I rider di Foodora e le cooperative del futuro

 


I fattorini e gli altri operatori della gig economy devono necessariamente essere dipendenti dalla piattaforma per accedere ad un lavoro di qualità? No, con la Platform Cooperativism si candidano ad essere loro la piattaforma.

 

 

Pietro Ichino fa bene a valutare la vicenda Foodora con il metro della dipendenza economica sostanziale. Anche i giudici del Tribunale di Torino fanno bene a qualificare i rider come collaboratori autonomi, liberi di lavorare o non lavorare a propria discrezione. Così come fanno bene i sindacati a chiedere che il lavoro tramite app non inneschi meccanismi di dipendenza più vincolanti – ma meno tutelati – del rapporto di subordinazione tra datore di lavoro e dipendente. Fa bene l’Istat a misurare il fenomeno, con l’aiuto di INPS, INAIL, e Ministero del Lavoro. Fanno bene, a Milano e a Bologna, i rider stessi a dialogare con le istituzioni e associarsi per sperimentare forme di rappresentanza sindacale.

 

Fanno bene, anche se non sempre vanno d’accordo, tutti gli attori che, sulla scena del cambiamento nel mondo del lavoro, portano un argomenti razionali e analitici, tenendo fuori dai giochi luddismi controproducenti e soluzioni di pancia.

 

Eppure, per quanto razionali e legittime, le loro argomentazioni sono figlie delle logiche novecentesche del conflitto, quindi fragili e insufficienti. Insufficienti perché parziali, inadatte a raggiungere una visione condivisa del bene comune e della condivisione stessa. Fragili, invece, perché potrebbero non resistere alla prossima innovazione tecnologica o al prossimo intervento legislativo…

 

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