20 maggio 2019

Il mio canto libero – Gianni De Michelis, la scala mobile e le grandi ristrutturazioni industriali degli anni ‘80

Maurizio Sacconi


Bollettino ADAPT 20 maggio 2019, n. 19

 

Gianni De Michelis si è spento a Venezia a 78 anni dopo una lunga malattia neurodegenerativa. I molti ricordi istituzionali, a partire da quello del presidente della Repubblica, ne hanno apprezzato le straordinarie capacità di analisi delle dinamiche geopolitiche e le importanti decisioni assunte quale ministro degli Esteri che consolidarono il ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo. Gianni De Michelis nasce però politicamente nelle fabbriche di Porto Marghera, è protagonista di una intensa stagione di relazioni industriali, diventa ministro delle Partecipazioni Statali prima e del Lavoro subito dopo compiendo scelte che risulteranno oggettivamente fertili per l’evoluzione dell’economia e della società.

 

Nei primi anni ‘80 le nuove pressioni competitive e la maggiore consapevolezza circa l’impatto ambientale delle produzioni di base sollecitarono grandi ristrutturazioni e trasformazioni che investirono la grande industria pubblica e privata. Merito di De Michelis fu non solo una inusuale capacità di guida di questi processi ma anche la volontà di coinvolgimento dei lavoratori interessati. Non si limitò infatti al pur doveroso dialogo con le rappresentanze sindacali ma, quale ministro, affrontò direttamente le assemblee nelle fabbriche più difficili come l’Alfa di Pomigliano e, come dirigente di partito, organizzò diffuse conferenze di produzione attraverso le quali i lavoratori dei Nuclei Aziendali Socialisti elaboravano e proponevano originali contenuti di riorganizzazione industriale.

 

Rimane poi nella memoria collettiva la fondamentale decisione di salvare l’Italia dalla terribile inflazione a due cifre dei primi anni ‘80 (i mutui casa al 20%!) attraverso il blocco delle diffuse indicizzazioni che alcuni avevano preteso nella illusione ottica di tutelare i più deboli. L’effetto contrario era una penalizzazione soprattutto dei salari minori e un impedimento alla crescita dell’economia e della occupazione. De Michelis realizzò, dopo una intensa trattativa, un accordo con le parti sociali per il controllo contemporaneo della dinamica dei prezzi amministrati, delle tariffe, dei salari. All’ultimo momento, per ragioni politiciste, Lama fu costretto dal suo partito (e suo malgrado) a ritirare l’adesione della Cgil cui seguì la contrarietà anche della Fiat e della Olivetti. Carniti per la Cisl, Benvenuto per la Uil, Merloni per la Confindustria decisero di andare avanti e firmare. Ne seguì una fase di grandi conflitti politici e sociali ed una iniziativa referendaria contro il provvedimento di attuazione del Patto.

 

Nel 1985, mentre l’inflazione in Italia scendeva più che altrove, gli italiani seppero superare l’illusione del quesito referendario che chiedeva più soldi in busta paga con una netta vittoria dei NO. Per la prima volta l’Italia, tradizionalmente consociativa, prese una importante decisione in materia di lavoro contro la Cgil ed il più grande partito comunista dell’occidente. Ne venne un lungo periodo di elevati livelli di incremento della ricchezza, dell’occupazione, del benessere distribuito testimoniato da una grande patrimonializzazione mediana delle famiglie. Lo stesso peggioramento dei conti pubblici in quegli anni fu dovuto alla maturazione degli impegni di spesa assunti nel decennio precedente e al “divorzio” tra il Tesoro e la Banca d’Italia che fece esplodere il costo di collocamento dei titoli di stato. De Michelis, fautore del controllo dei conti pubblici, tentò infruttuosamente nel 1984 una riforma delle pensioni sul modello della successiva legge Dini realizzata ben dodici anni dopo. Così come avviò una riforma dello stato sociale per fasce di reddito. I due maggiori partiti contrastarono e bloccarono l’una e l’altra.

 

Tutto ciò vale la pena ricordare ai più giovani e agli smemorati perché l’accordo sulla scala mobile rimane una fondamentale lezione sull’arte di governo, sui necessari compromessi che questa implica ma nondimeno sulle ancor più necessarie decisioni quando il pericolo incombe ed alcuni si sottraggono alle loro responsabilità. Gli italiani capirono.

 

Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

 




PinIt