Crescita e occupazione: Renzi si ispiri ai Paesi che sono usciti dal tunnel

Luca Donelli (Libero, 11 novembre 2014)


Il G20 è riuscito ad adeguarsi ai cambiamenti di scenario socio-economico più rapidamente di altri organismi internazionali. Questa capacità deriva da una governance snella e dal sistema di rotazione annuale della presidenza, quest’anno a guida australiana. Forte di 23 anni di crescita ininterrotta, l’Australia completerà il mandato sabato e domenica con il Leaders Summit di Brisbane, incentrato su crescita, occupazione ed investimenti. Questa presidenza vuole che il summit sia ricordato non solo per la firma di una dichiarazione con foto di gruppo, ma anche per aver posto le basi per un incremento del 2% rispetto al tasso di crescita previsto. L’attenzione è rivolta ai fattori che favoriscono crescita e occupazione: riduzione della burocrazia, incremento della competizione, aumento della partecipazione giovanile e femminile al lavoro, riforme strutturali e supporto agli investimenti in infrastrutture.

 

L’agenda del G20 appare allineata sia con le priorità definite dalla Commissione Juncker che dal Governo Renzi. Ma questo non è sufficiente. Il G20 infatti è uno strumento politico in grado di stimolare nuove misure, ma il successo rimane in larga parte legato alla capacità dei governi e dei privati cittadini. Infatti, mentre i primi devono promuovere riforme strutturali in grado di valorizzare i punti di forza del tessuto socio-economico, i secondi devono liberare investimenti in innovazione, in infrastrutture e nel capitale umano, necessari a creare benessere e crescita inclusiva.

 

Per il governo di Matteo Renzi questo si dovrebbe tradurre in un convinto sostegno al manifatturiero. Ciò è parzialmente avvenuto con misure a supporto di investimenti in macchinari come la Sabatini bis e dell’innovazione, ma non sono ancora state poste le basi per una politica industriale finalmente credibile. Per i cittadini che fanno (o aspirano a fare) impresa, ciò permetterebbe di concentrarsi sulla crescita delle proprie aziende. È evidente che a mancare è la fiducia e, proprio per costruire un clima positivo, sarebbe auspicabile mantenere gli impegni presi. L’abrogazione della riduzione del 10% dell’IRAP, seppur con l’impegno a maggiori benefici futuri, ed i decreti attuativi in cronico ritardo non rinviano iniziative imprenditoriali con basi solide, ma di certo ne impattano negativamente lo slancio ed il vigore. Come può un ecosistema basato sull’incertezza attrarre investitori stranieri? È questo ciò che Renzi dovrebbe analizzare nel viaggio di ritorno da Brisbane, lontano da questioni interne e positivamente ispirato dai governi che a questo problema hanno da tempo trovato una soluzione…

 

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