23 aprile 2018

Il mio canto libero – Da Confsal e Ugl segnali di buon pluralismo sindacale

Maurizio Sacconi


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Nei giorni trascorsi due organizzazioni sindacali “minori” hanno dato concreti segnali di vitalità e di originalità. La Ugl, dopo un buon congresso con positivi elementi di discontinuità, ha celebrato non ritualmente il proprio sessantottesimo compleanno. Il suo segretario generale Capone, sposando la contrattazione di prossimità, ha ipotizzato la costruzione di accordi di comunità che dovrebbero coinvolgere organizzazioni rappresentative di interessi e istituzioni locali in un determinato ambito territoriale. Queste intese dovrebbero coniugare i contenuti propri di una negoziazione aziendale o interaziendale con lo sviluppo dei servizi di pubblica utilità che generano un contesto attrattivo per gli investimenti e protettivo per le persone. Tra questi potremmo considerare le infrastrutture e le reti tecnologiche, i servizi socio-sanitari-assistenziali, le nuove sinergie tra scuole, università e imprese alimentate dagli stessi enti bilaterali, i livelli di pressione fiscale locale sui redditi e sugli immobili.

 

Lo sviluppo degli accordi di comunità favorirebbe la crescita di queste economie locali e concorrerebbe alla ricostruzione del tessuto relazionale come del circuito della fiducia nei confronti delle istituzioni. Dal canto suo la Confsal, la storica organizzazione del sindacalismo autonomo, nel momento in cui si è posta l’attenzione sull’eccessiva proliferazione dei contratti nazionali, ha tempestivamente promosso presso la sede istituzionale del CNEL un impegnativo convegno sulla qualità dei contenuti contrattuali. Il nuovo segretario generale Margiotta ha disegnato il futuro del sindacato traendolo dalla specifica esperienza della Confsal da sempre attenta alla concreta tutela della professionalità dei lavoratori in quanto libera da influenze astrattamente ideologiche e profondamente innervata nel nostro sistema educativo. Margiotta ha ipotizzato da un lato l’intesa tra tutte le organizzazioni rappresentate presso il CNEL su un set di indicatori di qualità dei contratti e, dall’altro, il riconoscimento ai lavoratori di una indennità collegata alla professionalità certificata.

 

Questo ampio accordo interconfederale potrebbe individuare il “salario essenziale” nei minimi tabellari dei contratti leader e considerare soprattutto, ai fini della qualità, la effettiva possibilità per i lavoratori di incrementare le proprie abilità e competenze cui collegare lo sviluppo della retribuzione. Anche la Confsal privilegia la contrattazione di prossimità ed in particolare la auspica anche nelle pubbliche amministrazioni ove il contratto nazionale dovrà diventare quella cornice di principi e di prestazioni sociali integrative indicata dal preambolo sottoscritto in vista della ripresa negoziale. Tutto lo Stato è infatti impegnato in una storica reingegnerizzazione delle sue funzioni grazie all’impiego delle nuove tecnologie ed il dialogo prossimo tra amministrazioni e dipendenti sarà fondamentale per attuarla perché solo persone motivate e competenti la consentiranno. Sarebbe paradossale se il legittimo dissenso della Confsal sul recente contratto della scuola desse luogo ad una sua pretesa esclusione dai tavoli decentrati.

 

La rinnovata iniziativa di queste due organizzazioni è insomma la migliore conferma della utilità del nostro tradizionale pluralismo sindacale. Oltre a tutto hanno avvertito più di altri i sommovimenti elettorali che hanno marcato il recente voto a partire dalla prepotente riproposizione del dualismo territoriale. Le risposte alla fondamentale domanda di lavoro del mezzogiorno non sono state favorite dalla contrattazione centralizzata monolotitica e invasiva. Dai processi di emersione all’accompagnamento negoziato delle start up, saranno sempre più necessari duttili accordi di prossimità ed attività ispettive dedicate più allo sradicamento delle forme certe di odioso lavoro sommerso che all’opinabile formalismo. Accogliamo quindi la varietà delle nostre relazioni collettive di lavoro in un tessuto economico che si fa ogni giorno ancor più differenziato senza la pretesa di irrigidirlo in un impianto pubblicistico fondato su leggi e sentenze. Meno (e migliore) Stato, più società.

 

Maurizio Sacconi
Presidente Associazione Amici di Marco Biagi
@MaurizioSacconi

 

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