Il lavoro non tollera amnesie

Dario Di Vico (Corriere della Sera, 13 gennaio 2017)


Il governo Gentiloni porrà mano alla regolamentazione dell’uso dei voucher per evitare il referendum popolare appena dichiarato ammissibile dalla Consulta. Si tratta di una scelta pienamente comprensibile ma sarebbe un errore da parte dell’esecutivo limitarsi a un intervento di pura chirurgia giuridica. Le questioni legate alla disoccupazione e al lavoro debole sono oggi in testa nella gerarchia dei temi che veramente contano per la stragrande maggioranza degli italiani. Risulterà giusto quindi togliere l’acqua sporca e non buttare dalla finestra il bambino-voucher se in parallelo il governo sarà capace di spiegare cosa intende fare per il lavoro giovanile. Non ci sono alchimie politico-elettorali sulla tempistica del voto che reggano e possano giustificare un’amnesia.

Un medico che opera al pronto soccorso non potrà mai girarsi dall’altra parte solo perché un’ora dopo finisce il turno. Del resto anche gli ultimi dati forniti questa settimana dall’Istat dimostrano come l’occupazione sia aumentata negli ultimi 12 mesi soprattutto per gli over 50 e in buona parte per gli effetti dell’allungamento dell’età pensionabile. Di conseguenza se il centro-sinistra vuole evitare che la vera riforma del lavoro alla fin fine sia considerata la legge Fornero sulle pensioni deve darsi da fare per sfruttare fino in fondo le potenzialità del Jobs act.

In prima battuta non va dimenticato che nella legge di Stabilità 2017 sono previsti ulteriori 730 milioni di incentivi alle assunzioni focalizzati su due sole platee, i giovani sotto i 29 anni e il Sud…

 

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