Contratto statali. I “buchi” nell’accordo tra Governo e sindacati

Luigi Oliveri (ilsussidiario.net, 2 dicembre 2016)


Raggiunta l’intesa tra Governo e sindacati sulla contrattazione collettiva, è bene però precisare in lettere maiuscole e sottolineate che l’accordo del 30 novembre non è in alcun modo un “rinnovo” dei contratti. Si tratta solo di una, pur importante, intesa con la quale il Governo assume una serie di impegni nei confronti delle organizzazioni sindacali. Tra questi impegni in particolare ne rilevano due. Il primo è ad avviare la contrattazione, attraverso le successive direttive da destinare all’Aran (Agenzia nazionale competente a stipulare i contratti collettivi del settore pubblico). Il secondo è modificare in più parti il d.lgs 165/2001, testo unico del pubblico impiego, soprattutto per gli aspetti connessi alla riforma Brunetta del 2009, che sottrasse alla contrattazione gran parte della disciplina del rapporto di lavoro per affidarla alla competenza della legge. L’impegno assunto dal Governo con l’accordo del 30 novembre è tornare indietro su queste scelte e potenziare il contratto, anche di secondo livello, come fonte principale di disciplina del rapporto di lavoro.

Sotto il primo aspetto, l’accordo impegna il Governo ad assicurare a tutti i comparti, scuola compresa, sia l’incremento “medio” degli stipendi di 85,00 euro, sia la revisione della riforma Brunetta (per la scuola, occorrerà rivedere la legge sulla “buona scuola”). L’impegno economico, spalmato in due anni, sarà di circa 5 miliardi, la metà quasi dei quali a carico degli enti del servizio sanitario nazionale, delle regioni, dei comuni, delle province e delle città metropolitane.

Questo creerà, però, le prime criticità per la concreta attuazione dell’accordo: non si sa come gli enti citati primi potranno reperire l’ingente somma. Il servizio sanitario dovrà probabilmente ridurre le risorse a disposizione per le prestazioni; regioni e altri enti locali, per effetto dei numerosi tagli e vincoli di bilancio, dovranno fare i salti mortali per individuare le somme da mettere a disposizione dei rinnovi; francamente, poi, non si vede come enti, sia pur marginali, come città metropolitane e province, totalmente disastrate dalla riforma Delrio, potranno reperire i denari necessari…

 

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