15 maggio 2015

Lezioni di Employability/43 – Il cambiamento è nelle persone. Una scuola diversa  

Francesco Capurso


Si parla spesso, a proposito delle riforme della scuola, dell’insegnamento e del lavoro, di quanto sia fondamentale avere insegnanti e maestri in grado di segnare la strada individuale e di orientare le scelte future dei giovani. Una recente iniziativa del Corriere della Sera invita i follower del loro account twitter a ringraziare un insegnante, una persona che sia stata in grado davvero di arricchire il proprio vissuto, con una lezione, con l’esempio, con la passione, con il quotidiano lavoro.

 

Ma cosa rende unico il metodo di insegnamento, quale condizione consente davvero di imparare, di crescere, di fare proprie nozioni e dati offerti da altri per poi interpretarli e leggerli come se fossero propri? Cosa rende una persona, un docente appunto, indimenticabile a tal punto da imprimere un metodo in grado di permeare ogni sapere ed ogni attività, rimanendo valido nel tempo?

 

Chi, come me, ha avuto la necessità di conciliare lo studio accademico ed il lavoro, in una fase della vita personale durante la quale a queste due attività si aggiunge quella difficile pur bellissima di padre, capisce ben presto che si è in grado di metabolizzare molto meno velocemente e con minori risultati, nozioni ed argomenti di studio che non siano in linea con la propria specifica professionalità. E questo non solo a causa del poco tempo a disposizione, di una memoria più selettiva e di una urgenza di trasformare in azioni ciò che si impara. Ogni informazione è in grado di tangere ed entrare nel “sapere” della persona se interessa il soggetto che la riceve. Abbiamo assistito tante volte a scene educative durante le quali i figli, i discenti, i propri collaboratori si siano mostrati apatici e remissivi perché coinvolti in attività poco stimolanti e non in linea con le personali attitudini, per poi sfoderare passione e grinta di fronte a sfide differenti, che a loro interessavano e che li coinvolgevano come persone.

 

Il metodo didattico, se persegue lo scopo di toccare la testa e la attenzione di chi lo riceve, è chiamato a superare il limite di un sapere che si consegna, come una merce, come un oggetto o come qualcosa di solido. Il sapere non si passa, ma si può al massimo mostrare, applicandolo e aprendo agli altri il suo cuore centrale. Spiegare, aprire quindi, porgendo un metodo applicativo e indicando una strada per cercare in ciò che si studia una risposta alla propria ricerca individuale e al proprio percorso. Quando la didattica è in grado di concedere allo studente una opportunità consapevole di cercare il proprio spazio, il talento individuale, di capire quali strumenti ha per costruire il proprio futuro, allora funziona. Allora coinvolge, e stimola, e interessa, e rimane.

 

La mia passione per il diritto del lavoro, per le relazioni industriali e per la soluzione dei problemi di lavoro sorti nei contesti aziendali, mi convince della necessità di formare i giovani che vogliano affacciarsi a questo mondo con consapevolezza e pienezza circa i contesti organizzativi, il lavoro delle persone, le loro competenze, le professioni del futuro. Questa presenza mentale, legata ad una tenace applicazione (studio) – che non è così faticosa quando appassiona – consente di realizzarsi, prima come persone e poi come futuri lavoratori.

 

Urge quindi, in ogni sede scolastica, accademica e formativa, un cambio radicale del metodo didattico. Esso comporta una rivoluzione tesa ad incrementare l’interesse degli studenti verso i percorsi formativi, abbandonando l’idea che tutto quello che è sempre stato fatto (la prassi) debba continuare ad essere perpetrato e, soprattutto, ponendo i destinatari dell’azione formativa e didattica (studenti) al centro dell’insegnamento.

 

“In cattedra” salgono gli studenti, ribaltando lo schema tradizionale dell’insegnamento. Lo studio individuale, quello personale svolto nei momenti diversi dalla classe, concede ai singoli discenti spazio e tempo sufficiente per leggere e immagazzinare le informazioni della lezione frontale. In aula, portando ciascuno la parte compresa di quelle informazioni, gli studenti possono esprimere e mostrare quanto appreso, ponendo dubbi, criticità e anche esponendo il proprio metodo individuale di apprendimento. In questo modo la parte più impegnativa, delicata e fondamentale dell’apprendimento, ossia lo sviluppo di una visione critica e consapevole volta alla applicazione delle nozioni ricevute, avviene in aula, con l’accompagnamento del docente.

 

Il ruolo del docente è quindi di fondamentale importanza. È una guida, un faro che orienta ma che deve, soprattutto, far emergere la rotta verso cui indirizzare il metodo di apprendimento dello studente. Il docente è il riferimento costante che orienta il ragionamento, che stimola la creazione di metodi individuali di apprendimento, che mostra la validità e la bontà di percorsi critici di comprensione delle nozioni.

 

Questa modalità di insegnamento e di apprendimento richiede un notevole grado di interazione della classe, poiché è il corpo discente, nella somma delle singole individualità, a determinare il contenuto specifico delle lezioni (sulla base dei rilievi dei singoli, delle loro riflessioni e delle sintesi proposte) e ad evidenziare quali aspetti siano più lacunosi e quali meno. Questo comporta un ulteriore cambio di prassi. Gli studenti, sulla scorta di quanto è stato da sempre insegnato loro circa il metodo di apprendimento, non sono abituati ad essere protagonisti della lezione e vivono la didattica interattiva con  le medesime emozioni, dinamiche psicologiche e pressioni di una valutazione formale (esame, interrogazione, verifica). Questo non consente loro, almeno in una fase iniziale di un progetto didattico innovativo, di cogliere al massimo il valore di un metodo che li ponga al centro dell’apprendimento.

 

Gli studenti, chiamati a questo cambio radicale delle modalità di vivere lo stare in classe, inizialmente preferiranno un ritorno al metodo “tradizionale” di lezione (prendere appunti, ascoltare nozioni, rielaborarle privatamente e fuori dalla classe, essere valutati a fine percorso), piuttosto che elevare la loro partecipazione instaurando un ruolo attivo e centrale nel contesto della classe. Questa scelta è il frutto di un metodo consolidato nei comuni percorsi di istruzione, che pur non piacendo, rassicura perché pone i singoli come semplici fruitori di una educazione e di una formazione ricevuta. Non essere parte di un processo è il modo più comodo che si ha per valutarlo (anche negativamente), senza tuttavia concorrere a migliorarlo.

 

La rivoluzione è in questo: discenti e docenti sono insieme, in egual misura seppure con differenti ruoli, responsabili della riuscita di un processo di apprendimento. Esso è teso a consentire l’acquisizione di un metodo, la consapevolezza di attitudini e capacità personali, la conoscenza dei contesti nei quali si vive. Essere (o diventare) adulti, essere pronti a concorrere concretamente, con il proprio lavoro e la propria professione, al benessere collettivo significa diventare protagonisti della propria formazione e della propria crescita.

 

Generazioni di studenti hanno nei decenni interiorizzato un metodo didattico e di apprendimento, quello tradizionale emblematicamente rappresentato dalla cattedra, che non consente loro oggi di applicare un cambio radicale di rotta. Occorre quindi che questa rivoluzione avvenga sin dagli albori del proprio vissuto scolastico, dai primi anni delle scuole primarie, consentendo di abbandonare pressioni, condotte e atteggiamenti che impediscono allo studente di emergere come persona.

 

Attivando positivamente questi meccanismi didattici di condivisione attiva, il cambiamento è facilmente percepibile. Gli studenti entrano in comunicazione con il docente, si rompe il silenzio e cominciano ad alimentarsi gli interventi e i ragionamenti in aula. Il sapere diventa vivo, si modifica, si trasmette. Il buon docente, in questo contesto modificato, non parla agli studenti (lezione monodirezionale) ma dialoga con loro, insegnando un metodo, imparando a rendere la didattica personalizzata. A questo cambiamento occorre un alleato essenziale: la tecnologia al servizio della didattica. Il ricorso a strumenti di condivisione della conoscenza, appunto quali i social network, le piattaforme collaborative, consente di accompagnare lo studente in quei momenti di studio individuale e rielaborazione, allargando di fatto il contesto della classe e privando l’apprendimento ed il dialogo di limiti spaziali e temporali.

 

Condivisione e Connessione sono elementi fondamentali che sviluppano le relazioni didattiche tra studenti e professori e allo stesso tempo enfatizzano il bisogno della scuola di evolvere la propria connettività attraverso l’utilizzo dei network (twitter, Google+, etc.) e dei nuovi strumenti multimediali (ebook gratuiti, frequenza a distanza, community virtuali, etc.). Lo sviluppo della didattica deve andare di pari passo con la crescita dei sistemi tecnologici al servizio degli studenti, per fare in modo che le informazioni siano sempre più accessibili, libere, gratuite e imparziali e lascino allo studente la prerogativa di mettere assieme e utilizzare queste informazioni ai fini dello studio.

 

Acquisire un metodo e farlo proprio attraverso una didattica che ponga al centro dell’attenzione lo studente significa anche evitare che la fine degli studi coincida anche con la fine dello studio. L’acquisizione di un metodo di apprendimento liquido come quello descritto, consente di applicare senza sforzi una progetto individuale e collettivo di formazione continua, dettato dalla necessaria esigenza di continuare a formarsi e a studiare per mantenere un livello di conoscenza adeguato e non restare indietro.

 

Un giovane ha una vera “garanzia” di impiego se partecipa a percorsi formativi innovativi che prevedono alternanza con il mondo del lavoro, e se acquisisce un metodo di studio e di ragionamento che, al di là dei diversi settori disciplinari, tematici e di approfondimento, si applichi ad ogni contesto di vita.

 

Francesco Capurso

Studente FAD, Corso di Laurea specialistica in Relazioni di lavoro

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

HR & Payroll Specialist – Coesia S.p.A.

@ francestyle77

 

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