Il mio canto libero – Patto sociale o prospettive condivise?

Bollettino ADAPT 27 settembre 2021, n. 33

 

Per ben due volte il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha utilizzato, nel corso del suo intervento in Confindustria, differenti termini per indicare la auspicata convergenza tra governo e parti sociali sulla evoluzione dell’economia e della società. Patto o prospettive condivise? La differenza non è meramente lessicale perché nel primo caso si tratta di scambi faticosi nel superiore interesse della nazione, nel secondo di obiettivi accettati cui tendere con comportamenti liberi e responsabili di ciascuno dei sottoscrittori. A partire dal governo.

 

L’esperienza ci ricorda patti tripartiti impegnativi per sconfiggere la trappola dell’inflazione attraverso il superamento della scala mobile, per garantire stabilità monetaria mediante una manovra straordinaria di ben 100 mila miliardi, per dare impulso all’occupazione con l’introduzione di flessibilità nel mercato del lavoro. È lecito chiedersi, come egli implicitamente si è chiesto, se oggi vi siano le condizioni politiche e sociali per importanti concessioni degli attori sociali. Un patto implica infatti decisioni difficili come la volontà diffusa delle imprese di riconoscere processi di investimento nelle competenze e aumenti retributivi (nonché nuovi inquadramenti) skill based. E dei sindacati di accettare riorganizzazioni aziendali che implicano la transizione di molti a nuovi rapporti di lavoro. In questo caso il governo (con le Regioni) avrebbe il compito di realizzare finalmente politiche attive tali da offrire sufficiente sicurezza a chi deve muoversi verso altri lidi occupazionali.

 

Non avrebbe senso definire patto ogni documento privo di reciproche concessioni. In questo caso meglio parlare di “prospettive condivise”, ovvero di mete da conseguire attraverso la ricerca, di volta in volta, di accordi parziali o la libera determinazione di atti di governo coerenti con esse. La soluzione peggiore è la retorica di accordi vuoti o realizzati nel solo rinvio alla spesa pubblica bloccando l’azione di governo. Il dialogo sociale si esprime anche con l’ascolto sincero delle parti sociali da parte del governo. Non solo con la concertazione. Viviamo una trasformazione storica che non ammette finzioni e paralisi.

 

Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

 

Il mio canto libero – Patto sociale o prospettive condivise?