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

 

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