15 febbraio 2015

Lezioni di Employability/34 – Dottorato, occupabilità, imprese, innovazione: appunti sul metodo

Lilli Casano


Imparare dall’esperienza è un motto ormai molto popolare. Se in passato all’apprendimento sul lavoro e attraverso il lavoro si guardava con diffidenza, oggi la metodologia dell’apprendimento work-based è assurta a paradigma dominante, in particolare all’estero, ma anche nel nostro Paese, dove però alle dichiarazioni di principio e agli assunti teorici fanno raramente seguito esperienze e pratiche utili a capire come (a quali condizioni) ciò sia possibile.

 

Nell’ambito dell’alta formazione e, in particolare, nell’ambito del dottorato di ricerca in Italia esistono poche buone pratiche ispirate al modello della circolarità tra studio, ricerca e lavoro, analizzate finora sul piano dei presupposti istituzionali, ordinamentali e organizzativi che possono consentire o ostacolare il diffondersi di esperienze innovative sul fronte della collaborazione tra università e imprese. Le esperienze internazionali dei dottorati industriali e professionali, al contrario, sono state studiate approfonditamente sul piano metodologico, delle strategie di apprendimento perseguite, degli obiettivi formativi, delle tecniche e degli strumenti più idonei per la ricerca applicata, delle modalità corrette di affiancamento (tutorship) dei dottorandi coinvolti in percorsi che coniugano ricerca ed esperienza lavorativa (una raccolta di documenti sulle principali esperienze internazionali sul sito http://faredottorato.it/). Nella letteratura di matrice anglosassone, il profilo dell’insider researcher è stato definito nella sue peculiarità,  e con esso le implicazioni giuridiche, etiche, pedagogiche, metodologiche di questa particolare forma di ricerca.

 

Avvicinare la ricerca al mondo del lavoro e delle imprese è un obiettivo certamente condiviso e ormai assorbito anche a livello istituzionale, nelle raccomandazioni delle istituzioni europee e nel nostro stesso ordinamento, dopo l’approvazione del decreto ministeriale 8 febbraio 2013, n. 45 (per un commento che rilevi le criticità della regolamentazione italiana in chiave comparata M. Tiraboschi, Dottorati industriali, apprendistato per la ricerca, formazione in ambiente di lavoro. Il caso italiano nel contesto internazionale e comparato).

 

Trasformare buoni esempi, raccomandazioni e principi in realtà, tuttavia, richiede la mediazione dell’esperienza, ancor di più quando gli assetti istituzionali e le tradizioni culturali oppongono resistenza all’innovazione delle pratiche, come spesso accade nelle Università. A loro volta le pratiche devono essere poi analizzate e, laddove possibile, trasformate in un metodo per poter innescare un cambiamento e contribuire all’affermazione di nuovi modelli.

 

Partecipare al processo (non facile) di innovazione del modo di fare Università, accanto ai professori, ai ricercatori e ai giovani che sono protagonisti di questa impresa offre senza dubbio un punto di osservazione privilegiato. Iniziare a descrivere, razionalizzare e condividere gli sforzi di questa comunità al lavoro aiuta, inoltre, a riflettere su come sia possibile di connotare i percorsi di dottorato (anche) in chiave di employability. Da ciò la decisione di condividere in queste pagine l’osservazione e l’analisi di alcune attività che hanno inaugurato l’inizio del nuovo anno all’interno del Dottorato in formazione della persona e mercato del lavoro dell’Università di Bergamo. All’interno di questo Dottorato si è avviato, nel 2009, un intenso sforzo progettuale nel tentativo di superare la separazione tra formazione, lavoro, ricerca, promuovendo un paradigma compositivo e circolare di queste dimensioni: per questa ragione, il Dottorato prevede fin dalla sua istituzione la valorizzazione dell’alternanza formativa e dell’apprendistato e, di conseguenza, anche un forte coinvolgimento delle imprese e nei processi formativi e di ricerca accademici.

 

Questa impostazione implica l’adozione di metodologie di formazione alla ricerca innovative, adatte a connotare in chiave moderna la figura del ricercatore, a maggior ragione nei percorsi di dottorato in collaborazione con le imprese e in apprendistato. Ampio spazio è riservato alla formazione in situazione di compito, sia all’interno delle aziende che ospitano i dottorandi, sia in aula, dove si privilegia l’apprendimento mediante soluzione di problemi reali e di casi concreti.

 

Strumenti per la ricerca e la redazione della tesi di dottorato.

 

Il primo problema da affrontare nei percorsi di dottorato work-based è l’integrazione tra due obiettivi da sempre considerati difficilmente conciliabili: produrre un lavoro di ricerca che abbia un alto livello scientifico (dunque un avanzamento delle conoscenze in un determinato ambito) e produrre un lavoro che abbia un valore sul piano professionale e incontri l’interesse di imprese e altri stakeholders. Le tecniche di ricerca e di redazione di testi scientifici (in particolare della tesi) devono essere perfezionate e personalizzate per raggiungere questo equilibrio. Dalla selezione del tema di ricerca, alla definizione degli obiettivi dell’indagine, all’individuazione delle metodologie, ogni elemento del piano di ricerca va calibrato al fine di ottenere buoni risultati su entrambi i fronti. Un esempio molto chiaro di questo sforzo è la definizione delle domande e degli obiettivi dell’indagine, i quali diventano (nel caso dei dottorandi apprendisti o in generale di chi svolge il percorso in una impresa) terreno di negoziazione tra propri interessi, interessi del gruppo di ricerca universitario e interessi dell’impresa. Un semplice elemento del processo di produzione scientifica (solitamente guidato unilateralmente da un docente o nel migliore dei casi stimolato da curiosità personale e dallo studio individuale) diventa una occasione per sviluppare competenze personali (vere e proprie tecniche di negoziazione) a fianco di tecniche basilari per la pianificazione di attività di ricerca. La stessa analisi della letteratura di riferimento su un tema deve essere orientata alla produzione di contenuti il più possibile originali, al fine di impattare sui cosiddetti real worlds problems: da ciò la scelta di utilizzare il metodo anglosassone della Literature Review (bibliografia ragionata) che consente di mettere criticamente in relazione i contributi scientifici esistenti in un elaborato in sé organico e finito, per poi dedicare il corpo della tesi a una produzione originale di idee, proposte, progetti. Su tutti questi fronti la sperimentazione didattica procede e si alimenta anche degli insegnamenti provenienti dalle migliori università del mondo e raccolti attraverso un utilizzo professionale di banche dati open access e social networks (in questa pagina una raccolta di materiali utilizzati per lo sviluppo delle competenze di base in quest’ambito).

 

The future of work: apprendere l’inglese specialistico partendo dalla traduzione di un testo sul lavoro che cambia.

 

La ricerca è sempre più internazionale e la scarsa conoscenza dell’inglese, in particolare, riduce le possibilità di attingere a una mole di informazioni vastissima, resa disponibile dalle nuove tecnologie applicate alla raccolta e alla diffusione della conoscenza. La possibilità di portare un lavoro di ricerca al di fuori del proprio contesto universitario è cruciale per garantire una spendibilità ai percorsi e ampliare le chances occupazionali. Ancora più strategico, in ambito professionale, è padroneggiare un linguaggio specialistico che non è possibile imparare nelle aule ma va costruito attraverso il lavoro.

 

Il corso in inglese The future of work, avviato a fine gennaio all’interno del Dottorato, parte proprio dalla traduzione dell’omonimo testo di Jacob Morgan per studiare il tema della grande trasformazione del lavoro in tutte le sue dimensioni (uso di tecnologie collaborative, la crescente mobilità dei lavoratori, i cambiamenti organizzativi e produttivi, cambiamenti demografici etc.) e sviluppare un linguaggio tecnico di difficile costruzione. L’analisi linguistica e nozionale dei concetti legati al mondo del lavoro, delle loro sfumature (es. workplace, employee, worker) e della loro evoluzione, permette di perseguire una duplice finalità: da un lato avvicinare lo studente alla terminologia giuridica in lingua inglese, dall’altro ragionare sulle nuove sfide che il futuro del lavoro pone in termini normativi, organizzativi e gestionali.

 

Il corso fa entrare in aula un progetto reale, scomponendo il processo di lavoro necessario a portarlo a termine in situazioni di apprendimento. Il lavoro preparatorio è svolto a distanza, mentre le ore di lezione sono utilizzate per discutere i risultati delle attività di traduzione e i nodi tematici che emergono, al fine di stimolare la co-creazione di valore. Il docente organizza il tempo disponibile in modo funzionale alla finalizzazione del progetto nei tempi stabiliti e al raggiungimento dei diversi obiettivi formativi, stimolando la partecipazione attiva, prendendo nota dei risultati di apprendimento con il supporto di indicatori precedentemente individuati che consentono di monitorare lo sviluppo delle competenze di base e tecnico-professionali.

Le attività del corso si sviluppano, dunque, su più piani e si sostanziano: nello svolgimento delle attività preparatorie, nella partecipazione attiva al momento laboratoriale in aula, nello svolgimento di ulteriori attività collegate al corso e che concorrono al raggiungimento degli obiettivi di apprendimento: sviluppo critico delle questioni emerse attraverso appunti ragionati, contributi, materiali didattici, bozze di articoli e di interventi da sviluppare in vista del convegno internazionale del dottorato, che sarà incentrato sullo stesso tema “The Great Transformation of Work” (novembre 2015); tra i prodotti attesi delle attività del corso un Glossario tematico e l’elaborazione di contributi per riviste e blog specialistici (vedi il blog “La Grande trasformazione del lavoro”).

 

Imparare alternanza scuola lavoro e contrattazione di produttività in Ducati e Lamborghini: allievi, maestri, accademia e impresa a confronto.

 

Il 30 gennaio si è tenuta in Ducati e Lamborghini, a Bologna, una visita aziendale volta ad offrire un momento di incontro tra dottorandi, professori, impresa, istituzioni scolastiche del territorio, su due temi centrali nel percorso di dottorato, ma soprattutto cruciali per il futuro del Paese. La possibilità di esportare il modello tedesco della formazione duale in Italia è stata discussa, partendo da una sperimentazione in corso in questa azienda, il progetto DESI (Dual education system in Italy). Il progetto, frutto dell’intesa tra Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna, Assessorato alla Scuola Emilia-Romagna, Ducati Motor Holding e Lamborghini S.p.A e della collaborazione tra l’azienda e le scuole IIS Aldini Valeriani-Sirani e IIS Belluzzi-Fioravanti di Bologna, prevede la realizzazione di un percorso di alternanza per il conseguimento del Diploma di istruzione professionale. E’ rivolto principalmente a giovani drop-out, e prevede l’alternanza tra tempo di apprendimento in aula e tempo di apprendimento in azienda (mediante attività laboratoriali o prototipali nei Training Center Ducati e Lamborghini). L’incontro tra i diversi punti di vista presenti in sala ha consentito di guardare al tema con un atteggiamento positivamente critico, problematizzando il tentativo di trapiantare il modello tedesco in un tessuto istituzionale diverso e al contempo affrontando i nodi critici della via italiana alla alternanza e prospettando soluzioni alternative.

 

AdaptPHD @AdaptHigherEd Jan 30

#FPML2015 #laboratorio #Ducati il nostro

metodo, l’#esperienza di @CarlottaPiovesa

negli appunti di una ricercatrice

 

 

Come, ad esempio, una svolta decisa e coraggiosa verso lo strumento dell’apprendistato di primo livello, pensato non solo come strumento per la crescita dell’occupazione giovanile ma in chiave di produttività dell’impresa, da cui il collegamento al secondo tema dell’incontro, legato alla contrattazione di produttività.Le testimonianze dei dottorandi presenti (molti dei quali stanno essi stessi sperimentando vantaggi e difficoltà della logica dell’alternanza) hanno intervallato gli scenari di più ampio respiro disegnati dai professori invitati a intervenire (prof. Franco Carinci, prof. Michele Tiraboschi, dott. Emmanuele Massagli) e hanno stimolato il confronto con i rappresentanti dell’azienda ospite.La personificazione di questo dialogo a più voci era rappresentata da una delle persone in sala, impegnata al contempo a fare gli “onori di casa” presentando alcuni aspetti dell’iniziativa aziendale, ad analizzare e discutere la stessa iniziativa con lo sguardo dell’“insider researcher”, a fornire spunti di riflessione tratti dalle sue ricerche e dalla sua esperienza sul campo: Carlotta Piovesan, dottoranda con un progetto di ricerca applicata – proprio in Ducati – sul sistema duale tedesco e sulle condizioni per l’esportabilità della Duale Ausbildung in Italia.

 

Lilli Casano

ADAPT Research Fellow

@lillicasano

 

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