I numeri dei contratti a termine non sono un’anomalia italiana in Europa. Report ADAPT

Francesco Seghezzi (Start Magazine, 22 luglio 2018)


Obiettivo del decreto dignità è quello di avviare azioni di contrasto al fenomeno del precariato che, e questo è l’assunto di partenza, sarebbe aumentano notevolmente negli ultimi anni tanto da richiedere un intervento urgente. I contenuti del decreto ci fanno comprendere come il precariato sia identificato dal legislatore negli istituti del contratto a tempo determinato e nel contratto di somministrazione, in particolare la somministrazione a tempo indeterminato. Sulla base di questi elementi è interessante offrire un quadro di dati statistici e amministrativi che delinei l’evoluzione di tali forme contrattuali e la inserisca nel quadro comparato.

 

La prima distinzione da fare riguarda quello che le diverse tipologie di dati ci consentono di conoscere. Infatti le statistiche diffuse dall’Istat, seguendo la modalità di rilevazione utilizzata a livello europeo e internazionale, ci offrono dati in merito ai contratti temporanei in senso lato, ossia tutto il lavoro dipendente non considerato permanente. Tali dati consentono di avere un quadro sullo stock di lavoratori temporanei presenti nel nostro Paese. I dati amministrativi forniti invece sia da INPS che dal Ministero del lavoro riguardano il flusso di attivazioni e cessazioni dei contratti, e questo consente di avere una idea più precisa dell’andamento dei contratti a termine, non solo del lavoro temporaneo in generale…

 

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