5 febbraio 2015

Garanzia Giovani e politiche attive in Sicilia. A tu per tu con il Prof. Bruno Caruso

intervista di Lilli Casano


Professore, il recente rapporto di monitoraggio del Ministero su Garanzia Giovani (di seguito GG) colloca la Sicilia all’ultimo posto per capacità attuativa. A che punto siamo con l’implementazione delle misure? Quali correttivi metterete in campo?

 

Abbiamo rilanciato il programma velocizzando il percorso. Sono già stati pubblicati i primi avvisi sulle misure riguardanti tirocini e formazione per un valore complessivo di 114 mln di euro ovvero il 67% del budget complessivo assegnato alla Regione siciliana, e poi via via le altre, abbiamo recuperato il tempo perduto. In particolare stiamo cercando di imparare dalle altre esperienze, per evitare errori ed eccessi di rallentamento e per rendere la misura, quella dei tirocini in particolare, implementabile in maniera immediata. Non trascureremo però le altre misure di politica attiva, come quelle legate all’auto-imprenditorialità e il bonus occupazionale, utilizzando l’opportunità della nuova regolazione ministeriale per cui i bonus possono essere aggiuntivi e si possono innestare sul contratto di apprendistato, per cui anche le misure più direttamente funzionali alla creazione di nuove opportunità di lavoro saranno valorizzate.

 

Il dibattito siciliano sulla GG è stato caratterizzato più dal tema della salvaguardia dei livelli occupazionali del settore, che da quello relativo all’efficacia delle misure. Cosa si aspetta lei dalla GG, in termini di contributo all’occupazione giovanile?

 

Sicuramente bisogna considerare che GG da sola non è sufficiente, può far partire un meccanismo di occupabilità, ma rispetto ai problemi del mercato del lavoro siciliano è una misura che deve essere inserita in un quadro generale, sistemico. GG è un elemento di un quadro complessivo di misure che si devono sincronizzare, per un impatto sistemico che da sola GG non può avere. Stiamo alacremente lavorando a un piano straordinario per l’occupabilità, cercando di mobilitare risorse della programmazione 2007-2013, in maniera da dare a GG una cassa di risonanza data dall’insieme di altre misure, come il bonus occupazionale e il contratto di ricollocazione. Non sarà facile perché scontiamo i ritardi accumulati, scontiamo alcune specificità dell’amministrazione del lavoro siciliana, il fatto che i centri per l’impiego e i soggetti di politica attiva presentano arretratezze, disfunzioni e una misura come GG è tutta basata sulla capacità dell’amministrazione del lavoro di agire in maniera fluida. C’è da fronteggiare contemporaneamente l’emergenza occupazione, che si connota in Sicilia in termini di inattività e di povertà, e allo stesso tempo attuare misure di sviluppo, di politica attiva. Tenere la barra dritta tra misure attive e passive non è facile, perché la situazione del mercato del lavoro è tale che la tentazione di riversare tutto sulle politiche passive e sul sostegno al reddito è alta, ma non perché non si creda nelle politiche attive, ma perché l’urgenza della domanda di reddito in questa situazione drammatica indurrebbe a concentrarsi sull’esigenza immediata e a trascurare le risposte di medio-lungo periodo. Invece è su queste ultime che stiamo cercando di concentrarci, a partire da GG, e innescando accanto a GG altre misure di politica attiva.

Bisogna ora ripartire senza guardare al passato e fare qualcosa il più rapidamente possibile.

 

Sempre sul fronte delle politiche attive, la Regione intende ora attivare una sperimentazione del contratto di ricollocazione. Vuole parlarci di questa iniziativa?

 

È uno strumento che stiamo cercando di mettere a punto adattandolo alla realtà siciliana, integrandolo con un bonus occupazionale. Vorremmo avviare una sperimentazione ad ampio raggio e stiamo cercando di raccogliere quante più risorse possibili. Lo schema è quello della dote a beneficio del lavoratore, che può variare in ragione della situazione soggettiva di difficoltà in termini di occupabilità, e, progressivamente, in funzione della stabilità del rapporto di lavoro. Una tutela che cresce quindi di pari passo con il contratto psicologico tra azienda e lavoratore ed è maggiore quanto maggiore è l’investimento in capitale umano mobilitato. Il premio è quindi crescente in funzione della reciproca affidabilità tra le parti, se l’impresa decide di investire, con un contratto temporaneo o con un contratto a tutele crescenti, in funzione della scelta che farà riceverà una somma e riceverà ancora di più se il lavoratore è un lavoratore svantaggiato. In Sicilia riteniamo opportuno estenderlo anche a bacini particolari, di persone che si trovano improvvisamente nella situazione di aver perso il lavoro e il reddito, che non sono solo i disoccupati tradizionali, espulsi dal processo produttivo in settori di mercato. Sono spesso bacini di disoccupazione creati dall’esaurimento di risorse pubbliche che avevano artificialmente gonfiato dei comparti, creando di fatto una situazione di mera erogazione di reddito: operatori della formazione professionale, guardie forestali, società controllate e precari delle amministrazioni locali, categorie diverse. Sicuramente la sperimentazione avrà un carattere generalizzato, rivolto a tutti i lavoratori che hanno perso il lavoro a prescindere dalle cause di interruzione del rapporto, creando più che un contratto di ricollocazione un sistema di ricollocazione, che funzioni attraverso questa metodologia: la presa in carico da parte dell’agenzia per l’impiego, la stipula di un contratto bilaterale, un incentivo crescente sia all’agenzia che all’impresa, in modo da invogliarla a investire nel capitale umano. Investimenti sulla formazione e la riqualificazione, su cui stiamo già investendo risorse. Accanto a GG stiamo infatti avviando questo piano straordinario per l’occupabilità che dovrebbe mobilitare risorse della vecchia programmazione, da rendere operativo da qui a qualche mese, che dovrebbe essere prodromico – nel momento in cui ne verifichiamo la sperimentazione con successo – all’impiego delle risorse della nuova programmazione. In altri termini, accanto a GG, stiamo cercando di convogliare sull’occupabilità – secondo lo schema misure attive e passive, bonus e contratto di ricollocazione – le ulteriori risorse a disposizione che vanno spese urgentemente.

 

Tutte le iniziative di cui abbiamo parlato presuppongono un’importante azione a livello di sistema, volta a recuperare i ritardi della Regione su fronti quali la creazione di un sistema efficiente di servizi pubblici e privati per l’impiego, di sistemi di rilevazione dei fabbisogni professionali territoriali, di certificazione delle competenze. Quali iniziative in tali ambiti?

 

Una problematica molto particolare della Sicilia, che è in qualche modo terra di eccentricità, è quella legata ai lavoratori degli sportelli [organismi finora deputati alla gestione delle politiche attive in affiancamento ai CPI, finanziati con foni europei]. Anche quello è un segmento che finora ha potuto sopravvivere grazie ai finanziamenti della Regione destinati alla formazione, e quindi attraverso l’utilizzo delle risorse europee. Questo tipo di trasferimento si è esaurito e non è più possibile questa commistione tra formazione e politiche attive. Le politiche attive devono essere realizzate da soggetti accreditati, che saranno le agenzie per il lavoro che in un sistema di partenariato pubblico-privato potranno muoversi nel mercato e utilizzare risorse pubbliche, e anche assorbire il personale che è stato formato per queste funzioni specialistiche.

 

L’anno scorso sono state approvate delle Linee Guida per l’accreditamento di soggetti privati ai servizi per il lavoro, a che punto siamo su questo fronte?

 

Su questo dobbiamo correre. Come dicevamo prima, per GG abbiamo deciso di utilizzare questo bacino [lavoratori in esubero del settore formazione professionale] per le attività di orientamento e accoglienza dei giovani, chiaramente questa è una misura temporanea perché legata al programma GG, dopo di che, devono essere pronte le nuove agenzie accreditate che sappiano utilizzare le risorse per le politiche attive, anche per attività di formazione. Il meccanismo dovrebbe innescare una logica virtuosa, da un lato le nuove agenzie potrebbero assorbire questo personale, attraverso i criteri di assunzione ordinari di tutti i soggetti che operano in un mercato privato. Queste funzioni non dipenderanno più da un circuito infausto legato ai bandi della formazione e all’utilizzo di queste risorse per attività che devono essere svolte, invece, con altre logiche: direttamente dai centri per l’impiego, per quanto riguarda le funzioni basilari; per tutto ciò che riguarda le politiche attive e l’intermediazione, la ricerca, da agenzie che si muovono in una logica di mercato. C’è del personale formato a disposizione, gli enti che saranno in grado di cogliere questa opportunità si dovranno riorganizzare nella misura in cui la Regione emanerà dei bandi pubblici e metterà a disposizione delle risorse.

 

Professore cosa l’ha spinta ad accettare una sfida che sembra impossibile?

 

Me lo hanno chiesto. La Sicilia è terra difficile, complicata, ci ho investito tanto nella mia vita, ho deciso di rimanere, avrei potuto andar via ma non l’ho fatto. Avevo deciso di fare altro, ma mi è stato chiesto questo impegno che probabilmente è l’ultima possibilità che mi è data, per ragioni anagrafiche, per un contributo. Pur consapevole della grandezza dei problemi e della limitatezza delle mie possibilità, quando si viene chiamati non ci si può tirare indietro. I problemi sono enormi ma ci sono tante energie in Sicilia, alcune sono andate via, come chi mi intervista. Provare a dare un segnale di cambiamento può servire, da un lato, a ridare credibilità alla nostra terra di fronte ai governi e all’opinione pubblica nazionale, dall’altro a inserire elementi di speranza. Tanti giovani brillanti, tante risorse umane preziose sono in giro per il mondo, per l’Italia. Le cose non cambieranno in maniera radicale, ma c’è sempre quella frase di Falcone, che diceva: il male c’è, è grande, ma è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Anche le cose peggiori possono a un certo punto finire e lasciare il posto a forze di rinnovamento, a nuove energie. Ci dobbiamo credere.

 

Lilli Casano

ADAPT Research Fellow

@lillicasano

 

* Assessore alla Famiglia e alle politiche sociali e del lavoro

 

 

Allegato

Regione Sicilia, Assessorato alla famiglia, alle politiche sociali, al lavoro, 21 gennaio 2015

Linee programmatiche Obiettivi e cronoprogramma

 

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