18 marzo 2020

Coronavirus – Il protocollo siglato da Cgil, Cisl, Uil. Un segnale importante di responsabilità e di coesione

Luigi Sbarra


Bollettino speciale ADAPT 18 marzo 2020, n. 3 

 

Un segnale importante di responsabilità e di coesione in uno dei momenti più difficili della storia italiana. Il protocollo siglato da Cgil, Cisl, Uil, rappresentanze datoriali e Governo è un passo fondamentale di merito e metodo, che risponde alla priorità inderogabile di tutelare la salute di ciascun lavoratore in ogni azienda sul territorio nazionale, mettendo al centro la sicurezza di chi – oggi più che mai – lavorando non svolge solo un’attività, ma rende un servizio all’intero Paese.

 

Nel documento, indichiamo stringenti e dettagliate regole di sicurezza, profilassi e organizzazione del lavoro, stabilendo prima di tutto che l’attività produttiva può continuare solo ed esclusivamente in presenza di condizioni che assicurino piena tutela alla persona che lavora. Nel caso in cui un reparto o un’intera azienda risulti inadempiente, fino alla completa messa a norma, si deve quindi ridurre o sospendere la produzione assicurando il reddito a tutti gli occupati attraverso il ricorso agli ammortizzatori.

 

L’impresa dovrà assicurare la sanificazione e la bonifica costante e periodica in ogni luogo, comprese le aree comuni e gli spogliatoi, garantendo dove necessario la fornitura di tutti i dispositivi di sicurezza: non solo mascherine, ma anche guanti, cuffie, occhiali, tute… L’obbligo sugli adempimenti si estende anche alle aree adibite da realtà in appalto e durante tutti gli spostamenti organizzati dall’azienda.

 

Lo smart working è indicato come forma privilegiata per chi non è coinvolto direttamente nelle linee produttive. Per consentire l’astensione dal lavoro senza perdita di retribuzione si individua come prioritario l’uso di tutte le politiche di protezione passiva e, solo se questi non dovessero risultare sufficienti, l’uso degli istituti contrattuali e delle ferie maturate.

 

Nel metodo, si richiama l’importanza, per ogni misura di gestione, del confronto preventivo con le rappresentanze sindacali aziendali, le RLS e le RLST: un modello partecipativo che conferma la capacità delle relazioni industriali italiane di rispondere con efficacia generativa e resilienza ai momenti più difficili della nostra storia.

 

È stato così in passato, durante gli anni bui del terrorismo, delle crisi sistemiche, dei passaggi economici più drammatici dello scorso secolo. Oggi, con questo accordo interconfederale, confermiamo questa vocazione, questo protagonismo. Lo facciamo nella consapevolezza delle tante incognite che derivano da uno scenario sanitario, sociale ed economico senza pari nella nostra storia. Una situazione che ci pone di fronte a un nemico invisibile e che invoca una massiccia iniezione di responsabilità individuale, collettiva e pubblica.

 

La strada è ancora lunga, e il protocollo ora andrà applicato in modo rigoroso a tutte le aziende che fanno riferimento alle realtà firmatarie. Una cosa però appare evidente: la volontà condivisa, da parte della società organizzata, di “fare rete”, di operare – in questo frangente così delicato – secondo un paradigma non conflittuale, ma invece cooperativo e collaborativo.

 

Una grande dimostrazione di autorevolezza e responsabilità del mondo del lavoro e dell’impresa. Autorevolezza e responsabilità che trovano la loro fonte nell’autonomia dell’azione di rappresentanza sociale.  Ora la parte pubblica deve fare il suo. Il fatto che il Governo abbia mobilitato l’1,1% del Pil è importante, ma non sufficiente, come dimostra la contromossa tedesca: uno stanziamento da 550 miliardi di euro e nessun limite alla liquidità concessa alle imprese. Siamo chiamati a un sforzo storico a sostegno del lavoro, del reddito, delle famiglie e delle aziende colpite di ogni dimensione e settore.

 

Il nuovo decreto è un banco di prova determinante, di certo non l’ultimo. Il contagio occupazionale ed economico, come quello sanitario, deve essere arginato subito. Per questo è fondamentale agire uniti, ritrovarsi nel cantiere comune di una ripartenza che valorizzi l’apporto della società organizzata e non escluda la partecipazione di alcuno.

 

Luigi Sbarra

Segretario generale aggiunto CISL

 




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