“Garanzia Giovani” non sta salvando i ragazzi italiani dalla disoccupazione

Giulia Saudelli (vice.com, 31 agosto 2016)


Doveva essere “una grande novità per il nostro paese,” una “risposta concreta a un’autentica emergenza sociale,” secondo le parole pronunciate il primo maggio 2014 dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Garanzia Giovani, un piano europeo che prevede l’erogazione di fondi per i paesi membri con tassi di disoccupazione sopra al 25 per cento, mira ad aiutare i giovani NEET (Not in employment, education or training, cioè che non lavorano, non studiano o non si stanno formando) a tornare attivi, migliorare l’occupabilità e cercare un impiego.

Le premesse erano buone — un piano mai visto in Italia, sostenuto da 1,5 miliardi di euro di finanziamenti, con il coinvolgimento di tutte le regioni, dell’INPS, dei centri per l’impiego e delle imprese, con un possibile bacino di utenza intorno ai due milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni; e ci sono stati senza dubbio alcuni successi. Ma le critiche dei ricercatori e dei giovani che hanno partecipato al progetto sono molteplici.

Secondo i dati aggiornati al 4 agosto 2016, più di un milione e 118mila persone si sono iscritte al programma Garanzia Giovani; al netto delle cancellazioni, il numero di registrati è di 954mila.

“È un numero notevole — i giovani hanno risposto bene a questo piano,” dice a VICE News Francesco Seghezzi, ricercatore di ADAPT, associazione per lo studio e la ricerca nell’ambito delle relazioni industriali e di lavoro. “Si può dire che i giovani italiani sanno qual è la loro condizione, non sono solo e unicamente i famosi ‘bamboccioni sul divano’ che non hanno niente da fare, non si interessano. Guardando il bicchiere mezzo pieno, [gli iscritti] sono tanti.”

Ma a guardare – invece – i numeri più nel dettaglio, si iniziano a scorgere i primi problemi.

A essere stati presi in carico dal programma sono stati 742mila giovani — segno che quasi 200mila ragazzi non sono ancora stati contattati dai centri per l’impiego e dalle agenzie interinali per procedere con la pratica. Tra le persone contattate, solo circa 375mila hanno ricevuto una proposta, che può essere un contratto di tirocinio, apprendistato, servizio civile, bonus occupazionale o sostegno all’imprenditoria.

Si tratta di circa un terzo delle persone registrate al programma, e un numero così basso, secondo Seghezzi, può costituire un problema proprio nel raggiungimento dell’obiettivo primario del programma — dare fiducia ai giovani e farli rientrare nel mercato del lavoro.

“Questa è una delle problematiche principali. Se tu vai da un giovane scoraggiato e gli dici ‘Ti aiuto’ e quel giovane ci sta, e poi dopo diversi mesi tu non gli dai una risposta, lo scoraggiamento non fa che peggiorare…”

 

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