27 agosto 2015

“Deportazione” degli insegnanti. Dietro una classica polemica d’agosto

Alfonso Balsamo


Il piano straordinario per l’assunzione di insegnanti precari, una delle principali novità de “La Buona Scuola”, sta facendo discutere per la c.d. “deportazione” di insegnanti del Sud che dovranno spostarsi al Nord. Sono moltissime le lettere di protesta che in questi giorni stanno circolando su quotidiani e siti (una significativa raccolta è presente sul sito di OrizzonteScuola): dopo un lungo periodo di precariato docenti che talvolta superano i 40 anni, spesso con famiglia, dovranno decidere se lasciare la loro terra accettando l’assunzione oppure restare a casa da disoccupati (come qualcuno spiega di aver fatto). Intanto non si è fatta attendere la risposta sui social del Sottosegretario Faraone: “Deportazione? No, la più grande assunzione di tutti i tempi.

 

Il piano straordinario di assunzione è disciplinato dall’articolo 1, comma 95 e ss. della legge n. 107/2015. Sul sito del Miur, già dallo scorso 28 luglio, è stata pubblicata una apposita sezione dedicata al piano assunzioni che si sviluppa in 4 fasi: la fase “Zero”, e le fasi A, B, C. Spiegare in sintesi ciascuna di queste può aiutare a comprendere la complessità di questa “battaglia al precariato” i cui esiti sono tutt’altro che scontati. La fase Zero, funzionale al turn-over, è rivolta ai docenti iscritti nelle GaE (Graduatorie a Esaurimento) e nelle graduatorie del concorso a cattedra del 2012.

 

La vera prima fase del piano assunzioni, la fase A, invece è dedicata agli aspiranti docenti non di ruolo delle graduatorie che andranno a coprire posti comuni e di sostegno vacanti. In queste fase è garantito (come si evince dalle FAQ pubblicate dal Miur) a tutti di trovar posto nella propria provincia. I posti totali disponibili tra fase Zero e nella fase A ammontano a circa 47 mila unità. Al 14 agosto, termine finale le domande per queste fasi, gli Uffici Scolastici Regionali hanno assunto in ruolo 29 mila insegnanti. Va ricordato che il numero totale di precari da assumere, così come previsto da “La Buona Scuola”, è 102 mila.

 

Le successive fasi B e C sono quelle in cui possono nascere effettivamente problemi di mobilità: le domande totali pervenute sono oltre 71 mila, di cui 37 mila dalle Regioni del Sud (compresa la Sardegna). Dopo le fasi Zero e A i posti rimasti vacanti sono circa 16 mila: di questi solo 1,384 al Sud (mentre nella sola provincia di Milano si superano i 2,2 mila)

La fase B prevede per l’appunto la copertura dei posti di organico rimasti vuoti dopo le fasi precedenti. Il docente sarà nominato nella prima provincia dove sarà disponibile una cattedra vacante. Ogni aspirante docente potrà esprimere nella domanda la preferenza sulle province (va indicato ordine di gradimento su tutte le 100 province proposte dal modulo). La procedura sarà completamente telematica: entro i primi di settembre saranno effettuale le proposte di assunzione e gli aspiranti insegnanti avranno 10 giorni di tempo per accettare o rifiutare la proposta (in questo caso perdendo il posto). La fase B si concluderà il 15 settembre.

 

La fase C è invece destinata alla copertura dei posti per il potenziamento dell’offerta formativa. Si tratta di 55 mila posti contingentati tra gli Uffici scolastici regionali e che dovrebbero rispondere ai fabbisogni resi noti dalle singole scuole (sempre con procedura telematica). Anche in questo caso l’aspirante insegnante è nominato nella prima provincia in cui è disponibile un posto di potenziamento. Anche in questo caso la rinuncia al posto assegnato coincide con la cancellazione da tutte le graduatorie e la conseguente perdita del posto. Nella fase C, come si evince dalla Tabella allegata alla legge n. 107/2015, il numero di posti disponibili non vede invece grandi discrasie tra Nord e Sud: se infatti in Lombardia sono 7 mila, in Piemonte circa 3,2 mila e Veneto 3,8 mila, in Campania oltre 5 mila, in Puglia 3,5 mila e in Sicilia 4,5 mila.

 

Il Miur sta cercando di ridurre al minimo il rischio di “deportazione” con la progettazione di un apposito algoritmo studiato per conciliare le preferenze territoriali degli aspiranti candidati con le cattedre vuote. Inizialmente l’algoritmo era invece studiato per dare maggiore peso all’effettivo punteggio dei candidati e non della loro scelta “geografica”. Resta comunque valida la priorità data agli iscritti alle Graduatorie di Concorso rispetto agli iscritti presso le Graduatorie ad Esaurimento.

 

La legge n. 107 prevede tra l’altro un piano di mobilità straordinaria su tutti i posti vacanti che consentirà dall’anno scolastico 2016/2017 al docente assunto di fare domanda per rientrare nell’ambito territoriale preferito. Si tratta di una deroga rispetto al normale vincolo triennale di permanenza nella provincia del primo incarico. Ciò ovviamente non significa che le domande potranno subito essere soddisfatte ed è prevedibile per circa 15 mila insegnanti nominati nella Fase B e C un periodo di lavoro “fuori sede” che potrà durare qualche anno.

 

Senza entrare nella polemica tra insegnanti precari che pretendono un rimborso spese per affitti e trasporti e lavoratori “fuori sede” che accusano gli insegnanti di pretendere troppo, si può sottolineare che questa situazione è causata principalmente da due fattori: il cronico ricorso al precariato che storicamente ha coinvolto soprattutto docenti del Sud. Il precariato nella scuola nasce già nel periodo del baby boom degli anni ’60 ed è esploso con l’impennata della spesa pubblica negli anni ’80. Il gap tra domanda e offerta di insegnanti non è mai stato completamente chiaro in Italia e il precariato ha spesso coperto (talvolta per fini clientelari) la difficoltà di prevedere esattamente i fabbisogni di insegnanti. Nel 2000 erano circa 300 mila i precari censiti dal Ministero dell’istruzione e a non molto sono servite le varie operazioni di contenimento messe in atto negli anni successivi.

 

Per questo motivo il tentativo del Governo di sanare questo deficit storico in un colpo solo è apprezzabile ma di difficile realizzazione. Passi indietro sono già stati fatti: dal 3 settembre 2014 (lancio de “La Buona Scuola”) alla legge n. 107/2015 sono state 50 mila in meno le assunzioni previste. E saranno molte di più le persone che resteranno fuori dal piano assunzioni. Nel frattempo le Graduatorie ad Esaurimento continueranno a esistere. Si veda l’esempio della Lombardia: se il 16 luglio 2015 entra in vigore la nuova riforma sull’istruzione salutata come la fine del precariato, il 30 luglio 2015 il Consiglio di Stato immette nelle graduatorie dei ricorrenti diplomati magistrali entro 2001/2002.

 

È uno dei tanti paradossi che sintetizza lo scontro tra meccanismi scolastici rodati da decenni e l’ansia del Governo di accelerare nelle riforme con risultati non sempre efficaci. Nel frattempo il nuovo anno scolastico è alle porte e più che di alternanza scuola-lavoro (entro il 31 agosto dovrebbe nascere il Registro delle Imprese per l’alternanza), più che di test Invalsi, più che di laboratori e collegamenti col territorio, più che di didattica per competenze, si continua a dibattere e discutere solo e soltanto dello status degli insegnanti (prima l’assunzione, poi la mobilità, si prevede presto lo scontro sulla valutazione).

 

Vecchi schemi che mostrano poca visione sui veri problemi della scuola e ci mantengono lontani, nonostante i tentativi di riforma, dai migliori sistemi educativi europei.

 

 

Alfonso Balsamo

Scuola di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro

ADAPT, Università degli Studi di Bergamo

@Alfonso_Balsamo

 

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