19 novembre 2018

Il mio canto libero – Concorso di idee per una nuova definizione della formazione

Maurizio Sacconi


ADAPT - Scuola di alta formazione sulle relazioni industriali e di lavoro
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Nei giorni scorsi Federmeccanica e le organizzazioni sindacali con cui ha sottoscritto il contratto collettivo nazionale hanno promosso un incontro pubblico sul diritto soggettivo alla formazione nel lavoro, nuovo perché introdotto per la prima volta in questi termini nella esperienza negoziale tra parti sociali. La novità è stata particolarmente significativa perché si è prodotta nella categoria che in passato aveva condiviso il vincolo di un monte ore di formazione esterna all’impresa nel presupposto che questa non fosse “formativa” e che si rendesse necessario compensare l’implicita presunzione di impoverimento culturale del lavoratore con un apprendimento distinto e distante rispetto al luogo di produzione.

 

Il diritto viene ovviamente definito in termini promozionali, con l’eccezione di un obbligo minimo di 24 ore nel triennio, ma non per questo è destinato ad essere ineffettivo. Certo, la sua declinazione deve essere aziendale e territoriale per cui le commissioni paritetiche da tempo attive nella categoria a questi livelli sono ora chiamate a monitorare, progettare, sollecitare i modi con cui darvi implementazione. Esse possono avvalersi di Fondimpresa, il fondo interprofessionale promosso dalle parti dell’industria nel 2002 che consente alle aziende di accedere alle risorse raccolte con il prelievo obbligatorio dello 0,30% sul monte salari attraverso i tre canali del “Conto formazione”, del “Conto di sistema” e degli “Avvisi con contributo aggiuntivo”.

 

La percezione tuttavia è che questo impianto soffra ancora di eccessivo centralismo con i conseguenti pericoli di autoreferenzialità per tutto ciò che non è pura retrocessione di risorse alle singole imprese. Solo in prossimità, infatti, è ragionevole supporre una concreta attenzione alle azioni che accrescono insieme la occupabilità delle persone e la produttività delle imprese.

 

Occorre in ogni caso una solida rivoluzione nei metodi e nei contenuti rispetto ai canoni tradizionali della formazione al punto che Michele Tiraboschi ha in questi giorni ipotizzato anche l’utilità di una nuova definizione rivolta a sottolineare la qualificazione delle attività dedicate ad incrementare la conoscenza dei lavoratori come investimento produttivo da un lato e come risposta, dall’altro, ad una idea del lavoro quale bisogno insopprimibile della persona di esprimere il proprio potenziale. Il che ci conduce ad una evoluzione delle relazioni di lavoro, collettive e personali, fondate quanto più sull’empowerment di ogni persona, di tutte le persone. In fondo, le nuove macchine sembrano avere tutte la caratteristica di aumentare la capacità dell’uomo se ci disponiamo a cogliere appieno le opportunità che offrono.

 

Apriamo quindi un concorso di idee per cambiare un termine obsoleto che evoca cose inutili e cerchiamo soluzioni che richiamino, al contrario, il massimo della utilità.

 

Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

 

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