Dove va il sindacato

Andrea Ceron, Fedra Negri (lavoce.info, 29 dicembre 2017)


L’unità di intenti tra Cgil e Pci (e i suoi eredi) si è interrotta da tempo. Ma ora la frattura può rivitalizzare la concertazione, almeno con le parti sociali moderate. Per il sindacato è un passo avanti rispetto all’unilateralismo degli ultimi anni.

 

Quando la cinghia di trasmissione funzionava

La sconfitta elettorale subita dal Partito democratico in Sicilia ha riacceso le critiche nei confronti di Matteo Renzi, accusato di aver annacquato il bagaglio ideologico del Pd perdendo voti a sinistra senza riuscire a conquistare l’elettorato moderato. Il primo passo in questa direzione, secondo la ex minoranza del partito, fu la scelta di approvare il Jobs act senza coinvolgere le sigle sindacali, rompendo così il tradizionale legame tra Pd e sindacato.

 

Ma siamo davvero sicuri che sia stato Renzi ad allontanare irrimediabilmente il principale partito di centro-sinistra dal sindacato? Una nostra recente analisi pubblicata su South European Society & Politics offre una risposta. Attraverso uno schema di codifica manuale largamente utilizzato in scienza politica, abbiamo analizzato il contenuto delle mozioni congressuali dei sindacati, classificando ciascuna frase in una categoria di policy riconducibile a posizioni di destra, di sinistra o neutre, stimando così le rispettive preferenze ideologiche. Mettendo in relazione questi dati con le posizioni espresse in parlamento, abbiamo mappato il rapporto partiti-sindacati in Italia, dal 1946 a oggi, su una scala sinistra-destra che va da -100 a +100 (dove lo 0 indica posizioni centriste)…

 

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