10 settembre 2018

Il mio canto libero – Lavoro domenicale: persona solida nella società liquida

Maurizio Sacconi


ADAPT - Scuola di alta formazione sulle relazioni industriali e di lavoro
Per iscriverti al Bollettino ADAPT clicca qui
Per entrare nella Scuola di ADAPT e nel progetto Fabbrica dei talenti scrivi a: selezione@adapt.it

La periodica riproposizione del nodo del lavoro domenicale appare via via logorata dalle crescenti possibilità offerte ai sistemi di distribuzione dall’evoluzione tecnologica. Ogni vincolo sembra infatti destinato ad essere facilmente aggirato dalle negoziazioni online le cui infrastrutture sono sempre più affidabili e perciò autosufficienti. E nessuno può avere l’interesse ad accelerare lo spiazzamento della distribuzione “fisica” ad opera dei nuovi canali.

 

Ciò non elimina, anzi rafforza, la necessità di una diffusa riflessione sulla vita buona e in essa dell’equilibrio tra lavoro, affetti e riposo. Tanto più “liquida” si fa la nostra società, tanto più robusta deve essere la consapevolezza circa la nostra responsabilità di saper conciliare i tempi di vita riconoscendo la priorità della comunione familiare. Questa peraltro non viene minata solo dall’orario di lavoro ma anche da quella assenza virtuale che si produce con la dipendenza dalle nuove fonti informative. Potremmo insomma rilevare con facile gioco di parole che proprio nella dimensione liquida serve una persona solida perché integralmente formata e perciò capace di affrontare rischi e opportunità del tempo che viviamo. Se abbiamo fiducia nella persona e nella sua naturale attitudine alla socialità, dobbiamo risolvere il tema della legislazione relativa al lavoro festivo attraverso la leva sussidiaria.

 

Dopo la fase del rinvio alla volontà di Regioni ed enti locali e dopo la fase della liberalizzazione assoluta, possiamo pensare ora ad un vincolo corretto dal diverso avviso delle parti sociali. Il governo ha nuovamente l’opportunità di rispettare l’autonomia collettiva. Nel caso del decreto “dignità” questo rispetto si è prodotto nei fatti attraverso la immutata possibilità di adattamento della nuova disciplina attraverso accordi di prossimità. Anche nel caso dell’orario di lavoro qualunque scelta restrittiva dovrebbe, esplicitamente o implicitamente, consentire alle imprese e ai lavoratori, nei soli limiti del diritto comunitario, di realizzare intese con le quali contemperare le esigenze competitive con quelle inerenti la vita relazionale. Ogni soluzione centralistica e a taglia unica sarebbe antistorica.

 

Maurizio Sacconi
Presidente Associazione Amici di Marco Biagi
@MaurizioSacconi

 

Scarica il PDF 

 




PinIt