10 luglio 2014

Garanzia giovani: guardiamo al positivo che c’è e su quello costruiamo!

Antonio Bonardo


Nei mesi scorsi ci siamo più volte dedicati a ragionare sul progetto Garanzia Giovani, il programma di politiche attive del lavoro varato dalla Commissione europea nell’aprile 2013 per affrontare il dramma della disoccupazione giovanile.

 

In Italia le operazioni di registrazione dei candidati ai portali dedicati sono iniziate il 1° maggio scorso. Si stanno avviando in questi giorni i colloqui con chi si è attivato iscrivendosi al programma, in modo da potergli poi offrire una delle soluzioni previste: tirocinio, apprendistato, inserimento lavorativo con contratto di lavoro subordinato (anche in somministrazione), servizio civile, oppure reinserimento in un percorso formativo o scolastico (per chi si è perso per strada durante la scuola secondaria superiore).

 

Ovviamente non siamo ancora in grado di poter parlare di risultati raggiunti, se non del fatto che oltre 100.000 giovani si sono registrati nei primi 2 mesi. Possiamo però parlare di un movimento positivo che si è avviato nel Paese, destinato prima o poi a portare i suoi frutti.

 

Li vogliamo mettere in luce:

 

Da politiche passive a politiche attive

 

Per la prima volta Stato e Regioni stanno lavorando insieme a costruire un sistema di politiche attive del lavoro. Che può dare elementi concreti molto utili per l’attuazione della legge delega attualmente in discussione al Senato (cd. Jobs Act), che al capo I prevede appunto di intervenire per riordinare gli ammortizzatori sociali e le politiche attive, spostando l’asse decisamente in favore di queste ultime.

 

La Garanzia Giovani è dunque un bel banco di prova per il futuro sistema dei servizi al lavoro nel nostro paese, in cui chi perde il lavoro, o il giovane che termina un ciclo di studi (l’abbandona), sia realmente supportato a reinserirsi nel tessuto produttivo.

 

Una crescente coscienza collettiva

 

Un altro dato che merita di essere riconosciuto è la presa di iniziativa da parte del sistema di rappresentanza delle imprese private. Ciascuna associazione datoriale ha infatti sottoscritto un accordo di partnership col Ministero del Lavoro, per diffondere le opportunità e lo spirito di Garanzia Giovani presso le proprie imprese associate. Particolare menzione merita l’iniziativa europea di Nestlè, denominata Nestlè needs YOUth, che in Italia ha l’obiettivo di inserire 1.000 giovani nei prossimi 3 anni. E che intende coinvolgere anche i propri fornitori e clienti a fare altrettanto. Anche dal fronte sindacale si registrano ripetute prese di posizione che fanno intendere l’evoluzione in atto verso un approccio più moderno alle tematiche della protezione del lavoratore nel mercato del lavoro e non dal mercato del lavoro.

 

L’evoluzione degli operatori dei servizi al lavoro

 

Le agenzie private si stanno strutturando per diventare attori protagonisti di questa iniziativa, con l’inserimento nelle proprie reti di filiali persone che si dedichino all’attuazione delle misure previste da Garanzia Giovani (nelle Regioni che decidono di coinvolgerle, ovviamente). Così come i centri per l’impiego pubblici stanno avviando i colloqui di profilazione dell’utenza. Ci sono in campo modelli diversi: quello competitivo di Regione Lombardia e quello cooperativo di Regione Lazio. Ma in entrambi i casi si lavora nel solco delle normative italiane, che hanno previsto sin dal 2001 che il sistema dei servizi al lavoro è di tipo misto e si avvale delle competenze sia degli operatori pubblici, sia di quelli privati, così come indicato anche dalla convenzione ILO 181. È auspicabile che in prospettiva tutte le Regioni italiane si aprano al coinvolgimento degli operatori privati: trattandosi di una misura di politica attiva finalizzata ad un risultato occupazionale concreto, sarebbe miope non avvalersi dell’ausilio di chi, quotidianamente, intercetta la domanda di lavoro espressa dalle aziende!

 

Il mondo della scuola

 

Il riorientamento progressivo della scuola nella direzione dell’alternanza scuola – lavoro, la rivalutazione del lavoro manuale attraverso i percorsi di formazione professionale (che alcune Regioni hanno organizzato in modo eccellente), le recenti opportunità di apprendistato di III livello per il raggiungimento del diploma di scuola secondaria superiore di tipo tecnico, la nascita degli istituti di istruzione tecnica superiore ed i poli tecnico-professionali, sono tutti segnali che anche il pachiderma scolastico si sta muovendo nella direzione di una formazione dei giovani più legata agli sbocchi professionali possibili.

 

L’attenzione della stampa

 

Un altro dato sicuramente positivo è l’attenzione dei media al tema “giovani e lavoro”, che spinge tutto il sistema ad agire nella giusta direzione.

 

Sarebbe bene però che l’approccio fosse quello di andare a scovare e parlare di ciò che funziona, in modo che possa diventare esempio per tutti, anziché focalizzarsi parossisticamente su ciò che non funziona. Il cambiamento da fare è epocale, ci vorrà tempo. Perciò serve approccio valorizzatore costruttivo.

  

Antonio Bonardo

Group Director Public Affairs, GiGroup

 

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