28 ottobre 2019

Il mio canto libero – Collaborazioni etero-organizzate e tecniche di tutela

Maurizio Sacconi


Bollettino ADAPT 28 ottobre 2019, n. 38

 

La nuova disciplina delle collaborazioni, quale definita dal Senato nell’ambito del cosiddetto “dl imprese”, conduce a piena espressione il germe della “etero-organizzazione” già contenuto nel dlgs 81/15. Si sottopongono così alle tutele della subordinazione (quali esattamente?) tutte le collaborazioni realizzate con apporto non più “esclusivamente” ma “prevalentemente” personale (quindi anche con mezzi propri) in quanto genericamente organizzate dal committente. Ovviamente non vi è prestazione che non sia organizzata latu sensu da colui che la richiede. Rimangono le eccezioni della norma del 2015 e quindi, soprattutto, quelle relative alle professioni ordinistiche e quelle definite da accordi collettivi nazionali.

 

Si riapre così la discussione (e l’incertezza) sulla regolazione dei rapporti di lavoro che si sperava accantonata per concentrare l’attenzione sui modi con cui promuovere la occupabilità delle persone nel tempo della grande trasformazione del lavoro. Come detto, è stato il jobs act a riproporre l’idea che la tutela del lavoro debba coincidere con l’impianto connesso alla subordinazione anche quando la prestazione è interamente a risultato. E quindi, in particolare, retribuzione oraria secondo i contratti collettivi, pause feriali obbligate, applicazione di tutto il testo unico sulla salute e sicurezza e (forse) la disciplina di fine rapporto. D’altronde, sempre il jobs act aveva cancellato i contratti a progetto facendo sopravvivere (e rivivere) le generiche collaborazioni.

 

Marco Biagi, come è stato più volte ricordato, aveva elaborato i contratti a progetto come risposta ad una domanda di maggiore controllo delle collaborazioni sregolate esplose nella seconda metà degli anni ‘90, con il disegno di riequilibrare poi le tutele (e i costi) tra queste e il lavoro subordinato nel nuovo Statuto dei Lavori.

 

A questo punto, si tratta da un lato di immaginare tutte le possibilità offerte dalla contrattazione anche quando realizzata tra associazioni di lavoratori genuinamente autonomi e associazioni di committenti. E, dall’altro, di costruire un sistema di tutele idonee ai lavori che prescindono dal vincolo spazio-temporale. Ci dovrebbe guidare l’obiettivo di capacitare ogni persona, tutte le persone, in modo che il contraente non sia “debole”.

 

Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

 




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