23 luglio 2018

Gli Istituti Tecnici Superiori per il made in Italy: l’esempio dell’International Academy for Tourism and Hospitality di Cernobbio (CO)

Matteo Colombo


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Il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Marco Bussetti ha recentemente dichiarato, commentando lo stanziamento di 23 milioni di euro a favore degli Istituti Tecnici Superiori (ITS), che questi ultimi rappresentano “un’offerta formativa altamente qualificata, capace di promuovere elevate competenze tecniche e sviluppare processi di innovazione e di valorizzazione delle filiere territoriali […] Gli ITS generano professionalità utili al mondo produttivo e lo fanno lavorando a stretto contatto con i territori”([1]). Gli ITS sono percorsi formativi in grado di tenere assieme mondo dell’istruzione e formazione e mondo del lavoro, tramite percorsi progettati a stretto contatto tra centri di formazione, imprese, e altre realtà pubbliche e private territoriali. In Italia attualmente le fondazioni ITS sono 95, sparse per tutta la penisola. Nell’anno formativo appena concluso, hanno coinvolto quasi 11.000 giovani.

 

Tra questi percorsi c’è anche IATH, l’International Academy for Tourism and Hospitality, creato nel 2014 a Cernobbio, sul lago di Como. Il percorso ha come scopo la formazione di figure specializzate nell’ambito dell’accoglienza, ospitalità turistica e ristorazione, corrispondenti al profilo professionale di “Manager di hotel e ristoranti internazionali”. La fondazione che gestisce l’istituto tecnico è nata grazie alla collaborazione tra diverse realtà territoriali (e non solo): centri di formazione specializzati come Cometa, istituti scolastici superiori locali, esperti di formazione e mercato del lavoro come Gi Formazione e Fondazione ADAPT, partner imprenditoriali come le principali aziende del settore turistico locali, tra cui molti dei più prestigiosi hotel che si affacciano sul lago di Como.

 

La collaborazione tra questi enti ha permesso la progettazione di una figura professionale basata sui fabbisogni emergenti dall’esperienza delle realtà imprenditoriali del settore del turismo e dell’accoglienza, e successivamente utilizzati come riferimento per la costruzione di un percorso biennale le cui componenti formative hanno uno stretto rapporto con quanto effettivamente richiesto dal settore.

 

Come previsto per tutti gli ITS, anche IATH realizza tirocini formativi durante il biennio, al fine di migliorare le competenze degli studenti, che mettono così in pratica ciò che hanno studiato in un contesto lavorativo. Gli stage realizzati dagli studenti del biennio 2016 – 2018 sono stati 85: 79 in Italia e 9 all’estero. Il 75% di questi hanno avuto come soggetti ospitanti strutture del settore dell’accoglienza e del turismo principalmente localizzate tra la provincia di Como e quella di Milano, ma sono stati realizzati stage anche in Sicilia, Liguria, Val d’Aosta, Emilia Romagna, Sardegna, Toscana Lazio.

 

Un altro elemento tipico di questi percorsi è la composizione del corpo docente, per lo più fatta da professionisti e operatori dei settori produttivi inerenti al percorso. Il coinvolgimento di queste figure permette una didattica più attenta alla realtà lavorativa, e la funzione di mentoring che molti di questi professionisti svolgono nei confronti degli studenti è forte elemento motivazionale, oltre che di maggior coinvolgimento. La faculty di IATH è composta da 114 docenti, dei quali 59 hanno svolto ruoli di docenza per meno di 10 ore, cioè attraverso brevi percorsi finalizzata alla trasmissione di una specifica competenze o alla condivisione della loro esperienza e storia professionale.

 

Il percorso vuole esaltare quell’elemento tipico del made in Italy che è l’ospitalità e l’accoglienza turistica: allo stesso tempo, vuole promuoverne l’internazionalizzazione e l’esportazione anche in realtà all’estero: per questo motivo, IATH prevede ogni anno due sezioni: una in italiano, e una in lingua inglese. I partecipanti a quest’ultima sezione seguono tutte le lezioni in inglese e si vedono offerti stage formativi per lo più all’estero.

 

Questa scelta, unita al prestigio delle imprese coinvolte, alla capacità educativa di docenti e formatori, e a un’ottima struttura placement che segue i ragazzi fin dall’inizio del loro percorso nell’ITS e anche dopo la conclusione dei due anni, rendono IATH un’esperienza di successo. E a confermarlo sono i numeri. Per quanto riguarda i diplomati di quest’anno, corrispondenti quindi al biennio formativo 2016 – 2018, le classi erano composte da 20 studenti nella sezione in italiano, e 18 nella sezione in lingua inglese. Gli studenti si sono tutti diplomati, e solamente 7 sul totale di 38 risultano, ad inizio luglio, non aver ancora ricevuta una proposta di lavoro. Un elemento di forza di questi percorsi, come già ricordato, è la loro capacità di formare figure professionali corrispondenti a quanto richiesto dal mercato del lavoro, aiutando gli studenti ad una rapida transizione scuola – lavoro. IATH non si riduce però alla sua capacità di placement, ma formando operatori specializzati e dotati di ampie competenze e capacità dà agli studenti la possibilità di costruire percorsi di carriera e professionalità non riducibili al tempo con cui si inizia la prima esperienza lavorativa.

In questo senso, basta considerare il placement degli anni passati: per quanto riguarda i diplomati del biennio 2014 – 2016, su 19 solamente uno è temporaneamente disoccupato, 10 hanno contratti a tempo determinato e 6 a tempo indeterminato. Due, invece, hanno scelto di approfondire le loro conoscenza iscrivendosi all’Università: i percorsi come IATH, infatti, permette anche di guadagnare crediti poi riconoscibili a livello accademico. Considerando invece il biennio 2015 – 2017, su 24 diplomati solo 1 è disoccupato, mentre 10 hanno contratti a tempo determinato e 4 a tempo indeterminato.

 

La Fondazione IATH ha realizzato anche un corso d’Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS), dedicato alla formazione di profili professionali di “Glocal Chef”, in grado di unire competenze gestionali e competenze di progettazione e realizzazione di menu, valorizzando le tipicità del territorio e utilizzando tecniche che ne rispettino la tradizione. Anche questo percorso, della durata di un anno, è realizzato collaborando con aziende e realtà produttive (tra cui tre ristoranti stellati), anche attraverso la partecipazione a stage curriculari. Considerando gli studenti che hanno concluso il loro percorso nel triennio 2015 – 2017, su un totale di 57 ex-studenti, solo 5 sono disoccupati: tutti gli altri lavorano regolarmente.

 

I percorsi formativi realizzati da IATH si distinguono quindi per il coinvolgimento di aziende e imprese riconosciute come eccellenze nei loro settori produttivi, e per una programmazione attenta alle specifiche esigenze formative ed occupazionali del territorio e al percorso individuale del singolo studente, dal momento della sua entrata in IATH fin dopo il diploma, nelle sue prime esperienze lavorative. I numeri confermano la bontà di quanto realizzato. Concludendo, è opportuno anche ricordare il valore formativo di questi percorsi. Gli ITS e gli IFTS sono percorsi di formazione duale, in grado cioè di conciliare apprendimento teorico e discorsivo e apprendimento pratico e work-based. La commistione tra queste due dimensioni, unita a metodologie didattiche innovative e più “flessibili” rispetto a quelle previste dai canonici percorsi scolastici, permettono non solo una migliore occupabilità dello studente, ma anche una sua crescita come persona integralmente formata, oltre la dicotomia – storicamente radicata nella cultura italiana – che separa teoria / pratica.

 

Superare questa dicotomia vuole dire promuovere un’istruzione più attenta ai contesti produttivi, al territorio nella quale si realizza, alle diverse capacità e inclinazioni dei suoi studenti: “L’ITS, se ben gestito, concilia tecnica e cultura, teoria e pratica, formazione della persona e formazione alla professione. Un contributo a superare la crociana tradizionale contrapposizione fra scuole “che insegnano a pensare” (ad es. il liceo classico, le università generaliste) e scuole che “insegnano a fare” (IFP, IT) […] Gli ITS quindi identificheranno sempre più, con il contributo delle imprese e delle istituzioni, mestieri e professioni che rappresentino campi professionali estesi e le loro articolazioni per settore e specializzazione, disegnate in modo da assicurare identità alle persone e gestibilità da parte delle imprese e del sistema educativo”([2]).

 

Matteo Colombo

Adapt Junior Fellow

@colombo_mat

 

[1] Comunicato stampa del MIUR del 12 luglio 2018, ITS, 23 milioni di euro per l’ampliamento dei percorsi formativi. Al via il Programma di sviluppo nazionale

 

[2] Federico Butera, L’evoluzione del mondo del lavoro e il ruolo dell’istruzione e formazione tecnica superiore, in Professionalità Studi, Edizioni Studium, n. 1 settembre – ottobre 2017.

 

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