28 gennaio 2019

“Giovani e volontariato”: analisi e commento a margine della ricerca

Valerio Gugliotta


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Bollettino ADAPT 28 gennaio 2019, n. 4

 

Giovani e volontariato nelle Marche. Quali prospettive e quali sfide” è il titolo della ricerca recentemente curata da Ugo Ascoli ed Emmanuele Pavolini in collaborazione con il CSV Marche, che si è posta l’obiettivo di indagare ed individuare pratiche innovative per il reclutamento e il coinvolgimento delle giovani generazioni all’interno del mondo del volontariato.

 

Dai dati emersi da un campione di circa 200 organizzazioni di volontariato (ODV) marchigiane, si evince come circa il 40% delle ODV non ha al proprio interno volontari giovani (under 30), circa il 40% ha meno di un quarto di giovani sul totale dei propri volontari, mentre solo nel 20% dei casi, i giovani rappresentano una parte consistente (almeno il 25%) dei volontari.

 

Tab. 1 – Distribuzione delle organizzazioni di volontariato per l’incidenza volontari giovani sul totale dei volontari: Marche ed Italia a confronto
Marche Italia
Assenti 40,3% 45,3%
1-10% 20,4% 21,9%
11-25% 18,9% 18,7%
26-50% 13,8% 9,4%
Oltre 50% 6,6% 4,7%
Totale 100,0% 100,0%
Fonte: U. Ascoli, E. Pavolini (a cura di), “Giovani e volontariato nelle Marche. Quali prospettive e quali sfide”, 2018, p. 11.

 

Circa i due terzi delle ODV ritengono che la limitata presenza di giovani all’interno della propria realtà costituisca un problema. Come dichiarato dal prof. Ascoli in un’intervista a margine della presentazione della ricerca, la bassa affluenza da parte dei giovani è dovuta, tra le altre cose, ad una scarsa capacità di attrazione da parte delle ODV, non ancora entrate pienamente in sintonia con i cambiamenti sociali e culturali delle giovani generazioni. Occorre rivedere, allora, le modalità organizzative delle singole organizzazioni con particolare riferimento a stili comunicativi, forme di reclutamento, attribuzione di ruoli e di responsabilità, oltre che alla valorizzazione di forme di volontariato individuale, episodico, a tempo, flessibile, in linea con paradigmi e criteri con cui le ODV devono maggiormente entrare in sintonia. Infatti, dalla ricerca emerge che la disponibilità dei giovani alla partecipazione attiva nelle realtà di volontariato non manca, ma essa è contrassegnata da una maggiore discontinuità rispetto al passato, dovuta anche alla presenza di molte altre alternative offerte oggi ai giovani per l’impiego del proprio tempo libero.

 

Per ovviare a tale problematica, pare che il palcoscenico sul quale agire in via principale sia il mondo scolastico, dalle scuole primarie, alle scuole secondarie, fino alle Università. Secondo E. Pavolini, servirebbe lavorare maggiormente proprio all’interno del mondo della scuola, non soltanto perché questo costituisce il principale canale di collegamento per intercettare e raggiungere le giovani generazioni, ma soprattutto per affrontare anche da una prospettiva diversa la sfida educativa e formativa, vista la valenza che le attività di volontariato possono avere nella costruzione della identità personale del giovane. In tal senso, il CSV Marche sta cercando di favorire il coinvolgimento degli studenti universitari nelle associazioni di volontariato, proponendo esperienze di circa 50 ore di impegno sociale e di conoscenza del territorio e delle organizzazioni che in esso operano. La riposta delle ODV risulta confortante: infatti, oltre il 75% dei esse si dichiara disponibile a programmi di inserimento di giovani studenti, riconoscendo e sottolineando l’importanza di una presenza sistematica e continua nelle scuole e nelle università per la promozione dell’azione volontaria.

 

Le difficoltà circa il reclutamento dei giovani volontari, a quanto pare, sono legate anche ad alcuni dati ambientali e di contesto. Come emerso dall’analisi svolta tramite i focus group, vi sono precise indicazioni negative al riguardo: lo scarso lavoro sulle idee da parte di scuole ed università; la mancanza al loro interno di un contesto culturale che spinga al volontariato; la scarsa preparazione rispetto all’educazione civica; la grande confusione creata dall’alternanza scuola-lavoro; il fatto che molti ragazzi non trovano lavoro e chiedono di essere retribuiti. Così, per agevolare la ricerca di giovani volontari nelle scuole sono emerse precise indicazioni, tra le quali: educare maggiormente al volontariato all’interno della scuola e nelle Università; pensare primi periodi di inserimento graduale (ad esempio, non più di due ore a settimana); creare degli “ambasciatori” fra gli insegnanti attenti alla questione; proporre delle agevolazioni (anche tramite la contribuzione fiscale) per quelle persone che decidono di contribuire alla creazione di valore sociale; generalizzare la pratica dei crediti formativi nei curricula scolastici.

 

Si tratta di prime indicazioni, ma che ci invitano ad una più approfondita riflessione. Infatti, una maggiore sinergia e collaborazione tra organizzazioni di volontariato, da una parte, e mondo della scuola e delle Università, dall’altra, potrebbe rappresentare una opportunità per costruire ed implementare più mature esperienze di apprendimento non formale e informale anche mediante la cultura, l’animazione socioeducativa, il volontariato e lo sport. Come indicato nella Raccomandazione del Consiglio Europeo del 22 maggio 2018 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, infatti, «l’apprendimento non formale e informale [tra cui quello acquisito mediante esperienze di volontariato] svolge un ruolo importante per lo sviluppo delle capacità interpersonali, comunicative e cognitive essenziali, quali il pensiero critico, le abilità analitiche, la creatività, la capacità di risolvere problemi e la resilienza, che facilitano la transizione dei giovani all’età adulta, alla cittadinanza attiva e alla vita lavorativa». Risulta interessante, quindi – a partire proprio dai risultati emersi dalla ricerca – studiare ed analizzare in profondità la questione, al fine di pensare ed implementare metodologie e strumenti innovativi che possano risultare idonei a costituire una opportunità educativa e di accrescimento personale dei giovani verso una completa cittadinanza attiva e una partecipazione sociale all’interno del proprio contesto territoriale, contribuendo così allo sviluppo locale e civico della propria comunità e, al tempo stesso, maturando quelle competenze trasversali (soft skills) oggi indispensabili per la transizione dello studente verso i moderni mercati del lavoro.

 

Valerio Gugliotta

Scuola di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro

Università degli Studi di Bergamo

@valerio_gugliot

 




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