Diario di viaggio nel mercato agricolo della Capitanata/5 – L’indennità di disoccupazione agricola e l’accesso alla prestazione dei lavoratori stranieri

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Bollettino ADAPT 18 ottobre 2021, n. 36

 

Questo diario accompagna il percorso di studio sulla rappresentanza dei lavoratori stranieri in Provincia di Foggia condotto dall’autrice nell’ambito del dottorato di ricerca svolto in apprendistato presso la Fai Cisl di Foggia come operatore sindacale.

 

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Il settore agricolo presenta uno speciale ordinamento previdenziale.
Le origini della specialità della previdenza agricola sono da attribuire all’instabilità strutturale del settore, alle caratteristiche occupazionali intermittenti e di tipo stagionale che contribuiscono anche alla bassa redditività del trattamento salariale, nonché alla particolarità del mercato dei prodotti agricoli fortemente influenzato dalla variabilità e volatilità dei prezzi e al suo carattere primario. Le regole della previdenza agricola sono ispirate a ragioni di tipo assistenziale e solidaristiche.

 

Campagna di disoccupazione agricola Fai Cisl, Foggia, 2020*

 

L’ordinamento previdenziale agricolo poggia su due pilastri: il sistema della contribuzione unificata e il sistema degli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli.
I contributi unificati sono contributi di carattere previdenziale, che vengono corrisposti per le assicurazioni sociali dei lavoratori agricoli e si differenziano da quelli versati in altri settori per il procedimento di accertamento e riscossione.
I datori di lavoro sono tenuti a presentare mensilmente la dichiarazione di manodopera occupata utilizzando il modello DMAG. Nella dichiarazione vengono indicate per ogni lavoratore le giornate lavorate e le retribuzioni da assoggettare a contribuzione. L’Inps, a seguito della denuncia, provvede alle operazioni di calcolo e invia al datore di lavoro il modello F24 con l’ammontare dei contributi da versare.

 

Nel sistema previdenziale agricolo, l’accertamento dei lavoratori aventi diritto alle prestazioni previdenziali e assistenziali deve risultare da appositi elenchi nominativi. Dal 1940 fu infatti prevista la compilazione degli elenchi nominativi dei lavoratori impiegati in agricoltura. Le giornate pubblicate sugli elenchi annuali hanno valore certificativo per l’accredito dei contributi previdenziali e per l’erogazione delle prestazioni. Gli uffici provinciali dell’Inps provvedono inizialmente all’iscrizione negli elenchi sulla base della denuncia della prestazione di lavoro da parte del lavoro di lavoro (che avviene, come detto, con il modello DMAG) e, solo dopo la pubblicazione degli elenchi, l’Inps avvia la procedura di verifica e controllo dei dati attraverso gli accertamenti ispettivi.

 

Per i ricorsi avverso l’errata o la mancata iscrizione negli elenchi nominativi c’è uno speciale iter procedimentale molto breve che rimarca la specialità della disciplina. È possibile fare ricorso alla commissione provinciale per la manodopera agricola presso le sedi provinciali dell’Inps nel termine di 30 giorni dalla pubblicazione degli elenchi. Il ricorso deve essere deciso entro 90 giorni: decorso tale termine, il ricorso si intende respinto. È anche prevista una fase di secondo grado mediante ricorso alla commissione centrale contro il provvedimento decisorio. In ogni caso è stabilito un termine decadenziale di 120 giorni decorrenti dalla notifica del provvedimento per introdurre l’azione giudiziale.

Questo meccanismo è motivato dalle esigenze di celerità nella procedura di accertamento della sussistenza del diritto all’iscrizione, quale titolo per l’accredito della contribuzione.

 

L’indennità di disoccupazione agricola*

 

Tra le prestazioni previdenziali, la specificità del sistema protettivo contro la disoccupazione agricola è stata evidenziata anche dalla Corte Costituzionale. Con le sentenze n. 497 del 1988, n. 29 del 2017 e n. 194 del 2017, ha infatti affermato che “la disoccupazione agricola emerge nella predominante funzione di integrazione del reddito che si manifesta nella cesura tra il sorgere del diritto e l’erogazione nel corso dell’anno successivo e nel peculiare meccanismo di liquidazione ancorato alle giornate lavorate e non a quelle di disoccupazione”.
L’indennità, quindi è destinata a compensare un evento di disoccupazione già decorso e il trattamento viene erogato a prescindere dalla permanenza o meno dello stato di disoccupazione del lavoratore.

 

Possono accedere alla prestazione i lavoratori agricoli, da intendersi quali lavoratori dipendenti di imprenditori agricoli che esercitano attività di coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse, e i lavoratori che esercitano oggettivamente un’attività agricola, come gli addetti ad attività di raccolta di prodotti agricoli, cernita, pulitura e imballaggio. L’indennità spetta a tutti i lavoratori agricoli iscritti negli elenchi dell’Inps con due anni di anzianità assicurativa e che abbiano lavorato almeno 102 giornate negli ultimi due anni. Nel computo delle giornate, possono essere incluse anche quelle svolte in altri settori purché l’agricoltura rimanga il settore prevalente. La domanda di disoccupazione deve essere presentata entro il 31 marzo dell’anno successivo al quale si riferisce il periodo di disoccupazione. Per gli operai a tempo determinato, l’importo giornaliero dell’indennità è fissato nella misura del 40% della retribuzione.

 

Le difficoltà dei lavoratori stranieri nell’accesso alla disoccupazione agricola

 

Con riferimento ai braccianti stranieri, due sono le problematiche che nella provincia di Foggia stanno complicando il loro accesso alla prestazione.
La prima è relativa al mancato raggiungimento del numero di giornate utili per accedere all’indennità; la seconda è relativa alla precarietà del permesso di soggiorno e alla mancata copertura dell’anno di riferimento
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Rispetto al primo problema, come è stato già evidenziato nei numeri precedenti di questa rubrica, l’area del lavoro grigio interessa la quasi totalità dei lavoratori, soprattutto stranieri, della provincia: il datore di lavoro non dichiara tramite DMAG tutte le giornate effettivamente lavorate, impedendo così al lavoratore di accedere alla prestazione. In questo senso, sono emblematici i dati delle giornate lavorate nel 2020, che emergono dagli elenchi anagrafici dell’anno 2021.
Se su 41.734 lavoratori agricoli 8.168 sono extracomunitari, di questi il 41% ha meno di 50 giornate dichiarate. Tra i lavoratori stranieri comunitari il 34% ha meno di 51 giornate, mentre tra gli operai italiani solo il 20%.

 

La tendenza è quella di inserire nelle denunce mensili un numero inferiore di giornate lavorate e di trasmettere la retribuzione per le giornate restanti direttamente al lavoratore, così da evitare il pagamento di ulteriori contributi. I datori di lavoro, inoltre, spesso chiedono ai lavoratori di scegliere tra la dichiarazione di tutte le giornate per accedere all’indennità di disoccupazione e una retribuzione maggiore delle giornate lavorate senza formale denuncia all’Inps. Non conoscendo il funzionamento delle prestazioni previdenziali, i lavoratori stranieri tendono ad accettare retribuzioni superiori: scelta che però finisce per escluderli dall’accesso dall’indennità di disoccupazione.

 

La seconda problematica interessa tutti i braccianti che hanno lavorato regolarmente senza un permesso di soggiorno per lavoro subordinato ma con un permesso temporaneo da richiedente asilo o con modello C3 per domanda di protezione internazionale, cui spesso viene respinta la domanda di disoccupazione agricola, perché non risultano giornate indennizzabili. Per questi lavoratori, il particolare permesso di soggiorno in loro possesso risulta essere l’unico motivo ostativo all’accoglimento della domanda, anche se, formalmente, l’unica esclusione prevista dalla normativa riguarderebbe i soli titolari di permesso di lavoro stagionale. A causa delle proroghe a questi titoli temporanei di soggiorno intervenute per via della pandemia negli anni 2020 e 2021, questa problematica, che già interessa un numero consistente di lavoratori, è destinata ad acuirsi.

 

In questo scenario, agli operatori sindacali impegnati ad assistere i lavoratori stranieri nelle campagne del foggiano sono richieste non solo nuove competenze in materia di immigrazione, ma anche capacità comunicative che aiutino i lavoratori a comprendere appieno il complesso funzionamento dei meccanismi previdenziali e ad evitare che restino esclusi dai relativi benefici.

 

Conteggio delle giornate e delle ore lavorate di un bracciante agricolo*

 

Francesca Di Credico

Scuola di Dottorato di ricerca in Apprendimento e Innovazione nei contesti sociali e di lavoro

ADAPT, Università degli Studi di Siena

@dicredicofra

 

*Fotografie a cura dell’autrice

 

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